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BiellaIl Dardo

Il ritorno al realismo nel Poligono delle Baragge

La nuova versione de “Il Dardo”, la rubrica di Guido Dellarovere

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Di fronte a uno scenario geopolitico sempre più instabile, le pretese delle associazioni ambientaliste di fermare l’addestramento militare a Candelo e Massazza si scontrano con la dura realtà. La sicurezza nazionale non si garantisce con le carte bollate.

Nelle scorse settimane, le pagine dei bisettimanali biellesi hanno ospitato titoli trionfalistici. Secondo la narrazione diffusa dalle associazioni ambientaliste locali, saremmo stati testimoni di una “svolta storica”: lo stop definitivo alle operazioni militari all’interno del poligono di Candelo e Massazza. Il “reo”, secondo i paladini del verde, sarebbe l’Esercito Italiano, colpevole di esercitarsi in un’area finita, quasi per un vezzo ideologico del passato, all’interno del perimetro del Parco Regionale delle Baragge.

Il messaggio veicolato era forte, quasi epico: la natura che si riprende i suoi spazi, il silenzio che sostituisce il fragore dei mezzi blindati, la vittoria del “prezioso habitat unico nel suo genere” sulle necessità della Difesa. Si era gridato al miracolo, convinti che decenni di addestramento Nato e nazionale fossero stati cancellati con un colpo di spugna burocratico. Ma la realtà, come spesso accade quando si scontra con le lucubrazioni ideologiche, ha preso una piega diversa.

È notizia di questi giorni, infatti, che qualcosa nell’ingranaggio del “sabotaggio verde” si è inceppato. L’Esercito Italiano ha ripreso le proprie attività. Non è dato sapere se la montagna di autorizzazioni richieste sia stata scalata con successo o se, più semplicemente, le alte gerarchie militari abbiano deciso di procedere ricordando che la sovranità nazionale e la preparazione dei propri uomini non possono essere messe in discussione da un regolamento locale. Fatto sta che nei prossimi giorni tra le brughiere delle Baragge si tornerà a sparare. E, onestamente, c’è da tirare un sospiro di sollievo.

Viviamo in un’epoca paradossale. Ci crogioliamo in una pace apparente, convinti che i conflitti siano spettri del passato o immagini lontane da scorrere sullo smartphone. Ma la realtà ci dice che la guerra è più vicina di quanto osiamo ammettere. In questo contesto, la riflessione da fare è profonda e quasi brutale nella sua semplicità: vogliamo un esercito di professionisti capaci di difendere la nazione o preferiamo trasformare i nostri soldati in giardinieri?

Le associazioni ambientaliste rivendicano un valore naturalistico inestimabile, ma sembrano dimenticare che quel territorio è stato preservato proprio grazie alla presenza militare, che lo ha tenuto al riparo dalla cementificazione selvaggia e dall’agricoltura intensiva per decenni. Se oggi esiste una “savana biellese” da tutelare, lo dobbiamo anche a chi vi ha sparato per sessant’anni.

L’utilità del poligono è fuori discussione. Ha formato migliaia di uomini, garantendo standard di eccellenza. Il fatto che negli anni in cui era di moda istituire parchi ovunque qualche “sapientone dell’ambiente” abbia deciso di includere un’area militare attiva in un parco naturale non può e non deve inficiarne l’uso primario. La difesa della patria è un diritto e un dovere che supera le normative locali.

Mentre le “bandiere multicolori” e i fautori dei fiori nei cannoni si preparano alla solita battaglia di carte bollate e tavole rotonde, resta una certezza: la sicurezza non si garantisce con le margherite. In un mondo che corre agli armamenti, l’addestramento dei nostri militari è una priorità assoluta. Lasciamo le proteste romantiche a chi non vuol vedere il pericolo oltre l’orizzonte e auspichiamo che i nostri soldati possano continuare a lavorare seriamente. Perché, quando la storia busserà alla porta, non saranno i regolamenti regionali a proteggerci.

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1 Commento

1 Commento

  1. Amr

    9 Marzo 2026 at 16:14

    della rovere mi fa ridere a crepapelle cosa servono le esercitazioni di un esercito mal armato? basta due droni per distruggere i loro armamenti, ma sparare e inquinare l aria e spaventare animali indifesi allora va bene , ma vada a quel paese e spari con la cerbottana

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