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La giunta Corradino si aumenta lo stipendio ma il Pd non dorme

La replica del Partito democratico

La giunta Corradino si aumenta lo stipendio ma il Pd non dorme

Leggiamo su Il Biellese del 28 giugno 2019 l’articolo a firma Pietrobon intitolato: a carte scoperte – “La giunta Corradino si aumenta lo stipendio e il Pd dorme” in cui si afferma che il Gruppo Consiliare del PD non avrebbe reagito in alcun modo all’aumento di indennità dell’attuale giunta, e in un’ottica puramente consociativistica si sarebbe astenuto sulla fiducia alla giunta Corradino (atto definito nell’articolo senza precedenti), con l’intento di essere favorito nella “spartizione di poltrone” a iniziare dal consiglio di amministrazione di ATAP, in cui è stata eletta l’avv. Giovanna Prato, in quanto “fedelissima” di Emanuele Ramella Pralungo, con un’espressione nemmeno troppo velatamente discriminatoria.

Il nostro partito è da tempo abituato alle critiche, spesso tanto feroci quanto strumentali, di Pietrobon, ma quest’ultimo suo intervento in particolare, che brilla per faziosità e scarsa aderenza alla realtà, merita una replica.

In primo luogo non è vero che il Gruppo Consiliare PD non abbia reagito all’aumento delle indennità della Giunta: lo ha fatto non appena ha avuto la certezza della fondatezza della notizia, osservando come i circa 450 mila euro risparmiati a tale titolo dalla passata amministrazione abbiano significativamente contribuito a sostenere la spesa corrente per i servizi sociali. In secondo luogo, l’astensione ha avuto una sua logica, ovvero la presa d’atto di certe aperture dell’attuale giunta su tematiche importanti per la precedente amministrazione, peraltro in conformità a quanto avvenne nel 2014 all’atto dell’insediamento della giunta Cavicchioli (fatto questo che Pietrobon avrebbe potuto facilmente verificare dai verbali di consiglio).

Non quindi una logica spartitoria, ma unicamente l’attenzione per il bene della città di Biella, esattamente come avvenuto per la nomina del Cda ATAP.

È noto che il colore politico dell’attuale maggioranza in assemblea avrebbe consentito al PD di esprimere la maggioranza del cda. Sarebbe tuttavia stato un cda fragile in considerazione del prossimo rinnovo degli organismi provinciali, che detengono la maggioranza delle azioni ATAP. Per garantire un Cda sufficientemente stabile all’azienda,  per altro appena uscita da una gravissima crisi grazie all’operato del cda uscente presieduto dal dott. Rinaldo Chiola, il PD, in persona del presidente dell’assemblea provinciale e a seguito delle consultazioni da lui condotte con i soci politicamente vicini al partito, ha acconsentito ad avere un ruolo di minoranza, possibile grazie al voto di lista previsto nello statuto ATAP, volto a tutelare le minoranze assembleari. Si è quindi cercata una candidatura che avesse un profilo professionale tale da essere adatto a rivestire il ruolo di controllo forte imposto dal fatto di essere l’unico membro del cda in quota PD. Per l’unico membro del cda riservato al PD, era emersa quindi l’esigenza di indicare un avvocato che alle competenze specifiche in diritto societario affiancasse l’abitudine a sostenere posizioni anche in contesti di minoranza e confronto acceso. Era stato quindi dapprima individuato l’avv. Andrea Basso, in considerazione della sua specifica esperienza professionale, che avrebbe potuto garantire continuità con l’ottimo operato cel cda uscente.

L’attuale maggioranza politica ha inteso tuttavia lasciare al PD il mero completamento della cosiddetta “quota rosa”. La scelta è quindi caduta, per le medesime ragioni, sull’avv. Prato, suggerita peraltro da Andrea Basso e che aveva ottenuto il gradimento dei soci di area, in considerazione del suo curriculum (l’avv. Prato è stata membro di altri cda, anche in società assoggettate a vigilanza bancaria) e della sua nota preparazione in diritto societario e del lavoro.

Nessun consociativismo, quindi, ma unicamente la tutela per il bene pubblico ha mosso il PD nelle ultime scelte criticate da Pietrobon senza aver approfondito in alcun modo i fatti, a dispetto della dietrologia livida e infondata di cui l’articolo da lui scritto è intriso.

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