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Caldo, verso il disastro: “Rivoluzione verde o in pochi decenni Biella sarà invivibile”

Solo le piante ci salveranno

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Solo le piante ci salveranno

Caldo, verso il disastro: “Rivoluzione verde o in pochi decenni Biella sarà invivibile”.

Caldo, verso il disastro: “Rivoluzione verde o in pochi decenni Biella sarà invivibile”

Senza una rivoluzione verde l’estate a Biella potrebbe diventare invivibile tra poco più di settant’anni. La recente classifica pubblicata da “Il Post”, che colloca il nostro territorio al 22esimo posto tra 99 città italiane con 28,75 alberi ogni cento abitanti, restituisce l’immagine di un luogo che parte da una buona base. Ma per far fronte agli effetti della crisi climatica non basta più conservare il patrimonio esistente: occorre aumentarlo e trasformare il verde in una vera e propria infrastruttura urbana.
«Anche se Biella è una realtà più piccola rispetto alle grandi metropoli, sta già subendo gli effetti del cambiamento climatico – spiega l’agronomo Andrea Polidori -. Gli scenari più negativi dicono che, se non si affronta il problema, entro il 2100 l’estate potrebbe diventare invivibile nel Biellese, rendendo necessario trasferirsi oltre i 2000 metri. Piantare alberi significa migliorare concretamente la qualità della vita».

I benefici sono immediati. «Sotto una chioma la temperatura può essere inferiore di sei o sette gradi rispetto a un’area completamente esposta al sole, una differenza che può anche aumentare e che varia in base alla specie e alle dimensioni dell’albero. L’obiettivo – prosegue Polidori – deve essere creare spazi ombreggiati dove le persone possano camminare, spostarsi in bicicletta e socializzare. È un aspetto destinato a diventare fondamentale».

Il problema, però, è che oggi le città seguono spesso una direzione opposta. «Si vedono supermercati di recente costruzione circondati soltanto da grandi distese di asfalto. Sono superfici che accumulano calore e creano disagi sia per la collettività sia per chi frequenta quei luoghi».
Lo stesso accade lungo molte strade, dove vengono posizionate piante piccole, scelte per estetica e nella convinzione che richiedano meno manutenzione. «In questo modo ci ritroviamo con enormi superfici asfaltate che si surriscaldano e con poche nuove messe a dimora, spesso nemmeno adeguate per specie e per numero».

La soluzione c’è. E passa da obiettivi condivisi e da una nuova idea di città. «Serve una vera e propria rivoluzione. Il concetto chiave è quello delle infrastrutture verdi: non piante utilizzate come semplice elemento di arredo ma corridoi alberati che permettano di attraversare la città all’ombra, a piedi o in bicicletta».

C’è però il tema dei costi, spesso indicato come il principale ostacolo. «La fase più impegnativa è quella iniziale. Nei primi tre anni gli alberi sono particolarmente vulnerabili e hanno bisogno di irrigazione e cure per attecchire, soprattutto durante estati sempre più calde. Senza una gestione adeguata molte piante muoiono in poco tempo. Secondo alcune stime, infatti, quelle messe a dimora negli ultimi vent’anni hanno un’aspettativa di vita media di appena sette anni, spesso proprio per carenze nell’irrigazione, nella qualità delle stesse, non allevate in modo adeguato in vivaio o nella scelta delle specie».

Superata la fase di attecchimento, però, la situazione cambia. «Non ci sono costi elevati di gestione futura. In compenso gli alberi restituiscono benefici enormemente superiori: città più fresche, maggiore vivibilità, migliori condizioni ambientali e nuovi spazi per favorire la socializzazione».

Per questo, secondo Polidori, occorre ripensare anche la progettazione urbana. «Bisogna immaginare una città attraversabile sotto le chiome degli alberi. In molti casi significa restringere le carreggiate, rivedere gli spazi destinati alle auto e darne di più al verde. Biella gode di una posizione privilegiata ai piedi delle montagne ma se vuole continuare a essere un territorio in cui si vive bene è doveroso investire sulla qualità della vita anche attraverso questa trasformazione».

«La classifica de “Il Post” – conclude l’agronomo – certifica una buona base di partenza, ma non può bastare. Il patrimonio arboreo della città è positivo però oggi le nuove piantumazioni sono ancora troppo poche. Si può, e soprattutto si deve, fare molto di più».

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1 Commento

1 Commento

  1. Bb68

    11 Luglio 2026 at 19:24

    r poi non credono al cambiamento climatico, e già in atto per quanto riguarda il verde in città abbiamo il fieno e si pensa ad aprire nuovi supermercati in via carso , non c è la mentalità di una città vivibile ma s fare cassa , povera biella ma chi li ha votati? siamo in mano ad un branco di personaggi sterili e sciocchi

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