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Governo M5S-PD, Paolo Furia vota “sì” all’accordo

"La difficile sfida consiste nello strappare il Movimento dall'abbraccio letale con una destra pericolosa"

Paolo Furia

Governo M5S PD, Paolo Furia vota “sì” all’accordo

La direzione nazionale del PD ha votato, con un solo contrario,  la relazione del segretario Zingaretti in merito all’accordo di governo con il Movimento 5 Stelle.

Tra i favorevoli anche il segretario regionale del Piemonte, il biellese Paolo Furia. Di seguito il suo commento:

“Il Partito Democratico dice sì alla scommessa di formare un governo di svolta con Presidente del Consiglio Conte e vicepremier unico del PD. L’obiettivo è dare al paese un governo subito, che affronti le gravi questioni economiche e finanziarie che lo affliggono e imprimendo una forte svolta nelle politiche ambientali, sociali e di sviluppo rispetto al recente passato dove la demagogia ha prevalso sulla realtà. La scommessa è gravosa perché al gruppo dirigente del PD non sfuggono le divergenze, che sussistono, tra PD e M5S. Parte della sfida consiste tuttavia nello strappare il M5S dall’abbraccio letale con una destra pericolosa e antieuropea. Riportare cioè il M5S nell’alveo di un europeismo convinto, anche se critico e severo, perché diventi un attore del cambiamento dell’Europa e non un suo nemico.

“La scommessa richiede anche che il PD evolva rapidamente rispetto ad uno schema di gioco del “soli contro tutti”. Abbiamo preso atto da tempo che, se il M5S si è caratterizzato soprattutto per la demagogia e talvolta la violenza del suo stile e delle sue proposte, il consenso che nel tempo ha catalizzato è fondato su domande reali (la povertà, l ingiustizia, la frustrazione sociale) cui è nostro compito provare a dare risposte reali e concrete.

“Rimaniamo all’opposizione nei grandi e piccoli centri in cui il M5S amministra. Il giudizio nostro su quelle amministrazioni resta severo. È altresì evidente che bisogna fare, a questo punto, in modo che questa maggioranza parlamentare 5 stelle – PD duri 3 anni e mezzo, e non sei mesi. Tornare al voto tra sei mesi, infatti, dopo la difficile Legge Finanziaria che ci attende, sarebbe un enorme boomerang e farebbe malissimo al paese, e anche al PD. Questo, in questa fase, dovrà perlomeno implicare capacità di ascolto, dialogo, sospensione del pregiudizio (o del fondato giudizio). Nessun governo regge al di fuori di un minimo di reciproca fiducia, come dimostrano i gialloverdi ma anche altre esperienze più o meno recenti”.

L’unità politica del PD intorno a queste condizioni molto severe, che prevedono una nuova via e un nuovo corso sia per il PD che per il M5S sia per qualsiasi altro partito eventualmente coinvolto nella prossima maggioranza, è stata finora un valore aggiunto notevole”.

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