BiellaPausa Caffè
Mai così tanti per parlare di autismo
Ecco “Pausa Caffè”, la rubrica settimanale di Giorgio Pezzana
A ben guardare, i veri trionfatori del Concertozzo tenutosi sabato sera a Biella, sono stati i ragazzi di Pizzaut e tutte quelle associazioni che si occupano di autismo e di fragilità. Non capita spesso nel nostro capoluogo che intorno ad un tema così delicato si riescano a concentrare così tante attenzioni, che si traducono poi in sensibilizzazione, consapevolezza e, quindi, inclusione. Indubbiamente a fare da catalizzatori sono stati Elio e le Storie Tese, protagonisti, con altri artisti, dello spettacolo tenutosi in piazza Falcone, dopo interminabili discussioni tra palazzo Oropa e gli addetti al mercato che, alla fine, si sono fatti da parte rendendosi in tal modo portatori del primo, importantissimo, sostegno alla manifestazione.
Sostenitori generosi, perché quel farsi da parte ha comportato la rinuncia ai proventi del loro lavoro e di questi tempi rimetterci qualche giorno di lavoro (consideriamo anche l’allestimento della piazza) non è cosa da poco. Così come qualche rinuncia l’hanno dovuta accettare i titolari dei negozi circostanti che si sono visti transennare le vie ove abitualmente svolgono le loro attività. Alla fine però, oltre 11mila persone si sono riversate in piazza Falcone e se la memoria non m’inganna, era dai tempi dell’indimenticabile concerto di Fabrizio De Andrè allo stadio che a Biella non si assiepava così tanta gente per un evento musicale.
Senza incidenti per altro quindi, direi operazione riuscita.
Scrivo e scriverò poco di Elio. Intanto perché al concerto non c’ero. E poi per una ragione che spiegherò più avanti. Va però detto che Elio ha un figlio autistico e l’aver messo in piedi un progetto come questo, con i ragazzi di Pizzaut e tante realtà che si occupano di volontariato sociale, è stata una bella intuizione che ha raggiunto migliaia di persone, facendo del suo vissuto familiare un’esperienza attraverso la quale far parlare di autismo ed inclusione tutti gli intervenuti. Massima stima dunque per l’uomo Elio. Un po’ meno per l’artista che ad un Festival di Sanremo di diversi anni or sono presentò un brano intitolato “Canzone mononota” che, a mio avviso, suonò molto sarcastica nei confronti della più importante rassegna musicale italiana. Non a caso alcuni colleghi tra quelli che ho sempre definito i “demolitori” del Festival, avrebbero voluto la sua vittoria. Eticamente, non mi piacque quella carnevalata (come per altro non mi era piaciuta l’esibizione di qualche anno precedente con “La terra dei cachi”).
Sanremo è una manifestazione che, per chi partecipa, garantisce almeno un anno di lavoro a cachet maggiorati ed è il più seguito Festival musicale italiano. Irriderlo, partecipandovi, mi parve fuori luogo. Comunque, evviva il Concertozzo e ciò che porta con sé.
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