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Discoteche, c’era una volta la Biella che ballava
Un post di Tony Filoni sulle discoteche di inizio millennio ha scatenato commenti e nostalgia: «Già ci si lamentava, ma in realtà c’era l’imbarazzo della scelta».
Il noto paninaro di Biella, che il mondo della notte l’ha vissuto per anni, prova a ragionare su cosa sia andato storto.
Un’intervista ancora più attuale oggi, dopo la notizia della chiusura del Road Runner
Semplice nostalgia canaglia o forse davvero, come recita il luogo comune, si stava meglio quando si stava peggio? La domanda sorge spontanea osservando le reazioni al post “amarcord” pubblicato qualche tempo fa da Tony Filoni su Facebook. È bastata una fotografia del mai troppo rimpianto Cancello del Piazzo, scattata nel dicembre del 1999, per scatenare like e commenti. Oltre 110mila le visualizzazioni, quasi mille like, decine e decine di interventi. Un post che torna d’attualità oggi, dopo l’annuncio della chiusura del Road Runner, letteralmente l’ultima discoteca di Biella.
Sulla pagina Facebook di Filoni tutto è partito da una lista e un confronto impietoso.
«I ragazzi di allora – ha scritto – si lamentavano: “A Biella non c’è un c…o da fare la sera!”. E invece ecco la lista dei locali top (aggiungetene anche nei commenti se ne manca qualcuno) tra il ‘99 e il 2000».
A seguire, un lungo elenco di discoteche e discopub che all’epoca animavano le notti della nostra provincia o appena pochi chilometri più in là. Dal Cancello, appunto, al Mirò, dal Pinocchio al Babylonia, passando per la Peschiera, Cinecittà, Asia, Globo, Le Cave, Maneggio, Gilda, la Cabala, Barraca… e chi più ne ha più ne metta, come da invito dell’autore del post.
I biellesi non si sono lasciati pregare e hanno allungato ancora di più la lista nei commenti, intrisi di nostalgia e non poca amarezza. Sì, perché quelli non erano già più “gli anni d’oro del grande Real” eppure, se confrontati con l’offerta odierna, almeno in termini quantitativi, lasciano parecchio amaro in bocca. Perché oggi stessa storia, stesso posto, ma difficilmente stesso bar: buona parte di quei locali ha abbassato la saracinesca da un pezzo. E quelli che resistono meriterebbero un premio.
«I gestori che resistono sono veri eroi – ribadisce proprio Filoni, contattato per commentare il dibattito suscitato dal post -, davvero bisognerebbe dar loro una medaglia. E ci tengo a partire proprio da questo aspetto, dal riconoscimento che meritano coloro che nonostante tutto continuano a garantire un’offerta serale a questa città. Ci sono ancora pub e birrerie, per fortuna, ma per ballare è rimasto soltanto il Road Runner (l’intervista è precedente alla notizia dell’imminente chiusura del locale, ndr), se si escludono le serate evento organizzate ogni tanto in altri locali. La triste verità è che oggi, a livello imprenditoriale, una discoteca non è quasi più sostenibile. Perché lo sia, deve poter lavorare almeno tre sere alla settimana, ma oggi ne vale la pena? Più complesso è ricostruire come siamo arrivati a questo punto, perché i fattori da considerare sono tanti».
A “sparire” non sono state soltanto tante discoteche, ma anche “l’indotto”. Un esempio banale: proprio Tony Panini Buoni non fa più l’alba, ma va a letto presto…
È vero. Io ho fatto una scelta di vita, l’ultima “notte” l’ho fatta a febbraio 2020. Poi dopo il Covid non sono più andato oltre la mezzanotte. Prima aveva un senso farlo, alle 4 del mattino avevi la coda di persone che veniva a mangiare un panino all’uscita dalla discoteca. Magari le nuove generazioni fanno tardi lo stesso, ma non più nei locali. L’aspetto curioso è che poi vedi Biella accendersi d’estate, durante gli eventi, evidentemente di gente che avrebbe ancora voglia di ballare ce n’è.
Ma allora cos’è cambiato?
Bella domanda… tante cose. Probabilmente sono cambiate le mode, non a caso di discoteche ne sono rimaste poche non solo a Biella. Poi sicuramente la crisi ha avuto il suo ruolo. Nessuno se lo ricorda, ma pochi locali notturni hanno resistito alla crisi congiunturale che ha investito il Paese nel 2013; in Piemonte, ad esempio, negli anni successivi hanno abbassato la saracinesca quasi tutte le discoteche. E il Covid ha dato la botta finale. Poi ci sono i costi di gestione lievitati e, perché no, pure le lamentele continue, aumentate di pari passo con l’invecchiamento della popolazione. Aggiungiamoci l’inasprimento delle leggi sul consumo di alcolici, e non è una critica: sicuramente hanno fatto del bene evitando un sacco di stragi, ma è innegabile che abbiano anche generato un contraccolpo sulla movida.
Almeno, però, magari i giovani bevono meno…
In realtà la mia percezione è diversa, il consumo di alcol non è affatto diminuito, anzi… I ragazzi continuano a bere, semplicemente lo fanno altrove, magari non in un locale. Anche perché parliamoci chiaro: con i costi di gestione dei locali, inevitabilmente sono aumentati anche i prezzi. Ma i salari sono sempre quelli.
Con un deca non si può andar via…
Oggi nemmeno con 20 euro. Ci sono concerti ed eventi in cui, se ti va bene, ti bastano per birra e panino.
Ti aspettavi così tante reazioni al tuo post?
Più che altro non mi aspettavo che ne arrivassero così tante anche su Instagram, dove l’età media è molto più bassa. Evidentemente è un problema che parecchi giovani sentono. I ragazzi volendo ci sono, basta andare una sera d’estate in piazza Duomo per accorgersene. Nei commenti di chi ha qualche anno in più, invece, ho visto tanta nostalgia. Hanno fatto a gara a citare i locali di quei tempi. Ed effettivamente alla fine ti rendi conto che ce n’erano per tutti i gusti. Forse davvero non è più il tempo. Negli anni qualcuno ha provato a fare qualcosa di nuovo o di alternativo, ma evidentemente il territorio non ha risposto come ci si aspettava. Alla fine è sempre l’imprenditore a “cacciare” i soldi, se ci deve rimettere ovviamente a un certo punto rinuncia.
È così grave avere pochi locali notturni?
Non è un problema solo dal punto di vista del divertimento, ha tante ripercussioni. Quando si spengono le luci di un negozio o di un pub, si sta spegnendo un riflettore in generale, paradossalmente anche dal punto di vista della sicurezza. I locali sono presidi. Dove c’è la “cosiddetta” movida, c’è un presidio naturale, anche di notte ti senti al sicuro, non hai bisogno di telecamere. La paura ti viene quando cammini da solo in strade deserte, non quando la via è piena di persone.
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