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C’era una volta la Prefettura (e c’era anche la politica…)

Introdotta all’inizio del diciannovesimo secolo quando buona parte dell’Italia era sotto dominazione napoleonica, l’istituzione prefettizia ha resistito, con forme e poteri differenti, a tutte le fasi storiche che ha attraversato il nostro paese negli ultimi duecento anni: dal primo periodo unitario all’epoca giolittiana, dal fascismo all’Italia repubblicana.

Introdotta all’inizio del diciannovesimo secolo quando buona parte dell’Italia era sotto dominazione napoleonica, l’istituzione prefettizia ha resistito, con forme e poteri differenti, a tutte le fasi storiche che ha attraversato il nostro paese negli ultimi duecento anni: dal primo periodo unitario all’epoca giolittiana, dal fascismo all’Italia repubblicana.

Introdotta all’inizio del diciannovesimo secolo quando buona parte dell’Italia era sotto dominazione napoleonica, l’istituzione prefettizia ha resistito, con forme e poteri differenti, a tutte le fasi storiche che ha attraversato il nostro paese negli ultimi duecento anni: dal primo periodo unitario all’epoca giolittiana, dal fascismo all’Italia repubblicana.

Non so quanti cittadini abbiamo chiara l’utilità di questa istituzione o ne abbiamo davvero usufruito. Infatti, a leggere l’informazione locale, gli unici a stracciarsi le vesti per la possibile chiusura della Prefettura di Biella sono, come al solito, i politici. Esattamente come quattro anni fa. Cambiano le posizioni ma gli attori sono sempre gli stessi. Destra contro sinistra e sinistra contro destra nell’affannosa ricerca di un titolo o di una foto sul giornale.

PD contro Forza Italia, Lega contro PD in un stanco, inutile e ozioso balletto di responsabilità che evidenzia, neanche troppo velatamente, che a Roma del nostro biellese non interessa una cippa di nulla. Perché il punto è tutto qui.

Questa è una terra “sacrificabile”, con una popolazione ridotta, molta ricchezza ma poco produttiva, una capacità “lobbistica” pari a zero e una qualità del personale politico abbastanza scarsa. Nulla di più facile quindi per i vari governi tagliare (o “razionalizzare” che fa più fico!) perché intanto siamo grandi come un piccolo quartiere di Torino…che sarà mai!

La verità, nuda e cruda, è che i tagli hanno una regia e un preciso disegno: ridurre i servizi, rendere “leggero” lo Stato, subordinare la sovranità popolare all’economia, trasformare l’Europa in un grande mercato dove a determinare le scelte non sono più gli organi democratici ma le tecnocrazie. L’esempio della Grecia è l’ultima e più evidente dimostrazione. Siamo in un regime a-democratico e le cosiddette istituzioni rappresentative (parlamenti, governi, assemblee regionali o municipali) sono solo simulacri di un potere che non c’è più. Ecco perché quando parliamo di taglio ai servizi (oggi Prefettura e uffici postali, domani Ospedali e linee ferroviarie) è davvero insopportabile – oltre che stucchevole – il coro di peana di politici che nulla possono perché le decisioni si prendono altrove e a loro manca anche il coraggio di ammetterlo pena la scoperta, palese ed evidente, della loro strutturale inutilità.

Roberto Pietrobon

www.alasinistra.org

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