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La vita avventurosa di Enrico Dellara nel mondo

Ha lasciato casa nel 1992, quando aveva 19 anni, da allora ha visitato 52 Paesi. Parla 5 lingue

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La vita avventurosa di Enrico Dellara nel mondo. Ha lasciato casa nel 1992, quando aveva 19 anni da allora ha visitato 52 Paesi. Parla 5 lingue.

La vita avventurosa di Enrico Dellara nel mondo

Tutt’altro che sedentario, è un esempio di cittadino del mondo Enrico Dellara, classe 1972, che attualmente vive in Francia, ma noi lo incontriamo a Cossato.

«Sono un agente di prodotti cosmetici, che mette in contatto produttori e compratori, per conto di un’azienda americana – racconta -. Il mio mercato è in Francia, Svizzera, Benelux e in Africa. Viaggio quindi molto per lavoro. Ogni anno vado a Las Vegas e a Bologna per le fiere. Da una decina di anni io e la mia compagna non abbiamo una casa fissa. Ci spostiamo ogni tre mesi tra la Francia e la Spagna, fra l’Andalusia e le Canarie, chiaramente in affitto. L’inverno scorso l’abbiamo trascorso a Parigi, ora ci spostiamo ad Antibes Juan-Les-Pins, in Costa Azzurra».

È una vita intensa e, se vuoi, invidiabile. Come ha avuto inizio?

Dopo aver frequentato l’Istituto Professionale di Mosso, parto da Lessona il 27 febbraio 1992, 34 anni fa. Avevo 19 anni. Sono stato un anno a Londra, dove ho fatto l’assistente volontario in una casa per disabili, poi ho lavorato come cuoco e cameriere, per guadagnare qualche soldo. Sono stato un anno e mezzo a Parigi, sempre come cuoco e cameriere. Ho poi iniziato la carriera nel turismo per conto di un’azienda che gestisce i viaggi, facendo assistenza ai clienti. In inverno intanto tornavo a Londra, a lavorare di nuovo nei ristoranti, consegnavo pizze in ville stupende di Chelsea e ricevevo laute mance. Avevo fatto due stagioni in Toscana, con lo stesso tour operator. Sono stato nel ridente villaggio di Nerja, vicino a Malaga.

La vita di Enrico si potrebbe pubblicare in dispense settimanali.

In seguito sono stato a Lanzarote e a Parigi, sempre per assistenza turistica, città quest’ultima in cui sono rimasto per 10 anni, 22 in Francia, con una parentesi a Barcellona nel 2003. Quando poi il mondo del turismo è cambiato, con l’avvento di internet, e la mia figura non occorreva più, mi sono riciclato come formatore turistico al ministero del Lavoro francese. Ambiente in cui ho conosciuto la mia compagna Marguerite, originaria del Niger, che all’epoca era la formatrice dei formatori. Abbiamo iniziato a frequentarci, quando siamo diventati colleghi, ormai 20 anni e 6 mesi fa. Dopo due anni ci siamo trasferiti a Nizza, dove ho lavorato di nuovo per un tour operator, accompagnando clienti in Cina e in Uzbekistan. Nel 2011 ho iniziato la carriera come agente con mio cugino Andrea. E siamo all’oggi. Incredibilmente viaggio di più ora di un tempo, con la possibilità di prendere spesso due mesi per noi, per conoscere. Abbiamo fatto due volte il Coast to Coast in America e visitato diverse città.

Questa, come dice Enrico, è la sintesi di una vita tranquilla. Cosa ti ha trasmesso il percorso?

Lo spettacolo lo ha fatto la gente che ho incontrato, sempre accogliente. L’apertura mentale mi ha insegnato che non abbiamo noi la verità assoluta, che c’è bello e brutto ovunque, che più viaggio e più voglio farlo. Il lavoro mi dà la possibilità di scoprire le realtà locali, normali per chi le vive e incredibili per noi. Andando a Mosca, osservando la Lubjanka, ho riflettuto sul percorso della storia, lo stesso a New York, a Los Angeles, a Dallas. Potrei raccontare per ore.

Un messaggio per i giovani, che vorrebbero avere un’esperienza simile alla tua.

Dico di perseguire i propri interessi senza aspettarsi un ritorno immediato. I miei erano imparare l’inglese, e 15 giorni in Gran Bretagna valgono come 10 anni a scuola, e visitare Londra. Io sono una persona normale, nella media, ma con voglia di fare, di buona volontà. S’inizia anche con stage gratuiti, nonostante i diplomi, purché costruttivi. Fare gavetta fa bene, si comprende meglio ciò si deve fare, con la fatica, le difficoltà. Un buon capo deve sapere come funziona. Se i genitori temono per la sicurezza, ricordiamo che il pericolo zero non esiste, ma ci sono posti sicuri ovunque. E si vive anche senza ambire al posto fisso.

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