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Attualità

L’orgoglio di ieri, l’orgoglio di oggi

Gli sbiellati, la rubrica di Lele Ghisio

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Quattordici anni: dal 14 giugno 2008 al 17 settembre 2022. È l’intervallo temporale intercorso tra un Pride e l’altro a Biella. Nel 2008 la nostra città ospitò l’evento regionale, mentre quest’anno quello ospitato era solo uno della serie di Piemonte VdA Pride, che ha visto quasi tutti i capoluoghi piemontesi ospitare una data della manifestazione che ora rivendica non più solo l’orgoglio omosessuale, ma i diritti sociali della galassia che comprende la diversità sessuale nel suo insieme. Qualcosa che prima era definito da un acronimo e che ora ha assunto le sembianze d’una complicata password.

Quattordici anni dicevamo, un tempo sufficiente per permetterci delle brevi riflessioni su come può essere cambiata la città e come può essere cambiato su di lei l’impatto di un’iniziativa complessa, ma sempre più compresa. La prima differenza è che tra una data e l’altra hanno fatto la loro comparsa, sulla scena della comunicazione e informazione prêt-à-porter, i famigerati social. La situazione non è certo migliorata per questo, anzi: la noia del bar si è spostata su telefoni e monitor, ma senza la stessa divertita fragranza di mandarci a quel paese in diretta e, in sovrappiù, con l’aggiunta della conclamata viltà da tastiera. L’edizione passata, quella del 2008, ci ha però regalato una nutrita rassegna stampa: una mal contata settantina di articoli che declinavano i timori e le polemiche del caso.

Allora ci fu addirittura una persona talmente contrariata da lanciare una raccolta di firme per bloccare l’iniziativa. Pare che ne abbia poi raccolte un centinaio, e neppure sul territorio: un ampio respiro dal fiato corto. Ci fu Forza Nuova a organizzarsi, a parole, per una contromanifestazione a cui avrebbero dovuto partecipare una trentina di aderenti regionali: due allarmate righe di giornale e poi non più pervenuti. Ci fu il vescovo di quegli anni che, “perplesso e molto critico” considerando il dialogo “strumentale”, fu pronto a dichiarare che: «Temi così delicati e seri non è bene affrontarli con l’esibizione e la provocazione. L’omosessualità è un tema delicato e serio perché il confine tra la ricerca della propria identità e la patologia è sottilissimo» (Il Biellese, 11 marzo 2008).

Ci fu un rappresentante di Forza Italia a interrogarsi e interrogare sull’opportunità del patrocinio cittadino all’“esibizionismo sessuale” (da che pulpito, eh). L’allora Prefetto si lasciò invece sfuggire un’incauta dichiarazione, che generò addirittura un’interrogazione parlamentare, a proposito della concessione degli spazi richiesti e per questo, ironia della sorte, nel tritacarne mediatico ci finì una macelleria. Ci furono polemiche sui permessi di utilizzo delle piazze cittadine, con la poco velata intenzione di non concedere il centro città: da Piazza 1° Maggio a Piazza Martiri, da Piazza Unità d’Italia a Piazza Vittorio Veneto. E niente corteo perché avrebbe turbato il traffico cittadino del sabato pomeriggio.

Ci furono, allora come oggi, piromani e pompieri pronti ad accendere o spegnere l’entusiasmo sul numero dei partecipanti, che qualche giornale contava in “quasi 5.000” allora e in quasi 3.000 oggi. Comunque sia andata, fu una partecipazione massiccia. Mentre la politica s’azzuffava tra una polemica artificiosa e l’altra, l’inchiesta di un giornale locale sanciva quanto, in realtà, la popolazione fosse sostanzialmente indifferente: il Paese reale a volte dà soddisfazioni. Cose che accadono, a essere più realisti del re. Un po’ come se, ragionando per assurdo, qualcuno in odor di governo se la prendesse con un cartone animato che ha un’amica con due mamme e ne invocasse la censura.

Se con questi elementi dovessimo dire quanto e come questa città sia cambiata tra un Pride e l’altro, potremmo azzardare che la quota polemica, se non si è azzerata, è almeno corsa sottotraccia: più roba da social che da giornali, insomma. Da afferire più alla sfera privata che a quella pubblica. Il commento più gettonato è stato il benaltrista dissociarsi (c’è sempre altro a cui pensare, anche se chi lo dice in genere non lo fa) e il definire il Biella Pride come un’inutile carnevalata. Difficile capire perché possa generare cotanto fastidio una manifestazione che riempie di colore e gioia una città grigia di suo.

A chi temeva eccessi da Sodoma & Gomorra è stata opposta una sfilata, perché questa volta il corteo c’è stato e – incredibile – il traffico cittadino è sopravvissuto, di giovani che fanno ben sperare sul come verranno affrontate queste tematiche in futuro; una sfilata di persone e famiglie consapevoli di come ancora certi diritti vengano negati. A tratti persino commovente, nel vedere la gente in attesa ai bordi delle strade e affacciata ai balconi per manifestare una solidale curiosità. Neanche fosse il Giro d’Italia, anzi forse addirittura più sobrio e meno rosa.

Lele Ghisio

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