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Il tetto dei 100 euro arriva sui banconi del Biellese: cosa cambia per chi ricarica in contanti

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Banconote Euro (© Depositphotos)
Banconote Euro (© Depositphotos)

Nel Biellese la spesa per il gioco continua a salire e a spostarsi sul digitale: nel 2025 il numero dei giocatori, in prevalenza online, è cresciuto di poco meno del 20% rispetto all’anno precedente, in una provincia dove la rete fisica del gioco si era invece già assottigliata. Da qualche settimana, però, il punto in cui buona parte di quel denaro entra nei conti di gioco funziona in modo diverso.

Dal 13 maggio chi ricarica in contanti un conto di gioco online in un punto vendita non può superare i 100 euro nell’arco della stessa settimana. Il limite era scritto già nel decreto legislativo 41 del 2024 sul riordino del gioco a distanza, ma fino a quest’anno era rimasto in buona parte sulla carta: come ha ricordato Il Sole 24 Ore, la fase di test è partita a marzo, e soltanto da maggio la verifica avviene in automatico.

Che cosa cambia al bancone

Il tetto non è riferito al singolo esercizio ma alla persona. Il controllo viene effettuato sul codice fiscale e vale sull’intera rete nazionale, per tutti i concessionari: frammentare i versamenti tra il bar di casa e la tabaccheria del paese accanto non produce alcun effetto, perché il sistema interroga un archivio centralizzato prima di autorizzare l’operazione. Superata la soglia, la ricarica viene bloccata.

Per chi sta dietro il bancone significa gestire un rifiuto che non dipende da lui e spiegarlo a un cliente abituale. I punti vendita ricariche, del resto, non raccolgono scommesse: possono aprire e ricaricare i conti soltanto su richiesta del titolare e dopo averlo identificato, mentre restano vietati i prelievi, il pagamento delle vincite e ogni forma di intermediazione. È l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ad aver definito il protocollo di comunicazione per l’anagrafe dei conti di gioco su cui poggia il meccanismo.

Il nodo degli strumenti prepagati

Lo strumento più esposto è il tagliando prepagato acquistato in contanti allo sportello, il prodotto che per anni ha permesso di alimentare un conto online senza passare da una carta o da un bonifico. Che la questione fosse aperta era già scritto negli atti delle autorità di vigilanza: nel suo rapporto annuale l’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia segnala come nel comparto degli operatori di gioco permangano rischi significativi legati ai limiti nella tracciabilità delle operazioni e nella profilatura della clientela.

Dietro il tetto dei 100 euro c’è però un principio più ampio, ed è quello destinato a durare. La riforma chiede che ogni strumento di pagamento utilizzato per un versamento sia riconducibile al titolare verificato del conto, e che le vincite vengano restituite attraverso istituzioni finanziarie regolamentate. I meccanismi anonimi o basati sul contante non vengono vietati in blocco, ma perdono la caratteristica che li rendeva comodi. Come tutto questo si applicherà ai prodotti prepagati di uso generale, quelli che non nascono per il gioco ma vengono usati anche per quello, dipende dal provvedimento sugli strumenti di pagamento che l’Agenzia ha annunciato e che a oggi non è ancora stato pubblicato.

Nel frattempo la situazione operativa resta quella descritta dai regolamenti dei singoli operatori, e non è uniforme. Per chi usava il tagliando proprio per evitare di collegare carta e conto corrente il nodo non è soltanto il tetto settimanale: sui siti con licenza italiana la paysafecard resta un canale di sola ricarica, e conviene verificare in anticipo quali operatori la accettano e con quali limiti, perché l’incasso passa comunque da un bonifico o da un portafoglio elettronico intestato allo stesso giocatore.

Restano poi i dettagli che pesano sul conto di chi gioca somme piccole. La soglia minima di versamento con questi strumenti si attesta di norma sui 10 euro, più raramente sui 5; alcuni operatori escludono i depositi effettuati con tagliando dalle promozioni di benvenuto; e se il versamento non comporta commissioni, il ricarico applicato dal punto vendita all’acquisto e le eventuali spese bancarie sul metodo di prelievo alternativo restano a carico dell’utente.

Perché il Biellese ci arriva da lontano

La misura tocca il territorio in un momento in cui il baricentro si è già spostato. La rete fisica biellese si era ridotta ben prima della pandemia: tra il marzo 2018 e il settembre 2019 i locali pubblici con apparecchi da gioco erano scesi da 280 a 87 e i sistemi installati da 1.240 a 752, con la spesa complessiva in calo da 42 a 38,6 milioni di euro, secondo un’indagine dell’IRES Piemonte. Quel denaro non è però uscito dal circuito: ha cambiato canale, e il canale nuovo non passa da una sala.

Dietro i numeri c’è la parte che la cronaca locale racconta da tempo. Sul totale nazionale il gioco online pesa ormai per circa il 60% della spesa, e la dipendenza viene trattata negli stessi servizi che seguono alcol e sostanze. Sul fronte della prevenzione la Regione si muove con la campagna “Perdere tutto non è un bel gioco”, arrivata fino ai mercati rionali e alle sagre con le tappe del GAP Tour. È in questo contesto che un tetto sul contante diventa qualcosa di più di un adempimento tecnico: è il primo argine che il giocatore incontra fisicamente, in un negozio sotto casa, invece che dentro un’applicazione.

Cosa aspettarsi da novembre

Il calendario non è chiuso. La certificazione delle piattaforme dei nuovi concessionari è stata rinviata al 13 novembre 2026, data alla quale sono attese anche le regole tecniche per diverse verticali del gioco a distanza, e allo stesso orizzonte guarda il provvedimento sui mezzi di pagamento. Il limite sui contanti, invece, è già pienamente operativo e non ha ottenuto proroghe.

Per il Biellese il primo effetto misurabile non sarà un dato di spesa, ma una scena quotidiana: un’operazione rifiutata al bancone, e la scelta che ne segue. Restare sotto la soglia, oppure passare a strumenti tracciabili e accettare l’identificazione che comportano. Se questo ridurrà la spesa complessiva sul territorio o soltanto il modo in cui viene registrata è la domanda a cui i dati del 2026 cominceranno a rispondere.

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