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Caso mense a Biella, esplode la polemica: “Gli insegnanti non sono poliziotti”
Torna lo scontro sul servizio di refezione scolastica. Roberta Cimma (Avs) contesta la richiesta del Comune alle scuole di collaborare al controllo delle morosità: «La scuola educa, non controlla chi ha pagato». L’assessore Caldesi replica: «Chiediamo collaborazione, non di diventare controllori»
Torna a riaccendersi il confronto-scontro sul servizio di refezione scolastica e, ancora una volta, al centro della discussione finisce il ruolo che dovrebbe avere il personale della scuola nel controllo delle situazioni di morosità.
A sollevare nuovamente la questione è Roberta Cimma, esponente della segreteria provinciale di Alleanza Verdi e Sinistra e docente in una scuola dell’infanzia del Biellese, che contesta la richiesta dell’amministrazione alle scuole cittadine di collaborare al controllo degli accessi alla mensa in relazione alle famiglie che risultano morose. In una circolare, infatti, il Comune “al fine di riuscire a recuperare le somme dovute” sottolinea l’essenzialità della collaborazione del personale “sia ausiliario che insegnante”.
Caso mense, Roberta Cimma (Avs): “La scuola educa, non controlla chi ha pagato. Non si chieda agli insegnanti di fare i poliziotti”
In sostanza si chiede al personale di avvertire le famiglie morose dell’obbligo di andare a prendere il figlio a scuola per la pausa mensa in quanto non iscritto.
«La scuola educa, non controlla chi ha pagato la mensa – attacca Cimma -. La richiesta dell’Amministrazione comunale alle scuole di collaborare al controllo degli accessi alla mensa in relazione alle situazioni di morosità rappresenta, a nostro avviso, un grave snaturamento del ruolo educativo della scuola e della figura dei e delle docenti. La scuola ha il compito di garantire crescita, educazione e benessere di bambine e bambini e di costruire quotidianamente con loro e con le loro famiglie una relazione fondata sulla fiducia. Le e gli insegnanti non possono essere trasformati in uno strumento di controllo delle posizioni economiche delle famiglie, né possono diventare esattori per conto del Comune».
Secondo Cimma, quindi, la gestione delle somme non versate dovrebbe rimanere in capo all’amministrazione comunale, senza coinvolgere direttamente il personale scolastico nel controllo quotidiano degli accessi alla mensa. «La gestione economica del servizio di refezione, compreso il recupero delle somme non pagate, è una responsabilità dell’Amministrazione comunale, che già gestisce direttamente il servizio e le procedure relative ai debiti. È quindi il Comune che deve trovare modalità efficaci e rispettose per affrontare il problema, senza scaricarlo sulle scuole e sul suo personale».
Nella sua presa di posizione, l’esponente di Avs pone inoltre l’accento sulla possibilità che dietro una situazione di morosità possano nascondersi anche condizioni di difficoltà economica non intercettate dai servizi sociali. «Ci preoccupa inoltre l’idea che le situazioni di insolvenza vengano considerate automaticamente estranee a condizioni di difficoltà economica. Esiste una parte di disagio che rimane sommersa e che non sempre intercetta i servizi sociali: famiglie che, per diverse ragioni, non chiedono aiuto ma possono trovarsi comunque in difficoltà nel sostenere le spese quotidiane».
Da qui la critica alle motivazioni economiche utilizzate dal Comune e il riferimento anche ad altre voci di spesa del Comune: «L’amministrazione parla di necessità di equilibrio di bilancio dopo aver aumentato a 7 euro al giorno il costo del pasto in fascia massima. A quanto ammonteranno, per le casse del comune, gli insoluti? 5-10mila euro? Quanto stanno costando le denunce e le querele che questa amministrazione sta intentando a ripetizione: dall’opposizione consiliare a singoli cittadini? Gli 800 mila euro aggiuntivi – sui già folli 2 milioni di euro – immaginati per il trasferimento del mercato non “disequilibrano” le casse del comune?».
Una polemica nata già lo scorso anno
Il tema era emerso lo scorso anno. Già allora, infatti, Palazzo Oropa aveva chiesto agli istituti scolastici di collaborare nella gestione degli accessi alla mensa per gli alunni non iscritti al servizio, con una comunicazione simile a quella attuale con cui si chiedeva il coinvolgimento del personale per informare le famiglie dei bambini che non risultavano iscritti della necessità di provvedere al loro ritiro durante la pausa mensa. Una richiesta che aveva suscitato perplessità nel mondo della scuola e la reazione della stessa Avs. Già allora Cimma aveva sostenuto che la scuola non potesse essere trasformata in un ente di controllo, sottolineando il rischio di compromettere il rapporto di fiducia tra insegnanti e famiglie: «Se la Giunta Olivero ritiene dirimente il problema di gestione delle morosità per le mense dei e delle nostre bambine, lo affronti con gli strumenti di cui dispone. Non chieda alla scuola, alle sue e ai suoi insegnanti di diventare ciò che non sono: poliziotti per conto loro».
In corso un confronto con il Comune per trovare soluzioni condivise
Sul fronte scolastico, Stefania Nuccio, dirigente dell’Istituto comprensivo Biella 3, precisa che il controllo degli accessi alla mensa in relazione alle situazioni di morosità non rientra nei compiti dei docenti. Il personale scolastico, spiega, non può essere obbligato a occuparsi di questo aspetto, anche per ragioni legate alla privacy e alla tutela del minore.
La dirigente sottolinea però che il confronto con l’Amministrazione comunale non è interrotto. Il dialogo è aperto e proprio in questi giorni con il Comune si sta cercando di individuare una soluzione condivisa, che permetta di affrontare il problema delle morosità senza trasferire sul personale scolastico compiti che non gli competono.
L’assessore Caldesi: “Chiediamo collaborazione, non di diventare ‘controllori'”
Sul tema interviene anche l’assessore all’Istruzione Livia Caldesi, che spiega come al personale venga chiesta collaborazione, e non certo di assumere il ruolo di «controllori». L’assessore ribadisce inoltre che a nessun bambino è mai stato negato il pasto e che, indipendentemente dalla situazione reddituale, le famiglie che dovessero trovarsi in difficoltà potranno sempre rivolgersi al Comune per cercare una soluzione condivisa, come una possibile rateizzazione.
Maria Francesca Piemontese
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