Fuori provincia
Caro Mario Soster, ci vedremo lassù
Botanico, fotografo naturalista e uomo di montagna, ha dedicato la vita alla flora valsesiana, alla tutela dell’ambiente e alla divulgazione. Piera Mazzone lo ricorda con un commosso omaggio, ripercorrendo le sue opere, il suo impegno e il legame profondo con la Valsesia.
Piera Mazzone ricorda Mario Soster, grande botanico e fotografo naturalista della Valsesia, molto conosciuto anche nel Biellese e morto nei giorni scorsi.
Caro Mario, qualche settimana fa eri venuto in Biblioteca per invitarmi ad un pranzo con la tua famiglia nel baitino che curavi con tanto amore, per mostrarmi le tue coltivazioni. C’eravamo dati appuntamento per una domenica di novembre, quando l’estate di San Martino regala giorni pieni di azzurro. Purtroppo una leucemia fulminante in sole tre settimane ha vinto la tua forte tempra di montanaro. Le tue ceneri, secondo la tua volontà, riposeranno lassù, il luogo che hai costruito, amato, coltivato con la passione di un innamorato e la sapienza di un botanico.
Le nostre frequentazioni in questi anni si erano infittite: ti apprezzavo ed ero ammirata dalle tue competenze botaniche, che non si limitavano mai alla pura erudizione, ma ristabilivano un contatto diretto con le cose naturali che ci circondano. Amavo la tua francescana semplicità che si coniugava con una generosità mai esibita: la cosa giusta al momento giusto.
Mi insegnasti a scoprire la flora spontanea valsesiana, prestando attenzione e cura per le specie più umili, proteggendo le varietà più rare, a rispettare la Natura come ospiti che dovrebbero passare “leggeri alla terra”, come certamente hai fatto tu che, partendo da lontano, hai provato a proporre spazi che garantissero la sopravvivenza di numerose specie animali e vegetali, suggerendo modelli nuovi di coesistenza ed interazione, in cui crescita e ambiente non fossero più visti come irriducibili antagonisti. Nel 1979 a Cogne avevi conseguito la qualifica di Esperto Nazionale del Club Alpino Italiano per la Tutela dell’Ambiente Montano, fosti Presidente della Sezione del CAI di Varallo dal 1985 al 1988 e da 1991 al 1997.
Nel 1992, in occasione dell’annuale commemorazione dei Caduti del Monte Rosa, alla chiesetta della Madonna dei ghiacciai, nei pressi della Capanna Gnifetti, della quale in quell’anno si celebrava il venticinquesimo di costruzione, accompagnasti lassù Monsignor Luigi Bettazzi, che serbò di te un grato ricordo, rinverdito dal dono delle tue pubblicazioni. Per molti anni hai curato le pubblicazioni della Commissione Montagna antica, montagna da salvare: Sentieri dell’arte sui monti della Valsesia, editi dal Club Alpino Italiano, Sezione di Varallo.
Nella tua vita, passo dopo passo, senza forzare, con la modestia e la perseveranza del montanaro che rispetta il senso del cammino, perché l’importante non è raggiungere la meta, ma fare la strada e condividerla con qualcuno, hai costruito una rete di percorsi dell’anima, con tappe sui Valori che improntano la nostra esistenza, la plasmano, dando un senso ed una meta al nostro quotidiano cammino. Come Eléazar Bouffier, l’uomo di Jean Giono, che piantava ogni giorno ghiande e rimboschì di querce le foreste dell’alta Provenza, tu, senza mai stancarti, hai seminato la speranza di far crescere la felicità, perché è da un minuscolo filo d’erba, imperlato di rugiada, che possiamo cogliere la legge dell’universo, comprendere il famoso postulato di Lavoisier: Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.
Avevi dedicato la prima edizione del volume “Le nostre felci”, edito dal Club Alpino Italiano nel 1990. “Ai miei Genitori che m’insegnarono a vivere con la Natura e nel suo rispetto”. Modestamente nella Prefazione scrivevi: “Questo mio lavoro aggiunge nulla a quanto già si conosce. Non ha quindi la pretesa del trattato scientifico, semmai gli su può attribuire un merito: quello di rendere accessibile e di agevolare la conoscenza di un settore della botanica che a molti apparire ostico e impenetrabile, di un mondo, quello delle felci che abbiamo continuamente sott’occhio”.
Nel 2001 pubblicasti Identikit delle felci d’Italia. Guida al riconoscimento delle pteridofite italiane, dedicato a: “Maria Enza, mia paziente compagna, di tante avventurose escursioni alla ricerca dell’”ultima” felce”, presentato da Teresio Valsesia: “Mario Soster ha ridato dignità alle umili felci, ultime cenerentole nella scala gerarchica della nostra contemplazione, adusa più ad apprezzare la maestosità che le “minuzie dei particolari… Lui, autodidatta, ha indagato con “intelletto d’amore” e con rigore scientifico un settore non secondario della botanica”. Nel 2009 pubblicasti il “Sentiero Naturalistico Filix. Il sentiero naturalistico delle felci di Boccioleto”.
Nel 1947, dall’altopiano di Asiago, impoverito dalla guerra, bambino di nove anni, giungesti in Valsesia, con i genitori ed i fratelli: Caterina e Giampiero, ai quali nel 1956 si aggiunse Roberto. Con la tua famiglia prendesti dimora nella zona della chiesa di Loreto, ai piedi della Falconera, che presto divenne la tua palestra di gioco. Allora i divertimenti erano davvero pochi, ma il tempo pareva infinito: quei boschi, quelle rocce, erano un’avventura da vivere e gustare, assaporando la libertà.
Si deve a te la scoperta nel 2016 della presenza del raro Falco Pellegrino, che nidifica proprio alla Falconera. Certo non avresti mai immaginato, settantacinque anni dopo, di scrivere un libro dedicato alle Ferrate di Falconera, illustrato con le tue fotografie, il VII della Collana: La mia Valsesia, iniziata nel 2010, cui seguirono nel 2014: Varallo e il suo territorio, 2015: Per monti e valli… cercando lo Stralisco, 2016: Le acque valsesiane, 2017: Flora alpina e nivale valsesiana. Nel 2022 la Collana si arricchì di un nuovo volume dedicato agli Alpeggi valsesiani dell’Alta Val Grande: Comuni di Scopa, Scopello, Pila, Piode, Rassa, Campertogno, Mollia, Alagna con Riva Valdobbia. A giugno annunciammo la prossima uscita del secondo volume dedicato agli Alpeggi valsesiani della Val Sermenza (Comuni di Alto Sermenza, Carcoforo, Boccioleto, Rossa, Balmuccia) e Val Mastallone (Comuni di Rimella, Fobello, Cervatto, Cravagliana, Varallo), curato per la parte grafica e l’impaginazione da Sara Manzetti della Bottega “Lo Spago”, che sarà il più corposo dei precedenti: oltre trecento pagine a colori, che documentano la realtà economico-insediativa caratteristica delle nostre montagne, mostrando purtroppo anche il progressivo abbandono di molti pascoli.
Non hai fatto in tempo a vederlo stampato, ma avevi approvato l’ultima bozza, dedicando il volume a Sandro Orsi. Sono certa che ci sarai alla presentazione in Biblioteca, orgoglioso di aver regalato un altro gioiello per il cuore e gli occhi di coloro che condividono l’affetto per questa valle, dura e difficile, ma che, come te, sapeva farsi amare.
Tuo padre Giovanni, carbonaio e boscaiolo, claudicante per i postumi di una poliomielite contratta in età infantile, morì a soli cinquantaquattro anni, proprio alle pendici del Monte Tovo e tu, a venticinque anni, ancora una volta cambiasti vita: diventando il capofamiglia assumendoti doveri e responsabilità, ti sposasti con Maria Enza, una civiaschese, crescendo due figli Walter e Katya, che vi hanno regalato due nipoti: Giacomo e Rebecca: il futuro. Quello che rimase uguale fu l’amore per la montagna e la passione per la fotografia. Ti muovevi guidato da un filo rosso che collegava il fotografo, il botanico, e l’alpinista, in costante dialogo con l’ambiente naturale e con quello antropizzato.
Lavoravi sempre con rinnovato entusiasmo, facendo tesoro di ogni incontro, per tradurlo in immagini più eloquenti di qualunque
racconto.
Il tuo amore per piante e fiori si concretizzò in Flora eletta valsesiana, un lussuoso volume con immagini a piena pagina di piante e fiori: i fiori recisi che appassiscono malinconicamente in un vasetto sono un’inutile crudeltà, meglio catturarli con l’obiettivo di una macchina fotografica. Descrivesti i vari ambienti che si incontrano salendo verso l’alta valle: flora dei boschi, flora dei cigli stradali e delle sponde fluviali, flora delle zone umide, flora dei prati e pascoli montano alpini, flora dei macereti, pietraie e brughiere, flora delle rocce, flora alpina e nivale. Quel libro ebbe quattro successive edizioni di cui quella del 2011, promossa dal Parco Naturale Alta Valsesia: Flora valsesiana e del Monte Rosa.
Fosti ideatore, e un tempo responsabile, a titolo del tutto gratuito, del Giardino Fum Bitz di Alagna, nato nel 2013, quando era Presidente dell’Ente Parco Alta Valsesia l’architetto Orazio Pandolfo. Le condizione del Giardino intitolato a Tuo nome, furono una preoccupazione costante negli ultimi anni: avresti voluto che fosse maggiormente curato ed accudito.
Sono tanti i grazie che Ti dobbiamo in Biblioteca per le Tue mostre: quella allestita in occasione dell’Alpàa 2012: “Valsesia in fiore, fiori tra le pagine”, centoventi fotografie a colori affiancate da antichi erbari e pubblicazioni botaniche tratte dai fondi della Biblioteca, parte di quelle foto ce le donasti e furono l’inizio di un album naturalistico da sfogliare per riempirsi gli occhi di grazia e bellezza, da lì nacque la vetrina “Naturalmente Soster” che continua tuttora e che manterremo in tuo ricordo, alimentata dalle centinaia di fotografie raccolte negli album, meticolosamente classificate.
Per salutarti abbiamo messo al centro di quello spazio immagine una poesia di Ivana Petenzi: “Inno all’amicizia”, omaggio della “tua” Valsesia, completata da un’immagine che ti ritrae nelle vesti di un Topolino fotografo.
Nell’estate 2021 la Mostra “Api e fiori in Biblioteca”, connessa ad un’iniziativa del Soroptimist Club di Valsesia, dedicata ai bambini in età pre-scolare, conquistò bambini ed adulti. Nel 2023, in occasione della presentazione della donazione del sangermanese Antonio Corona e di sua moglie Ausilia (quattro incunaboli di valore straordinario, tra i quali il primo libro stampato a Vercelli nel 1485, il Supplementum Summae Pisanellae, di Nicolò da Osimo, stampato da Jacopo Suigo), con la preziosa collaborazione dell’artista Spiros e della moglie Anna, fu ideata una mostra divulgativa cresciuta intorno ad alcune passioni di Antonio: la coltivazione e l’utilizzo del riso, il mondo delle mondine, e tu l’avevi arricchita con fotografie naturalistiche di grande suggestione.
Grazie per la cura che hai riservato alle nostre piante, dandoci preziosi consigli per mantenerle sane e vigorose, donandoci un nuovo esemplare di Camelia Sasanqua, che proprio in questi giorni sboccia i suoi fiori più belli.
Il tempo per te aveva un senso solo se veniva impiegato in cose utili per la Comunità: l’amico Alessandro Orsi Ti aveva definito: “Il miglior illustratore della nostra valle, proponendo fotografie di sublime suggestione e anche di valenza didattica, capaci di insegnare cosa sono gli ambienti di montagna”
Grazie dai nostri bambini ai quali facevi scoprire un mondo di vita in dieci centimetri quadrati. Per anni hai scandito i giorni della Valsesia con i Tuoi calendari della serie Invito alla Valsesia, giunti nel 2026 alla quarantacinquesima edizione, che proponeva una panoramica sui Rifugi valsesiani, aprendosi con una grandiosa visione della Punta Gnifetti con in alto la Capanna Margherita. Parallela, ma di formato stretto e lungo, con la copertina verde, leggermente più “giovane” era la serie Itinerario Valsesia, I Comuni Valsesiani, conosciuto come Calendario Valverde, dal nome del primo sponsor, che raggiunse le quarantuno edizioni.
Negli ultimi tempi non ti furono risparmiate amarezze, ma hai saputo andare avanti a testa diritta, resterai un esempio di coerenza, che molti hanno travisato in caparbietà.
Mi resterà il rimpianto per quell’edera ad alberello che eri riuscito a selezionare e che avrebbe ingentilito l’inverno. Ad ogni vigorosa scampanellata sobbalzerò pensando che magari tu sia tornato a bere un caffè. So che sarai impegnato a preparare macerati d’ortica per le piante delle “zone alte”, a ripulire sentieri e a scoprire nuove varietà botaniche, ora che hai a disposizione il catalogo dell’universo.
Piera Mazzone
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