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Chiusi due distributori per interdittiva antimafia

Il provvedimento disposto sia a Biella che a Mongrando

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sequestro da 700mile euro per maglie da calcio contraffatte

Chiusi due distributori per interdittiva antimafia.

Potrebbe essere calato definitivamente il sipario sui due distributori di carburante con insegna “Ewa” di Biella e Mongrando.
Gli uomini del Nucleo operativo e mobile della Guardia di finanza di Biella, insieme a quelli dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, hanno provveduto ad apporre i sigilli sia all’impianto del capoluogo, in via Tripoli, sia a quello di Mongrando. “Distributore stradale con licenza revocata. Non fare rifornimento”, si legge nei cartelli affissi sopra le pompe di erogazione.
È l’epilogo – almeno fino all’eventuale ricorso della società attualmente titolare – del procedimento amministrativo avviato a seguito dell’interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura di Roma, cui sono seguiti i provvedimenti di revoca della licenza e sospensione delle attività adottati dai due Comuni.

Analoghe azioni, negli scorsi mesi, erano già state intraprese in altre zone d’Italia in cui si trovavano stazioni di rifornimento collegate, secondo le teorie degli inquirenti, alle galassie societarie che gestivano i distributori di benzina Ewa.
Per quanto riguarda gli impianti biellesi, la cui titolarità di recente è passata a Cmg Groups, già da tempo erano finiti sotto la lente d’ingrandimento delle fiamme gialle biellesi e dell’Agenzia delle dogane. Nel 2024, la Finanza aveva già apposto i sigilli a uno degli erogatori del distributore di Mongrando.

Un anno più tardi il sindaco Michele Teagno aveva disposto la chiusura provvisoria dell’intero impianto per “inosservanza delle norme di prevenzione incendi e precarie condizioni di sicurezza”, in seguito a due distinti episodi in cui si erano verificate perdite. In uno dei due casi, proprio a causa di una perdita, si era reso necessario un intervento d’urgenza, ma i vigili del fuoco non erano riusciti a trovare un responsabile o un addetto ed erano stati costretti a rompere il vetro del gabbiotto.

Dietro la vicenda dei distributori Ewa, a livello nazionale, c’è però una storia ben più ampia e complessa, che negli ultimi anni ha coinvolto numerosi impianti in diverse regioni italiane che nelle ipotesi investigative sarebbero stati collegati alla galassia imprenditoriale nell’orbita della Penta Petroli e di altre quattro società campane.

Proprio queste cinque aziende erano state al centro di un’articolata indagine della Guardia di finanza di Caserta su una presunta frode nel commercio dei carburanti. Secondo gli investigatori, attraverso una rete di società cartiere e società filtro sarebbe stata messa in piedi una strategia finalizzata a evadere l’Iva. Il meccanismo avrebbe consentito di immettere sul mercato carburante a prezzi particolarmente competitivi, alterando le normali condizioni di concorrenza e provocando un ingente danno all’erario. L’inchiesta, che sfociò nel marzo 2025 in un sequestro preventivo da oltre 112 milioni di euro, avrebbe riguardato un sistema attraverso il quale sarebbero stati movimentati oltre 600 milioni di litri di carburante tra il 2018 e il 2021.

Parallelamente, sul fronte della prevenzione antimafia, sono poi intervenuti diversi provvedimenti delle prefetture nei confronti di numerose società. Tra questi, quello emesso mesi fa dalla Prefettura di Milano, che ha portato alla chiusura di 205 distributori con marchi Ewa o Synergy.

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