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Intervistato per sbaglio da Le Iene: «Sono Marco Ravetti, ma non c’entro col tempio»

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«Mi chiamo Marco Ravetti, ma non c’entro nulla con il tempio crematorio e con la famiglia che gestisce l’impresa funebre».

In attesa che la giustizia faccia il proprio corso, stabilendo le eventuali responsabilità, lo scandalo che ha travolto la So.cre.bi ha toccato anche una persona completamente estranea ai fatti.

Si tratta di Marco Ravetti, giovane biellese che circa un anno fa ha rilevato la “Alfredo Azario”, storica azienda che si occupa della produzione e commercializzazione di candele e anelli di paraffina ad uso industriale, con sede in via Italia. Il caso vuole che il nome del nuovo titolare sia lo stesso di uno degli indagati, così come il medesimo è il quartiere in cui vive, ma si tratta di un’altra persona. Un caso di omonimia che sta creando qualche disagio al 33enne di Biella, anche se lui stesso ne parla con serenità. Disagi che sono iniziati quando è esploso il caso del tempio crematorio e che sono aumentati a partire da domenica sera, quando è stato trasmesso il servizio de “Le Iene” dedicato alla vicenda.
Marco ci baderebbe poco, se non fosse che il fraintendimento ha avuto qualche ripercussione anche a livello lavorativo. «Non è nulla di grave e non voglio passare per uno che si piange addosso – racconta -, anche perché l’ultima delle mie intenzioni è quella di alimentare la macchina del fango. Diciamo che questa situazione è un po’ surreale e che dopo il servizio delle Iene ho riscontrato un inatteso aumento della “popolarità”. Qualcuno mi ha riferito addirittura di “boicottaggi”. Comunque, nonostante gli “inconvenienti”, il negozio fortunatamente sta andando bene».


E questa è la preoccupazione principale del giovane imprenditore, che altrimenti non avrebbe nemmeno dato peso alla questione.
L’ultimo a cadere nell’equivoco è stato proprio Andrea Agresti, l’autore del servizio delle Iene andato in onda alcuni giorni fa.
«Lo scorso 16 ottobre – ricorda Marco Ravetti – la troupe si è presentata in negozio. Ho visto sbucare due telecamere e il microfono, poi Agresti. Ha iniziato a farmi domande, sono rimasto sorpreso. Subito non capivo. Quando poi mi ha accennato a “mio fratello”, ho compreso la situazione: “Guarda che io ho soltanto due sorelle…”, gli ho risposto ridendo. All’inizio non ci credeva, alla fine si è chiarito tutto e abbiamo scherzato su quell’incomprensione».


Quando il servizio è andato in onda, Marco Ravetti ha subito una nuova ondata di “interesse” con contatti da sconosciuti da su Facebook.


Il 33enne finora ha preso questa storia con “filosofia” e leggerezza: «Voglio solo sia chiaro che sono un’altra persona – sottolinea ancora -. Avrei preferito evitare di specificarlo, ma mi rendo conto che è necessario per evitare che si faccia confusione. Non posso permettermelo avendo un’attività.
«Detto questo – conclude -, mi stupisce quanto facilmente si venga messi alla gogna on line. Purtroppo viviamo in un’epoca in cui è facilissimo farsi prendere la mano e dare libero sfogo alla parte “grigia” di ognuno di noi da dietro la tastiera. Quello che mi è successo non è un dramma e l’ho affrontato con ironia. Va bene così, pazienza. Tuttavia credo che le macchine del fango vadano evitate sempre, anche quando una persona è sospettata di un crimine. Per fare i processi ci sono già i tribunali, non è necessario accanirsi anche sui social».

M.F.

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