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Finisce in tribunale il “no” al voto per gli stranieri

Gruppo “Biella c’è” impugna la decisione presa in occasioni delle elezioni di quartiere

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Quando si svolgono le riunioni di condominio tutti i residenti possono partecipare ed esprimere il loro parere. Nessuno penserebbe seriamente di lasciare fuori qualcuno. I quartieri non sono un organo politico e nemmeno decisionale. Semplicemente fanno da intermediari tra gli abitanti e il Comune. E chi risiede stabilmente a Biella ha il diritto partecipare e di dare il suo contributo di idee e di segnalazioni».
Marta Bruschi ha spiegato così la decisione sua e degli altri due consiglieri comunali di “Biella C’è”, Riccardo Bresciani e Sara Novaretti, di presentare un ricorso contro il regolamento per l’elezione dei consigli di quartiere, che e scelta di escludere dal voto gli stranieri non comunitari.

Finisce in tribunale il “no” al voto per gli stranieri

L’iniziativa è stata presentata lunedì a palazzo Oropa dai tre esponenti del gruppo, da alcuni degli stranieri firmatari e – in collegamento online – dall’avvocato milanese Alberto Guarisio che fa parte di Asgi, l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione.
In sostanza la tesi alla base dell’iniziativa sostiene che l’esclusione degli stranieri non appartenenti all’Unione europea dalle elezioni dei quartieri <è in contrasto – ha proseguito Marta Bruschi – con gli orientamenti stabiliti dal Testo unico sull’immigrazione e da quello sugli enti locali, ma anche con una legge europea recepita dall’Italia e addirittura persino con lo statuto del Comune di Biella: l’amministrazione non ha fatto altro che copiare e incollare il regolamento di Novara. Tant’è che le norme statutarie consentono agli stranieri di votare in caso di referendum sull’abrogazione di una delibera, un fatto anche dai contenuti politici, ma non per un organismo che è per legge puramente consultivo».
Concetti sottolineati e ampliati dall’avvocato Guarisio che ha citato anche casi di sentenze su temi analoghi, che hanno accolto i ricorsi. I tempi comunque saranno lunghi: l’udienza davanti al giudice ordinario (il Tar in questo caso non c’entra) è fissata per il 3 giugno. Poi con i tempi normali ci vorrà probabilmente più di un anno per arrivare alla sentenza definitiva.
«Sottolineo – ha chiuso Marta Bruschi – che nessuno dei ricorrenti metterà in tasca un euro di eventuali risarcimenti e che non abbiamo nessuna intenzione di far decadere gli attuali consigli di quartiere. Rispettiamo il senso civico e la disponibilità di chi si è messo al servizio della comunità. Vogliamo soltanto che in futuro sia rispettato un principio che è quello del rispetto delle persone e che, tra l’altro, offre anche una possibilità di crescita demografica che lo stesso sindaco Olivero riconosce e auspica proprio grazie agli stranieri».
c.ma.

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