Attualità
Morì dopo tre accessi in pronto soccorso: la famiglia vuole verità
La vittima: un giovane portiere di 12 anni
Nonostante tre accessi al pronto soccorso in 48 ore e una diagnosi di polmonite con versamento, Andrea Vincenzi — 12 anni, portiere del Gassino — è stato rimandato a casa dall’ospedale di Chivasso per l’ultima volta alle 15.53 del 21 febbraio 2024. Sette ore dopo è morto al Regina Margherita di Torino per un versamento pleurico massivo.
Oggi la Procura di Ivrea chiede l’archiviazione per le due pediatre indagate per omicidio colposo: per i periti del pm la morte sarebbe stata causata dalla rottura di vasi aortici provocata dalla tosse, conseguenza della sindrome di Ehlers Danlos (vEDS), una rara patologia genetica che rende trasparenti e fragili le arterie.
Una ricostruzione a cui si oppone con forza la famiglia. L’avvocato Federico Morbidelli ha depositato l’atto di opposizione chiedendo nuove indagini: «Un evento doloroso che poteva e doveva essere evitato». I consulenti di parte contestano la tesi della malattia rara, sottolineando come l’autopsia non abbia rilevato lesioni vascolari né rotture riconducibili alla vEDS, e ricordando che il ragazzino non aveva mai manifestato sintomi o problemi di salute in passato.
Il punto centrale dell’opposizione riguarda la gestione del terzo ricovero mancato. Andrea presentava una grave polmonite da Bordetella pertussis non trattata adeguatamente. Gli stessi periti del giudice ammettono che un ricovero in osservazione avrebbe «ragionevolmente permesso di scongiurare il decesso». Secondo la difesa della famiglia, in sole sette ore l’ospedale avrebbe potuto monitorare il rapido peggioramento ed eseguire un drenaggio toracico prima del collasso. La famiglia chiede ora al gip una nuova perizia che faccia piena luce su diagnosi, cure ed effettiva incidenza della patologia genetica.
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