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Ecco perche la Regione chiede il rimborso all’Asl

Ecco “Pausa Caffè”, la rubrica settimanale di Giorgio Pezzana

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Occorrevano 400 miliardi di lire per la realizzazione del nuovo ospedale di Biella che sarebbe sorto a Ponderano. Una cifra che sarebbe stato possibile raggiungere solo con una cordata che avrebbe coinvolto enti pubblici e privati. Tra questi, la Regione Piemonte che per questa operazione decise di mettere in campo 20 miliardi di lire. Ma non a fondo perduto, bensì come anticipo recuperabile attraverso la vendita del vecchio ospedale degli infermi che con la realizzazione del nuovo nosocomio sarebbe stato dismesso.

Va ricordato che gli immobili delle varie Asl sono di proprietà della Regione. Si trattava dunque sostanzialmente di un prestito e non di un’elargizione. Il nuovo ospedale, tra mille difficoltà, venne realizzato ed inaugurato nel 2015. Da quel momento in poi sarebbe stato ufficialmente posto in vendita il vecchio nosocomio con le sue pertinenze. Ma i pochi acquirenti che si fecero avanti risultarono tutti più interessati all’area sulla quale insiste tuttora il vecchio ospedale, ma non al monoblocco, che però risultava essere patrimonio architettonico del XX secolo e quindi non avrebbe potuto essere abbattuto. Fu così che gli anni passarono senza che il vecchio ospedale riuscisse a trovare concrete possibilità di essere venduto.

Ed è a questo punto che Regione ed Asl decisero di donare al demanio l’intera proprietà, rinunciando in tal modo a recuperare i proventi che avrebbero potuto derivare dalla sua improbabile vendita. Ma quei proventi avrebbero dovuto rappresentare il recupero, da parte della Regione, di quei 20 miliardi di lire messi a disposizione a suo tempo per la realizzazione del nuovo ospedale. 20 miliardi divenuti, nel frattempo, circa 11 milioni di euro.

Ed eccoci ai giorni nostri. La Regione, evidentemente, non intende rinunciare a quel rientro di capitale ma, a questo punto, l’unica possibilità che ha per recuperare quel prestito è rivalersi sull’Asl di Biella. E lo fa proponendo di spalmare la restituzione di quei quasi 11 milioni di euro in tre anni, con un recupero annuo di circa 3,7 milioni di euro. La cifra verrebbe quindi sottratta dai fondi di riparto che ogni anno la Regione elargisce all’Asl di Biella per garantire le prestazioni sanitarie sul territorio. Un salasso piuttosto pesante in un frangente in cui l’Asl di Biella già fa molta fatica a garantire i servizi sanitari di ordinaria amministrazione.

Da qui parte dunque la presa di posizione della consigliera regionale di opposizione Manuela Verzella, che può certamente contestare modi e tempi dell’operazione, ma non la legittimità della stessa, visti i presupposti dai quali partì la messa in campo da parte della Regione di quei 20 miliardi di vecchie lire.

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