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BiellaPensieri e parole

Dai limiti di velocità alla cultura del limite

Ecco “Pensieri e Parole”, la rubrica curata da Vittorio Barazzotto

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Siamo dentro una contraddizione evidente: vendiamo velocità, ma invochiamo sicurezza.

Negli spot televisivi le auto sfrecciano su strade deserte, perfette, quasi irreali. Nessun traffico, nessun pedone, nessun ciclista. Nella vita reale, invece, le strade sono affollate di parcheggi disordinati e attraversate da studenti con lo zaino, anziani, famiglie, lavoratori.

La velocità non è un valore neutro: è un fattore di rischio e il fenomeno non riguarda solo le automobili.

Le motociclette sono sempre più spesso occasione di esibizione: marmitte modificate, impennate, interventi estetici che trasformano il mezzo in un simbolo identitario. Il rumore diventa presenza, la potenza diventa messaggio.

Anche le bici elettriche o i monopattini sfrecciano veloci, lasciando come optional il casco. I mezzi nati per favorire la mobilità sostenibile rischiano talvolta di diventare strumenti difficili da governare in spazi urbani già congestionati. Le sanzioni si sono inasprite, eppure uno su tre usa il telefono al volante.

Infatti, come successo nuovamente martedì scorso, traffico bloccato sulla tangenziale per l’ennesimo incidente per la distrazione combinata alla velocità.

La tecnologia corre. La cultura della responsabilità meno e siamo schiacciati in una rincorsa continua tra libertà individuale e sicurezza collettiva.

Qualche decennio fa, anche a Biella, c’era un vigile urbano molto noto: severo, temuto, ma rispettato. Non “tendeva trappole”, come qualcuno diceva, ma ricordava a tutti che la strada non è un circuito, ed una componente della comunità. La sua severità passò’ alla storia. La sua presenza e le sue ramanzine, erano deterrenza prima ancora che sanzione.

Oggi comunichiamo la sicurezza con i cartelli e con gli autovelox, ma manca una cultura condivisa del limite. Le forze dell’ordine sono poche.

In un territorio come il nostro, dove le distanze sono contenute e il traffico è fatto di relazioni quotidiane, la sfida non è arrivare prima. È arrivare tutti.

La sicurezza stradale non è un tema tecnico, ma culturale.

Finché continueremo a esaltare la prestazione e a tollerare l’eccesso, la regolazione sarà sempre percepita come imposizione e non come tutela.

Forse è tempo di cambiare la narrazione: meno velocità come mito, più responsabilità come valore.

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