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È arrivato l’autunno: ecco i 10 sapori che lo annunciano nel Biellese
L’autunno, da queste parti, si può anche mangiare. E sono almeno dieci i sapori che, più di altri, raccontano l’arrivo della nuova stagione
C’è un momento preciso in cui anche il Biellese si accorge che l’estate è finita. Non è necessariamente il giorno segnato sul calendario. È quando sulle tavole ricompaiono la polenta, le castagne, i funghi, le verze e i formaggi delle montagne. Quando il profumo del burro fuso prende il posto di quello delle grigliate estive e una zuppa calda torna ad avere un senso anche a pranzo.
Perché l’autunno, da queste parti, si può anche mangiare. E sono almeno dieci i sapori che, più di altri, raccontano l’arrivo della nuova stagione.
1 – Le castagne
Sono il simbolo più immediato dell’autunno. Un tempo, soprattutto nelle zone collinari e montane, le castagne rappresentavano una risorsa alimentare fondamentale e non soltanto uno sfizio da mangiare arrostito. Si lessavano, si essiccavano, si trasformavano in farina e potevano finire nelle minestre o accompagnate al latte. Oggi la scena più classica rimane quella delle caldarroste, con il loro profumo che annuncia inequivocabilmente ottobre.
2 – La polenta concia
Quando le giornate si accorciano, torna la voglia di piatti capaci di “scaldare”. E la polenta concia è probabilmente il più biellese dei comfort food: farina di mais, burro e formaggio fuso. Quella preparata nelle vallate e attorno al santuario di Oropa è diventata una delle immagini gastronomiche più conosciute del territorio. Semplice, calorica, generosa: esattamente quello che ci si aspetta dalla cucina quando arriva il freddo.
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3 – Il riso con il formaggio
Il riso arriva dalla pianura, il burro e la toma dalle montagne. Il risultato è il ris an cagnùn, uno dei piatti più semplici e riconoscibili della tradizione locale. Riso condito con burro e formaggio, spesso lasciato sciogliere fino a creare quella consistenza filante che rende il piatto particolarmente adatto alle prime giornate fredde.
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4 – La süpa mitonà
È la cucina povera trasformata in specialità. Pane, brodo, formaggio e verdure sono alla base di una preparazione che conosce numerose varianti familiari. Nella stagione fredda possono comparire anche verza e porri. La süpa mitunà, cotta a fuoco lento, racconta un tempo in cui in cucina non si buttava praticamente nulla e il pane raffermo diventava l’ingrediente principale di una cena sostanziosa.
5 – La verza
Con l’arrivo dell’autunno entra nel piatto una delle verdure più caratteristiche della stagione. Nel Biellese può diventare protagonista della verzata, una preparazione invernale e autunnale nella quale la verza incontra il salame e diventa una minestra decisamente più sostanziosa di quanto lasci intendere la parola “verdura” (da non confondere con la classica cassoeula lombarda: nel Biellese si tratta di una ricca minestra densa, considerata un vero e proprio piatto unico).
6 – Il salame
Non esiste autunno biellese senza salame. Da solo, accompagnato dal pane o utilizzato per insaporire minestre, frittate e altri piatti della tradizione, il salume appartiene a quella cucina contadina nella quale ogni ingrediente doveva essere utilizzato con attenzione. Un esempio? La frità rugnusa, una frittata rustica nella quale il salame diventa protagonista.
7 – I funghi
Con le prime piogge e le temperature più miti nei boschi, la stagione porta anche loro: porcini, finferli e le altre varietà raccolte nei boschi del Biellese. Non sono esclusivamente biellesi, naturalmente, ma fanno parte a pieno titolo dell’immaginario gastronomico autunnale delle nostre vallate. Fritti, trifolati, con la polenta o utilizzati per condire un risotto, sono uno dei primi segnali che l’estate è davvero alle spalle.
8 – La bagna cauda
È soprattutto la stagione fredda a riportarla sulle tavole. Acciughe, aglio e olio diventano una salsa nella quale intingere le verdure: un piatto conviviale, da condividere attorno allo stesso tegame e che appartiene alla grande tradizione piemontese. Nel Biellese incontra naturalmente le verdure dell’autunno e dell’inverno, trasformando una cena in una sorta di rito collettivo.
9 – Le mele e l’uva
L’autunno è anche il momento della frutta conservata e trasformata per poter essere consumata nei mesi successivi. Tra le preparazioni della tradizione biellese ci sono le mostarde di mele e di uva, ottenute attraverso la lunga cottura e concentrazione del succo della frutta. Il risultato è una preparazione dolce e intensa, perfetta con formaggi e bolliti. Un altro esempio di quella cucina contadina che cercava il modo di non sprecare ciò che la terra offriva.
10 – I formaggi delle montagne
Toma, maccagno e gli altri formaggi delle vallate sono forse l’ingrediente trasversale di questo viaggio nell’autunno biellese. Entrano nella polenta concia, nel riso, nelle zuppe e naturalmente arrivano in tavola da soli, accompagnati da pane, mostarde o miele. Sono il legame più evidente tra la cucina biellese e il suo territorio di montagne, alpeggi e pascoli.
Insomma, per capire che l’autunno è arrivato non serve necessariamente guardare il calendario. Basta fare un giro in cucina. Se sul tavolo compaiono castagne e funghi, se il burro torna a sfrigolare nella padella e qualcuno comincia a chiedere quando si può fare la prima polenta concia, il messaggio è chiaro.
L’estate può anche andare in vacanza. Nel Biellese, l’autunno è già servito.
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