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Defibrillatori in quota nei rifugi del Biellese
La sicurezza anche in alta quota
Mentre il caldo eccezionale di questa estate continua a spostare verso l’alta quota il turismo e l’escursionismo, gli oltre 2.000 chilometri di sentieri delle montagne biellesi possono contare su una rete di sicurezza che costituisce un primato in Europa.
Defibrillatori in quota nei rifugi del Biellese
Con la dotazione degli ultimi rifugi, completata a fine maggio di quest’anno, le quindici le strutture biellesi – compresi il Quintino Sella e il Vittorio Sella, collocati in territorio valdostano ma di proprietà del CAI Biella – sono oggi presìdi cardioprotetti: grazie all’addestramento del personale alle manovre di rianimazione cardio polmonare e all’utilizzo di un defibrillatore semiautomatico ad alta tecnologia, censito e mappato dal sistema di emergenza 112. Il dispositivo è inoltre mantenuto in efficienza attraverso il controllo da remoto tramite una piattaforma che ne consente il monitoraggio e anche il collegamento in rete con l’Ospedale di Biella. Anche qualora il DAE per qualunque motivo non fosse connesso alla rete, i suoi dati possono essere consultati all’arrivo del paziente, grazie alla compatibilità con le tecnologie presenti presso il presidio biellese.
I numeri spiegano perché conta. In Italia si registrano ogni anno circa 60.000 arresti cardiaci extraospedalieri, a fronte dei 400.000 che si contano in Europa: poco meno di uno ogni nove minuti. La sopravvivenza resta bassa e nel nostro Paese è stimata al 6,6%, contro una media europea del 7,5%. Il fattore decisivo è il tempo: secondo le linee guida dello European Resuscitation Council una defibrillazione praticata entro tre-cinque minuti dal collasso può portare la sopravvivenza fino al 50-70% nei casi con ritmo defibrillabile. In Italia, però, la rianimazione cardiopolmonare viene avviata dagli astanti soltanto nel 26% dei casi e il defibrillatore viene impiegato nel 3,2%. In ambiente montano, dove i tempi di arrivo dei soccorsi si dilatano inevitabilmente, quei primi minuti coincidono con il margine tra la vita e la morte.
L’elemento realmente innovativo del progetto non è solo la presenza del dispositivo, ma la sua integrazione nella catena del soccorso. I defibrillatori installati nei rifugi sono in grado di “dialogare” con la rete intraospedaliera: i tracciati, le registrazioni e i dati raccolti durante l’intervento – la qualità del massaggio cardiaco, il ritmo di presentazione dell’arresto, il numero di defibrillazioni erogate, i tempi di no flow e low flow – vengono resi immediatamente disponibili su cloud ai professionisti di Pronto Soccorso, Cardiologia e Rianimazione, che possono consultarli prima ancora che il paziente giunga in ospedale. Ne derivano una presa in carico più rapida e mirata e, a emergenza conclusa, la possibilità di un debriefing clinico strutturato sui dati reali, secondo le raccomandazioni dello European Resuscitation Council.
“Il progetto in questi anni è cresciuto, grazie alla sinergia tra gli enti e le associazioni che fanno parte del gruppo di lavoro e al forte e fondamentale sostegno della comunità di cittadini e aziende del Biellese, che ringraziamo. Il valore non si lega solo alla presenza di un defibrillatore in quota, ma sapere che quel dispositivo è operativo, in quanto controllabile all’interno di una rete. In montagna, dove il tempo è decisivo, significa aumentare concretamente le possibilità di intervento e fornire un supporto in tempo reale, in base ai parametri rilevati.” – hanno affermato i promotori dell’iniziativa.
Accanto alla tecnologia, la formazione. “I DAE da soli non salvano le vite” è la premessa da cui il progetto è partito: gli staff di Croce Rossa Italiana – Comitato di Biella, del Club Alpino Italiano di Biella, del Soccorso Alpino e dell’Azienda Sanitaria di Biella in questi anni hanno lavorato insieme per formare e addestrare i gestori dei rifugi e i loro collaboratori nelle manovre di rianimazione cardiopolmonare di base e nell’uso del defibrillatore. Ad ogni struttura è inoltre consegnata una cartellonistica dedicata, che indica la posizione del dispositivo e riporta la sequenza delle manovre passo dopo passo, affinché in caso di necessità anche una persona non formata possa intervenire.
L’idea è nata nel 2021 da un’emergenza in quota e dall’intuizione della Delegazione Biellese del Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese, nello stesso anno in cui Biella riceveva il titolo di “Città Alpina dell’Anno”. Attorno a quell’idea si è costruita progressivamente una sinergia tra sanità terzo settore, istituzioni, sanità pubblica, cittadini privati e aziende del territorio: CRI di Biella, Sezione biellese del Soccorso Alpino, CAI di Biella, ASL BI, insieme a Regione Piemonte e Comune di Biella – Città Alpina, Associazione Amici dell’Ospedale di Biella, Associazione Montagna Amica, ASD Pietro Micca Biella, Guide Alpine Valli Biellesi, Mucrone Local, CASB, La Büfarôla e Associazione Nazionale Alpini Biella, con il patrocinio dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri.
Nel luglio del 2023 è avvenuta l’acquisizione dei primi dieci DAE da parte di Croce Rossa, CAI e Soccorso Alpino di Biella, grazie al contributo delle associazioni della montagna e della comunità biellese. Nella seconda metà del 2024 l’ASL BI ha acquisito la piattaforma in cui ha inserito anche i propri dispositivi, costruendo un sistema unico di gestione e controllo che potrà essere esteso ad altri contesti montani.
Nel novembre 2024 il progetto ha ricevuto a Roma il “Premio Sanità” nell’ambito del concorso nazionale Smartphone d’Oro promosso da PA Social, che ogni anno seleziona le migliori esperienze pubbliche di comunicazione e servizi digitali ai cittadini. La rete dei rifugi biellesi è stata poi completata con 15 DAE, la formazione alle manovre di primo soccorso e alla rianimazione cardio polmonare e all’utilizzo del defibrillatore, in tempo utile per l’apertura della stagione 2026. In questi mesi estivi la rete ha già dato prova di funzionare, dimostrando concretamente l’arrivo del flusso di dati in ospedale e la qualità delle manovre di soccorso messe in atto dal personale di uno dei rifugi biellesi, pienamente in linea con gli standard internazionali.
I quindici rifugi cardioprotetti: A. Rivetti, Lago della Vecchia, Alpe Pianetti, Piana del Ponte, Monte Barone, F. Rosazza, D. e A. Coda, Monbarone, nel Bosco di Alice, Vittorio Sella, Quintino Sella, Alpe Cavanna, Madonnina della Neve, Monte Marca, La Ciota. I rifugi Vittorio Sella e Quintino Sella sono collocati in territorio della Regione Valle d’Aosta e sono di proprietà della Sezione di Biella del Club Alpino Italiano.
Questo progetto rappresenta di fatto il primo caso, perlomeno a livello europeo, di dati clinici trasmessi in una situazione di emergenza da parte di personale laico ad una struttura ospedaliera.
“Le montagne biellesi incorniciano questa Provincia e sono nel cuore di tutti: con questo progetto tutti insieme le abbiamo messe in rete con l’ospedale. È un risultato che appartiene alle associazioni del gruppo di lavoro, ai cittadini biellesi e agli enti del territorio, che lo hanno sostenuto concretamente e che garantisce maggiore sicurezza a chi sceglie i nostri sentieri”, ha dichiarato il Direttore Generale dell’ASL BI, Mario Sanò.
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