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Fotografata anche nel Biellese la misteriosa cometa 3i/Atlas

Lavarino: «Una notte di lavoro all’osservatorio, un team affiatato e un po’ di… fortuna»

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La notte tra il 27 e il 28 dicembre è stata fotografata dall’Osservatorio astronomico di Cavaglià la cometa 3i/Atlas.

«Una notte di lavoro all’osservatorio, un team affiatato e un po’ di fortuna», come racconta Federico Lavarino, hanno consentito di fotografare anche dal Biellese la tanto discussa cometa chiamata come il satellite che, scansionando il cielo, è riuscito a individuarla lo scorso luglio.

La Cometa 3i/Atlas fotografata anche dall’Osservatorio astronomico di Cavaglià

Con un diametro medio stimato tra i 320 metri e i 5,6 chilometri, Atlas è un oggetto interstellare, ovvero una cometa non proveniente dal nostro Sistema solare, ed è il terzo che l’umano abbia scoperto fino ad oggi.

Indipendente dal nostro sistema stellare, alcune caratteristiche della cometa sono a noi sconosciute e vanno approfondite attraverso analisi specifiche: i calcoli hanno descritto due cambi di orbita, ma il primo passo per ottenere maggiori informazioni era proprio fotografarla e ciò è stato possibile quando Atlas, raggiunto il perielio, cioè la minima distanza dal Sole, si è avvicinato maggiormente al nostro pianeta, attirando su di sé l’attenzione di tutti gli astronomi e gli studiosi dell’universo.

Tra questi, anche il gruppo composto da Andrea Cappelletto, Simone Ippolito, Federico Lavarino e Monia Othmani, che hanno contribuito alla ricerca con la loro fotografia, sotto un cielo preservato dall’inquinamento dallo stesso Osservatorio. Per adesso le immagini catturate danno concretezza all’ipotesi che l’oggetto avesse una coda.

L’oggetto interstellare, visibile dalle 2 di notte fino all’alba, sarà ripreso ancora per alcune notti dagli studiosi di Cavaglià, attraverso camere astronomiche, portate a 50 gradi sottozero per eliminare il più possibile il rumore termico, e un telescopio Rc da 300 millimetri, su cui è montato uno spettroscopio a fenditura utile a comprendere l’assorbimento della luce della cometa. Le modalità di ripresa consistono nello scattare in sequenza tante foto nel maggior tempo possibile di esposizione per ottenere anche le parti più deboli, così da avere una moltitudine di fotografie dalle quali calcolare orbita e velocità.

“Anche i nostri dati saranno condivisi con l’istituto nazionale di astrofisica”

“La fotografia – spiega Lavarino – permetterà di studiare maggiormente la cometa, comprenderne i comportamenti, tra cui la direzione, e la struttura. Dopo averla osservata per più notti, si potrà procedere con i calcoli astrometrici e con un’analisi spettrale per conoscere la chimica della sua traccia. Anche i dati dell’Osservatorio biellese saranno condivisi con Inaf, l’Istituto nazionale di astrofisica, e altri istituti di ricerca”.
Atlas è un pezzo di roccia e ghiaccio arrivato da luoghi lontani, a noi estranei, tracciando, con la sua orbita sconosciuta, una linea di mistero che ha contribuito a creare timore, speculazioni ma anche curiosità e desiderio di scoprire l’universo. Lo studio di questo misterioso oggetto potrà darci indizi per conoscere quello che, per ora, rimane un affascinante segreto del cielo notturno.

Alessia Fazzari

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