AttualitàBiella
“Carlo Petrini ha sempre visto nel Biellese qualcosa di speciale”
Roberto Costella, presidente di Slow Food Biella, ricorda il fondatore Carlo Petrini e il suo rapporto con il nostro territorio: “Nel corso degli anni intrecciò nel Biellese relazioni profonde con figure di grande valore umano e culturale. Grazie Carlin”
Ci sono persone capaci di lasciare un segno profondo non solo nelle idee, ma nel modo stesso di guardare il mondo. Persone che riescono a leggere un territorio nella sua parte più autentica, riconoscendone il valore prima ancora che quel territorio ne sia pienamente consapevole.
Carlin è stato una di queste.
Qui, in Piemonte, è nato un movimento che ha cambiato il linguaggio del cibo, riportando al centro la Madre Terra, le comunità, la biodiversità e la dignità di chi produce. Una rete internazionale fatta di relazioni, culture e visioni condivise, capace di trasformare il cibo in uno strumento di consapevolezza e cambiamento.
Carlo Petrini ha dato voce ai piccoli produttori, difeso territori e tradizioni, costruito ponti tra generazioni e continenti. Con Terra Madre, i Presìdi Slow Food, l’Arca del Gusto e l’Università di Scienze Gastronomiche ha dimostrato che agricoltura, cultura e giustizia sociale non possono essere separate.
Per me, che ho avuto il privilegio di essere presidente regionale di Slow Food Piemonte e Valle d’Aosta negli ultimi 8 anni, ricordare oggi Carlin significa ricordare anche il legame profondo e costante che ha avuto con il Biellese: un rapporto costruito attraverso incontri, progetti e una visione comune di territorio, fondata sui saperi, sulla memoria e sulla comunità.
Carlo Petrini ha sempre visto nel Biellese qualcosa di speciale. Non un’area marginale, ma un laboratorio culturale e umano capace di parlare al mondo attraverso il lavoro, il paesaggio, il tessile e la cultura del saper fare.
Uno dei momenti più significativi di questo rapporto fu certamente il progetto “Granai della Memoria”, promosso dall’Università di Scienze Gastronomiche e da Slow Food. Nel Biellese quel progetto trovò terreno fertile grazie anche alla sensibilità della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, allora guidata da Luigi Squillario.
Carlin comprese immediatamente il valore straordinario delle testimonianze raccolte nel territorio, considerate un patrimonio culturale vivo. Diceva spesso che senza memoria non esiste futuro e che ascoltare i custodi della memoria significava preservare la dignità di una civiltà contadina che aveva ancora molto da insegnare.
Nel corso degli anni intrecciò nel Biellese relazioni profonde con figure di grande valore umano e culturale. Tra queste ricordo Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose, con il quale condivideva valori come l’ascolto, la sobrietà e la centralità della persona.
Importante fu anche il percorso che portò Biella al riconoscimento UNESCO come Città Creativa. Anche in quell’occasione Carlo Petrini offrì un contributo culturale decisivo, intuendo il legame profondo tra il mondo del cibo e quello del tessile: entrambi espressione di identità, sostenibilità, territorio e responsabilità verso il futuro. La lana, come il cibo, non doveva essere raccontata soltanto come prodotto economico, ma come cultura, relazione umana e rispetto della terra.
Anche nei momenti più semplici emergeva il suo legame sincero con il Biellese. Lo si vedeva nelle visite a Candelo durante le fagiolate popolari, quando rimaneva colpito non solo dalla qualità del cibo, ma soprattutto dal senso di comunità e dalla capacità delle persone di ritrovarsi attorno a tradizioni condivise.
Per Carlin il cibo non è mai stato soltanto cibo. È sempre stato identità, memoria, convivialità, dignità del lavoro e rispetto della terra.
La sua battaglia — la nostra battaglia — non è mai stata soltanto gastronomica: è stata civile, sociale, ambientale e soprattutto umana.
Per noi di Slow Food Piemonte tutto questo rappresenta non solo una memoria, ma un impegno da portare avanti attraverso il suo insegnamento. E credo che il modo più vero per ricordarlo non sia la nostalgia, ma la capacità di continuare quel cammino: valorizzare i saperi del territorio, le produzioni locali, il paesaggio, la cultura della sostenibilità e della memoria, coinvolgendo soprattutto i giovani, che tanto amava.
Grazie Carlin.
Roberto Costella
Presidente Slow Food Biella APS
Continua a leggere le notizie de La Provincia di Biella e segui la nostra pagina Facebook




