Piemonte
Muore a 55 anni la professoressa Sabrina Roman. Scuola in lutto
Laureata in ingegneria, insegnava chimica all’Ipsia Lombardi di Vercelli
Sono giorni di dolore per il mondo della scuola vercellese e piemontese, colpito dalla scomparsa della professoressa Sabrina Roman, docente di chimica all’Ipsia Lombardi di Vercelli, morta all’età di 55 anni dopo una malattia contro la quale aveva combattuto a lungo.
Addio a Sabrina Roman, docente stimata da studenti e colleghi
Laureata in ingegneria, Sabrina Roman aveva scelto di dedicare la propria carriera all’insegnamento, mettendo le sue competenze al servizio delle nuove generazioni. All’Ipsia Lombardi era diventata negli anni un punto di riferimento per gli studenti, che ne apprezzavano la preparazione, la disponibilità e la capacità di rendere coinvolgente una materia complessa come la chimica.
Come sottolinea Notizia Oggi, la sua scomparsa lascia un grande vuoto all’interno dell’istituto, dove in queste ore si moltiplicano i messaggi di cordoglio. Anche molti ex alunni hanno voluto ricordarla con parole di affetto, ripensando agli anni trascorsi in classe insieme a lei.
Il commosso ricordo della scuola
L’Ipsia Lombardi ha affidato ai social un lungo messaggio per ricordare la docente.
«È un giorno molto triste per l’IIS Lombardi di Vercelli. Ci siamo trovati per il consueto collegio docenti del 30 giugno, stanchi, reduci dalla maturità, accaldati, a fare i conti con il dolore straziante per la scomparsa della professoressa Sabrina Roman. Sabrina in questi anni è stata un’insegnante encomiabile, con un senso del dovere e un’abnegazione che hanno colpito profondamente tutti. Ha continuato a insegnare sempre, combattendo contro la malattia, portando la sua competenza e la sua preparazione in classe e fuori, senza mai cedere di un millimetro, senza mai un segno di resa. Con professionalità, con ironia, con tenacia. Con la curiosità di chi vuole affrontare sempre nuove sfide. Era presidente di commissione agli esami di maturità, perché nella scuola ci credeva profondamente e non dava retta a nessuno, tanto meno a quelli di noi che le dicevano di rallentare. La sua scomparsa ci lascia immensamente tristi e lascia la nostra scuola umanamente più povera. Gli studenti, i colleghi, il personale tutto della scuola, si uniscono al cordoglio della famiglia. Ciao, Sabrina. Ci mancherai tanto».
Il cordoglio della città
La notizia della morte di Sabrina Roman si è rapidamente diffusa anche al di fuori dell’ambiente scolastico, suscitando numerose manifestazioni di vicinanza da parte di colleghi, amici e conoscenti.
Chi l’ha conosciuta la ricorda come una professionista competente e una persona di grande sensibilità, capace di lasciare un segno nella vita di tanti studenti. Un’eredità fatta di passione per l’insegnamento, attenzione verso gli altri e profonda umanità, destinata a rimanere nel ricordo di tutta la comunità scolastica vercellese.
Il ricordo di una collega: “Spiegavi forte. Facevi tutto forte, vivevi forte”
Il bellissimo ricordo pubblicato su Facebook dalla collega Valentina Petri.
“Potete dire di non aver capito, ma non di non aver SENTITO!”. E rispiegavi da capo le reazioni chimiche. Perché tu spiegavi forte, Sabrina. Ti si sentiva dal fondo del corridoio, anche adesso che avresti potuto magari stare un po’ più tranquilla e invece col cavolo, tu avevi i recuperi da fare per tutti, perché l’anno scolastico stava per finire e c’erano ancora degli argomenti da trattare. Spiegavi così forte che i ragazzi ti davano retta per forza.
No, non è vero.
I ragazzi ti davano retta perché spiegavi bene e con passione ma soprattutto ci credevi. Perché la nostra scuola è così, è una scuola dove se resti è perché nei nostri ragazzi ci credi. E tu ci credevi tantissimo. E non ti volevi perdere niente, neanche le cose brutte o pesanti, neanche la burocrazia, neanche gli esami. Stavi facendo la presidente di commissione di maturità e fortunati i ragazzi che sono stati sotto il tuo occhio attendo e giusto. Perché a scuola spesso ci sono due tipologie di persone. Quelle che sanno benissimo la normativa ma sono un po’ fredde, un po’ algide e precisette e quelle che sono molto empatiche e magari con i ragazzi ci sanno stare ma poi con la burocrazia sono delle incredibili pippe. Chi lavora nella scuola lo sa, che razza di unicorno raro sia una persona che ama il suo lavoro, i ragazzi, che ama andare in gita, dire due cazzate con le colleghe e al tempo stesso non si perda mai una mezza virgola dell’ultimo decreto dell’ultima normativa dell’ultima riforma.
Io, per esempio, se dovessi mettere in fila i casini da cui mi hai tirata fuori, farei una strada lunga fino a dove sei adesso. “Sabbri, ho sbagliato” e tu dicevi sempre “non è successo niente, lo mettiamo a posto”.
Io davvero, ti giuro, davvero, credevo che a quella malattia subdola tu avessi fatto paura, come si fa paura agli allievi quando esagerano. Credevo che l’avessi mandata via, con quella determinazione, quella cocciutaggine, quella forza che ti ha fatta stare a scuola finché hai potuto, infischiandotene di tutto, facendo spallucce alle nostre remore stupide. Perché tu volevi e dovevi starci, a scuola, stare tra i ragazzi, vivere tutto. I ragazzi sono creature curiose. Un giorno, il mese scorso, ho fatto supplenza in una tua classe e ho chiesto così, pigramente, “chi avete l’ora dopo?”.
Potevano dirmi “la Roman” e basta.
Potevano dire anche qualcosa di poco sensibile, perché i ragazzi hanno sempre il tatto dell’elefante nella cristalleria, tipo “la prof che non sta bene”, o “la prof con l’ossigeno”.
Invece mi hanno detto “la prof di chimica, quella che spiega forte”.
Perché era quello che facevi.
Spiegavi forte.
Facevi tutto forte, vivevi forte, intensamente.
E di chimica io non ho mai capito granché, ma questo me l’hai insegnato bene.
Ciao, Sabrina.
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