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A Biella il triste record dei tumori

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Sotto accusa la qualità dell’aria. Il centro di riferimento per l’epidemiologia e la prevenzione oncologica in Piemonte (CPO) ha elaborato le stime di tumori in Piemonte nel 2015. Secondo questo studio nel 2015 dovremmo attenderci circa 360 casi di cancro ai polmoni nel Biellese.

Fanno paura i dati presentati lo scorso  22 marzo a Torino in un congresso di oncologia, estrapolati dai registri tumori delle varie città italiane. Si tratta di un archivio che copre solo il 47% del territorio nazionale e vede Biella nelle prime posizioni in termini di incidenza, ovvero numero di nuovi casi e di prevalenza ossia  di persone malate. Poichè la media è fatta tenendo conto di realtà territoriali meno colpite, i dati del Biellese risultano mitigati. Quindi  la situazione nella nostra provincia è ancora peggiore. Sotto accusa la qualità dell’aria. Il centro di riferimento per l’epidemiologia e la prevenzione oncologica in Piemonte (CPO) ha elaborato le stime di tumori in Piemonte nel 2015. Secondo questo studio il prossimo anno dovremmo attenderci circa 360 casi di cancro ai polmoni nel Biellese.

“Nel 1995 si stimava che l’inquinamento ambientale incidesse per solo il 2% sulla patogenesi della malattia neoplastica – afferma Graziano Piana, medico sentinella per l’ambiente, membro del servizio nutrizione oncologica del Fondo Edo Tempia e del  Movimento Difesa Ambientale Biellese -. Oggi è dimostrato un suo ruolo patogenetico nel 50% circa. Mentre per certi tipi di tumore lo stile di vita individuale e il tipo di alimentazione risultano assai importanti (tumore del colon retto ndr.),    il ruolo dell’inquinamento alimentare è  ancora non ben quantificabile per il cancro al pancreas. L’inquinamento aereo è strettamente correlato  con la patogenesi del tumore al polmone. Biella presenta uno dei tassi più alti in Italia di adenocarcinoma polmonare in donne non fumatrici, a causa in primis del fumo di sigaretta ma con un ruolo sempre più importante del particolato (PM) inferiore a 5-2.5 micron, prodotti da particolari processi di combustione, non rilevabili quando paradossalmente si misura nell’aria solo il PM 10. Si può quindi affermare che l’aria è pulita solo perchè non si misura l’agente incriminato”.

Ancora una volta Piana, è in prima linea in una battaglia per difendere l’ambiente, già molto malato. Lo è stato anni fa ai tempi dell’inceneritore Fenice, lo è oggi per contrastare l’opera del pirogassificatore di Andorno.
“Pirogassificare la legna equivale a trasformare i boschi in cenere e gas, è un affare solo per pochi imprenditori che sfruttano i meandri della legislazione attuale, carente per certi aspetti e troppo tollerante per altri – afferma il medico -, ponendo un grave rischio sulla salute di tutti gli abitanti delle zone esposte, che pagano già un prezzo inaccettabile in termini di patologia neoplastica. Mi domando come  l’Arpa abbia potuto autorizzare questo progetto, quando la relazione tecnica relativa alla qualità dell’aria di Andorno del del 29 novembre 2002, prodotta dall’Arpa stessa poneva grosse perplessità”.

Il pirogassificatore è stato presentato come il fulcro di un piano di sfruttamento delle risorse boschive locali, al fine di ottenerne l’autorizzazione in base alla legislazione attuale. “Risorse  che in realtà non sufficienti a garantirne il funzionamento – afferma Piana – tanto da rendersi dipendente da legname di provenienza esterna se non addirittura da altre biomasse. In effetti i pirogas, a differenza di centrali a cippato sono piccoli inceneritori multi modulabili, in grado di smaltire materiale organico di qualsiasi natura. In poche parole si può pensare a “un cavallo di Troia”, presentato con una veste ecologica ma con potenzialità assai pericolose.

“Un tempo, a marzo, ricorreva “la festa dell’albero” – conclude Piana – con la partecipazione di scolaresche festose, mettendo a dimora nuovi alberelli, avendo ben presenti il valore della salute dell’aria, acqua , terra e l’importanza delle piante nel ciclo vitale sul nostro pianeta. Oggi, quando ogni valore e’ sottomesso a quello economico, si assiste alla corsa sfrenata a far “la festa all’albero” senza scrupoli e timore alcuno di depauperare una ricchezza che appartiene a tutti”.