Idee & Consigli
Comunità energetiche, ma la bolletta rimane: come trovare l’offerta più conveniente
L’ascesa delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) sta ridisegnando la geografia dei consumi in Italia, offrendo finalmente a cittadini e imprese l’opportunità di evolversi da semplici pagatori a protagonisti della filiera. L’idea di condividere l’energia pulita prodotta dal sole con il proprio condominio o con il quartiere è affascinante e indubbiamente vantaggiosa. Tuttavia, attorno a questo tema si è creato un equivoco di fondo: molti credono che aderire a questi gruppi significhi staccarsi dalla rete nazionale e smettere di ricevere le fatture.
La realtà tecnica è diversa: il legame con il distributore resta saldo e, di conseguenza, individuare la miglior offerta luce e gas rimane una priorità per chi vuole davvero alleggerire i costi, evitando che il risparmio generato dalla comunità venga eroso da una tariffa di fornitura poco competitiva.
Un patto di condivisione locale
Per capire perché la spesa non si azzera, bisogna guardare a come funziona concretamente una CER. Si tratta, in sostanza, di un’alleanza territoriale: privati cittadini, attività commerciali ed enti locali si associano per installare impianti di produzione condivisi, quasi sempre fotovoltaici. La logica supera il puro profitto finanziario per abbracciare l’autoconsumo diffuso.
L’energia generata dagli impianti non viene immagazzinata in enormi batterie (se non in rari casi), ma viene consumata istantaneamente dai membri della comunità o immessa in rete per uno scambio virtuale.
Questo meccanismo virtuoso viene premiato dallo Stato con incentivi economici sull’energia condivisa, riconoscendo il valore di un chilowattora che viene prodotto e consumato “a chilometro zero”, senza gravare sulle grandi infrastrutture di trasporto nazionali.
Perché il contatore continua a girare
Aderire a una CER, però, non significa tagliare i cavi che collegano la casa al mondo esterno. La natura stessa delle fonti rinnovabili impone un limite fisico invalicabile: il sole non splende di notte e il maltempo può abbattere la produzione dei pannelli per giorni interi. Eppure, in quei momenti, il fabbisogno domestico non si arresta: frigoriferi, luci, forni e riscaldamento continuano a richiedere alimentazione.
Chi fornisce quell’energia quando l’impianto comunitario è fermo? La rete nazionale. Ogni membro della comunità mantiene il proprio contatore individuale e, soprattutto, il proprio contratto di fornitura con un venditore del mercato libero. Quando la produzione comunitaria non basta o è assente, l’utente preleva energia dalla rete esattamente come un cliente tradizionale. La bolletta, quindi, continua ad arrivare puntuale, coprendo tutti quei consumi che l’autoproduzione non riesce a soddisfare in tempo reale.
L’importanza della tariffa per non vanificare il vantaggio
È qui che si gioca la vera partita del risparmio. Gli incentivi ricevuti periodicamente per la condivisione dell’energia vanno a compensare i costi, ma rischiano di diventare irrilevanti se l’energia che si è costretti ad acquistare dalla rete – che spesso rappresenta ancora una quota consistente dei consumi totali, specialmente quelli serali – viene pagata molto.
Mantenere attivo un contratto di fornitura obsoleto o con prezzi fuori mercato può rappresentare un errore strategico. Se il costo unitario del chilowattora prelevato dalla rete è alto, la fattura mensile resterà pesante, annullando il beneficio economico garantito dalla comunità energetica. L’utente virtuoso, dunque, non deve solo preoccuparsi di consumare quando c’è il sole, ma deve analizzare il proprio profilo di acquisto e cercare sul mercato le condizioni tariffarie più adatte a questo.
Solo abbinando l’innovazione della condivisione energetica a una tariffa di acquisto ottimizzata è possibile massimizzare il risultato, trasformando l’energia in una risorsa gestita con intelligenza.
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