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“Lo stroke: le parole per dire” in ospedale a Biella

Evento organizzato dalla Struttura Complessa di Medicina Riabilitativa

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Si è svolto lo scorso 14 marzo nella Sala Convegni dell’Ospedale di Biella il congresso dal titolo “Lo stroke: le parole per dire”, organizzato dalla Struttura Complessa di Medicina Riabilitativa in collaborazione con ALICe Biella Onlus – Associazione per la Lotta contro l’Ictus Cerebrale.

“Lo stroke: le parole per dire” in ospedale a Biella

 

Il tema delle parole è stato il filo conduttore della giornata, affrontato sotto molteplici punti di vista: da quello biologico e clinico, fino alla dimensione psicologica e sociale del recupero dopo un ictus. In inglese il termine “malattia” può essere espresso con tre parole – illness, disease e sickness – ognuna capace di descrivere una diversa sfumatura dell’esperienza di chi vive la condizione.

Durante l’incontro è stata presentata anche una raccolta di narrazioni, che ha coinvolto pazienti colpiti da ictus, i loro familiari e un gruppo di studentesse di istituti superiori biellesi. Il lavoro, supervisionato da esperti, è confluito in una pubblicazione oggi disponibile per il pubblico.

Le parole di una persona che ha vissuto l’ictus sono anche quelle non dette – spiegano le dottoresse Lia Rusca, Direttore della SC Medicina Riabilitativa e del Dipartimento Interaziendale Funzionale Transmurale di Medicina Fisica e Riabilitativa, e  Cristina Durante, S.C. Medicina Riabilitativa, entrambe responsabili scientifiche del convegno – per un disturbo afasico, cioè la difficoltà a comprendere o a pronunciare le parole, oppure per una difficoltà nell’uso del linguaggio, che può spaziare da troppo poche parole a troppe. Allo stesso modo, le parole dette e non dette possono essere segnali di una depressione post-stroke o di un disturbo post-traumatico da stress, aspetti che richiedono un’attenta presa in carico da parte di specialisti esperti.”

Nel vissuto quotidiano il momento del ritorno a casa rappresenta per i pazienti una fase di fragilità e ricostruzione, da accompagnare con un supporto continuo e in un’ottica di rete interprofessionale e interdisciplinare. Anche la scelta delle parole da parte degli operatori nel comunicare diagnosi e prognosi riveste un ruolo centrale nella relazione di cura, come testimoniato in modo potente dai racconti dei pazienti intervenuti.

Oltre agli approcci farmacologici e logopedici, il convegno ha approfondito le nuove frontiere tecnologiche nella riabilitazione post-ictus, tra cui le applicazioni dell’intelligenza artificiale. Sono state presentate inoltre alcune esperienze realizzate sul territorio dove la parola può essere vicariate da immagini.

In sintesi – concludono le dottoresse Durante e Rusca – il valore aggiunto nella cura dello stroke nasce dalla collaborazione interdisciplinare e dalla rete costruita insieme a malati e associazioni, che rappresenta una risorsa preziosa per l’intero sistema di cura.”

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