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Io amo la scuola pubblica

Domani, alle 19 in Piazza Santa Marta a Biella e in centinaia di altre città d’Italia la scuola scenderà in piazza.

Domani, alle 19 in Piazza Santa Marta a Biella e in centinaia di altre città d’Italia la scuola scenderà in piazza.

Domani, alle 19 in Piazza Santa Marta a Biella e in centinaia di altre città d’Italia la scuola scenderà in piazza.

Lo farà attraverso un flash mob, un sit in colorato e “situazionista”, tutti con un qualche indumento di colore rosso e con un libro in mano. Uno qualsiasi, quello che più ci piace, che abbiamo magari letto e riletto decine di volte, quello che abbiamo nel cuore o, più semplicemente, che ci sembra significativo per mandare un messaggio, e li leggeremo tutti e tutte insieme, nello stesso momento.

Finalmente, dopo lo Sciopero del 5 maggio scorso, il personale della scuola anche nel biellese si mobilita.

Quello che è in ballo, con l’approvazione del disegno di legge denominato “la buona scuola”, non è, come certa informazione vorrebbe farci credere, una difesa corporativa o di un qualche privilegio (quale?) dei docenti.

In ballo c’è la qualità dell’offerta formativa, il futuro dei nostri e delle nostre figlie, la possibilità di non avere scuole di serie A – magari finanziate con i soldi di qualche genitore facoltoso che compera i “tablet” per la classe di suo figlio –  e, quelle di serie B, dove ci vanno tutti gli altri, dove i genitori faticano ad arrivare alla fine del mese e, al massimo, riescono a comprare la carta igienica o quella per le fotocopie. In discussione è l’idea, tutta aziendalista, che il sapere sia gestito non più da un dirigente scolastico che si deve confrontare con il corpo docente, con le rappresentanze dei lavoratori e con il consiglio d’istituto composto anche da genitori per fare le sue scelte ma, al contrario, facendo divenire il “preside” un “manager”,  – come durante il fascismo – con un potere straordinario anche sulla carriera e il futuro dei docenti della sua scuola.

Tutto questo avviene mentre Renzi e il PD raccontano la “storiella” che, prima di loro, mai nessun governo aveva investito così tante risorse per la scuola. Come padre e insegnante devo dire che se è successo io, proprio, non me ne sono accorto. Ho visto la scuola dove insegno ritinteggiata grazie alle offerte raccolte tra i genitori o la lavagna multimediale, nel plesso di mio figlio, comperata grazie ai contributi di altri genitori e dei commercianti della zona. Ho visto caldaie andare in blocco lasciando i bambini al freddo perché troppo logore e obsolete o l’acqua che cade dal tetto  appena la pioggia diventa troppo battente. E ho letto di soffitti che crollano e di strutture fatiscenti che ospitano i nostri figli in ogni parte d’Italia. La realtà è diversa da quella che ci viene raccontata, la conosciamo e la vediamo tutti i giorni.

Come genitori, insegnanti, studenti o lavoratori della scuola. Ecco perché abbiamo bisogno di ribadire che “amiamo la scuola pubblica”: libera, laica, pluralista e aperta a tutti. Perché, come diceva Nelson Mandela, “l’istruzione è l’arma più potente che abbiamo per cambiare il mondo”.

Roberto Pietrobon

www.alasinistra.org

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