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«A Beirut bombardamenti continui»
La testimonianza di Marco Perini, cooperante biellese manager di Avsi in Libano
«A Beirut bombardamenti continui. Non è un bel momento, è appena arrivata la notizia della morte di padre Pierre…». Al telefono da Beirut, la voce del biellese Marco Perini, cooperante e manager di Avsi in Libano da quasi vent’anni, tradisce la fatica di giorni segnati ancora dalla guerra.
«Era andato a soccorrere un parrocchiano ferito in un bombardamento nel sud del Libano – racconta -. Non è sopravvissuto a un secondo bombardamento avvenuto poco dopo. Con lui, negli anni, abbiamo condiviso tantissimo. Ha aiutato moltissime persone. Diceva sempre che non avrebbe mai abbandonato la sua terra e i suoi fedeli…».
«A Beirut bombardamenti continui»
Le parole di Perini, mentre ricorda l’amico sacerdote, ci rammentano una cosa tanto banale quanto mai abbastanza chiara alle nostre latitudini: la guerra uccide, davvero. E lo fa indiscriminatamente, senza guardare in faccia nessuno.
Dopo aver vissuto il conflitto di un anno e mezzo fa, il 57enne originario di Brusnengo si trova di nuovo a gestire una situazione di emergenza. Da dieci giorni, infatti, Israele attacca il Libano ed Hezbollah.
«La situazione è delicata e complessa – spiega il cooperante biellese -. La guerra è ripresa anche qui, come peraltro in tutta la regione. Noi lavoriamo in Giordania, Iraq e Siria e anche lì ci sono ripercussioni per quanto sta accadendo in Iran».
A Beirut, dove Perini vive insieme alla sua famiglia, il quadro non è migliore: «Ci sono bombardamenti continui. Da lunedì i quartieri a sud sono stati attaccati almeno una quindicina di volte. Ci sono già oltre 400 morti e più di 1200 feriti. I miei colleghi stanno tutti bene, ma undici di loro sono rimasti senza casa. Le hanno dovute lasciare perché c’è stato un ordine di evacuazione immediata».
Si continua a lavorare
Nel frattempo ci si rimbocca le maniche e si continua a lavorare ancora più di prima.
«In questo momento abbiamo interrotto le attività che chiamavamo di “recupero” rispetto ai danni della guerra precedente. E abbiamo ripreso quelle di brevissima urgenza, perché ci sono migliaia di sfollati, spostati dalle zone sotto bombardamento a quelle più sicure. Sono stati raggruppati in centinaia di scuole pubbliche, le aule sono state trasformate in camere da letto. Materassi al posto dei banchi. Ci stiamo occupando degli aiuti di primissima urgenza. Finora abbiamo distribuito a 2500 famiglie di sfollati acqua, kit per l’igiene, coperte, latte per bambini, stufette per il riscaldamento…».
Aiuti che sono possibili grazie a grandi e piccoli sostenitori. Chi può contribuire alla campagna “Emergenza Libano”, collegandosi sul sito avsi.org e seguendo le istruzioni.
Anche donazioni di piccola entità possono fare la differenza. «Per capire cosa facciamo concretamente con i soldi che arrivano – sottolinea Perini – basti pensare che con 15 euro si compra un materasso. Con 5 acquistiamo una grossa cassa d’acqua sufficiente per due giorni per un’intera famiglia».
«Rimango qui»
Lui nel frattempo rimarrà a Beirut, come racconta al nostro giornale. «Perché resto? Perché è il mio lavoro, quello che mi sono scelto tanti anni fa. Ho avuto la fortuna di nascere dalla parte giusta del Mediterraneo e a un certo punto ho deciso di venire dalla parte sbagliata. Per restituire un po’ del tanto che ho ricevuto, mettendo a disposizione le mie poche capacità per provare ad aiutare qualcun altro a vivere meglio. Per quanto ci riguarda, abbiamo livelli di sicurezza prestabiliti che prevedono l’evacuazione solo come ultima carta. Ora siamo qui e ci restiamo, perché c’è tanta gente che ne ha bisogno».
La speranza che la guerra finisca in tempi brevi allo stato attuale sembra parecchio flebile. «In questo momento – conclude Perini – è francamente difficile fare previsioni. C’è un grande lavoro diplomatico in corso, possiamo solo augurarci che prevalga sulle armi. Ma per adesso continuano a prevalere le bombe».
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