BiellaPausa Caffè
L’Alpàa che si ferma, segnale di un’epoca
Ecco “Pausa Caffè”, la rubrica settimanale di Giorgio Pezzana
La decisione del Comitato organizzatore di non dare vita alla 50a edizione dell’Alpàa di Varallo Sesia, prevista per la prossima estate, devo dire che lì per lì mi ha molto sorpreso. Sino a non molti anni or sono mi si diceva che, a livello istituzionale, all’atto della ripartizione dei contributi a sostegno delle varie iniziative, venivano privilegiate quelle realtà che avevano saputo crearsi una storia consolidata nel loro contesto territoriale.
L’Alpàa mi pare possa essere una di queste realtà, ormai fortemente radicata nel territorio valsesiano, anche se alcune analoghe iniziative lasciate morire nell’adiacente territorio biellese, pareva potessero contraddire quella tendenza. In questi giorni mi sono però imbattuto nella lettera aperta con la quale il Comitato valsesiano ha voluto esprimere pubblicamente il proprio rammarico per la decisione appena adottata e lo ha fatto soprattutto puntando il dito contro l’amministrazione comunale di Varallo che avrebbe messo a bilancio per la prossina edizione dell’Alpàa la somma di 40mila euro, anziché i 100mila che pare fossero stati precedentemente promessi. Ma, non solo.
Proseguendo nella lettura, ho appreso quanto venga considerato giustamente difficile fare quadrare un bilancio di circa 700mila euro. Settecentomila euro? A quel punto, lo confesso, sono trasalito. Già mi pareva un’enormità il fatto che un Comune di meno di 7mila abitanti potesse mettere in gioco 100mila euro, ridottisi poi a 40mila, per una manifestazione popolare. Ma che l’Alpàa avesse un bilancio di circa 700mila euro davvero non lo sapevo. E mi pare che il segnale lanciato dal Comune di Varallo sia molto eloquente: o si tagliano le spese o non se ne parlerà più.
L’Alpàa è una grande festa che dura una decina di giorni con un centinaio di banchetti (che certamente pagheranno un plateatico o comunque un contributo per poter esserci), uno o più catering (che comunque, in tutte queste occasioni, pagano per poter svolgere la propria attività), svariate iniziative a carattere ricreativo-culturale che di norma non contemplano grosse spese, il lavoro di allestimento che mi risulta possa contare su di una bella schiera di volontari. I costi maggiori vengono dai consumi energetici, dall’allestimento di punti di servizio igienico e la rimozione dei rifiuti, il compenso per il personale addetto alla sicurezza, la logistica ed i trasporti e, soprattutto, la musica.
I concerti, sia pure di personaggi di media fascia, sono costosissimi. Ma, in questo caso, credo anche rinunciabili (a queste feste la gente ama mangiare, bere e ballare e non fa troppo caso alla presenza o meno di big della canzone). Forse basterebbe questo per dimezzare il bilancio (The Kolors, in scena lo scorso anno all’Alpàa, hanno un cachet che oscilla tra i 100 ed i 120mila euro; quello di Noemi non è molto inferiore e quello di Raf, tutti personaggi ospiti dell’Alpàa 2025, si aggira sui 50mila).
Se si considera che la manifestazione valsesiana non prevede alcun biglietto d’ingresso, si spiegano molte cose. E visti i tempi che stiamo vivendo, temo che molte altre manifestazioni dovranno rivedere pesantemente le loro programmazioni. Non è né giusto né sbagliato. Sono i tempi che cambiano. Quelli dell’opulenza, purtroppo, ce li siamo lasciati alle spalle. Ora si prospettano quelli dell’astinenza.
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