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Nella provincia di Biella oltre 1300 imprese a rischio insolvenza

Si tratta del 9% del totale, una situazione peggiore rispetto alla media piemontese, ma migliore rispetto a quella nazionale

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In Piemonte il rischio di insolvenza delle imprese resta inferiore alla media nazionale, ma il Biellese si colloca tra le province regionali con l’incidenza più elevata.

Secondo l’analisi di Sevendata su dati delle Camere di Commercio, in provincia di Biella il 9,1% delle aziende attive potrebbe trovarsi in condizioni di insolvenza nei prossimi dodici mesi: si tratta di 1.336 imprese su un totale di 14.677 attività, una quota superiore alla media piemontese dell’8,6%, pur rimanendo al di sotto di quella italiana, che raggiunge il 12,1%. Nel complesso il Piemonte conta 397.325 imprese attive, delle quali 34.170 sono considerate a rischio insolvenza nell’arco di un anno. Un dato che conferma un profilo regionale relativamente solido rispetto al resto del Paese, dove le imprese potenzialmente a rischio sono circa 674 mila su oltre 5,5 milioni di attività.

Rischio insolvenza, la situazione del Piemonte nel dettaglio

Dentro i confini regionali, l’analisi per provincia evidenzia una variabilità contenuta ma significativa: l’incidenza più elevata di imprese a maggiore rischio si osserva a Novara (10,1%, 2.840 imprese a rischio), Alessandria (9,5%, 3.461 imprese a rischio), Torino (9,4%, 19.695 imprese a rischio), Biella (9,1%, 1.336 imprese a rischio) e Vercelli (9,0%, 1.265 imprese a rischio), mentre valori più bassi si registrano nelle province di Asti (7,9%, 1.641 imprese a rischio), Verbano-Cusio-Ossola (7,3%, 854 imprese a rischio) e Cuneo (5,2%, 3.227 imprese a rischio).

«Le imprese del Piemonte nel 2026 si collocano in base al livello di rischio insolvenza sui 12 mesi tra le realtà più solide a livello nazionale, con un’incidenza significativamente inferiore alla media italiana, confermando un’elevata tenuta complessiva del tessuto produttivo – commenta Fabrizio Vigo, Ceo e co-founder di Sevendata –. L’analisi provinciale evidenzia differenze contenute, con un’incidenza leggermente più elevata a Novara, Alessandria, Torino, Biella e Vercelli e un profilo più solido a Cuneo, Verbano-Cusio-Ossola e Asti. La regione mantiene una capacità di resilienza che si spiega con la qualità e la composizione della sua base produttiva: accanto a una forte presenza del comparto commerciale, e a settori rilevanti come costruzioni, agricoltura e logistica, il territorio beneficia di una struttura produttiva equilibrata e diversificata. Allo stesso tempo, alcuni indicatori segnalano che la resilienza non va data per scontata: il lieve incremento della quota di imprese a rischio e la flessione contenuta del survival rate indicano un contesto in cui la tenuta dipende sempre più dalla capacità delle imprese di preservare equilibrio finanziario, continuità operativa e posizionamento di mercato in uno scenario macroeconomico dinamico in grado di gestire fenomeni di incertezza».

Il maggior numero di imprese attive in Piemonte

In termini di concentrazione del tessuto imprenditoriale, il Piemonte fa registrare una variazione annuale delle imprese attive pari a -0,6%, a fronte della media italiana che registra il saldo negativo (-0,8%). Il maggior numero di imprese attive è a Torino (52,7% del totale regionale pari a 209.516 aziende), seguita da Cuneo (15,6%, 62.050 imprese), Alessandria (9,2%, 36.427 imprese) e Novara (7,1%, 28.122 imprese), mentre Asti (5,2%, 20.777 imprese), Biella (3,7%, 14.677 imprese), Vercelli (3,5%, 14.061 imprese) e Verbano-Cusio-Ossola (2,9%, 11.695 imprese). Sul fronte della dinamica annua delle imprese attive, la regione mostra un andamento in lieve contrazione, confermando un quadro complessivamente stabile.

Un saldo negativo

La lettura demografica regionale indica un saldo negativo tra nuove imprese e cessazioni: il tasso di natalità si attesta al 5,3%e la mortalità al 5,8% (saldo -0,5 punti percentuali). Anche gli indicatori di resilienza mostrano una buona tenuta: il survival rate – tasso di sopravvivenza – delle imprese nate nel 2024 e ancora attive nel 2026 è pari al 92,8%, in lieve calo rispetto al biennio 2022–2024 (93,6%).

Più aziende attive nel commercio

Dal punto di vista settoriale, il numero più alto di aziende attive si registra nel commercio (22,5%), seguito da costruzioni (16,1%) e agricoltura e pesca (11,4%). Le incidenze di rischio insolvenza più elevate si riscontrano nelle attività estrattive in cava (28,4%), nelle attività legate alla gestione di acqua e rifiuti (17,6%), nei fornitori di energia (15,9%) e nelle attività di trasporto e magazzinaggio (12,1%). Le attività meno a rischio sono invece quelle legate ad agricoltura e pesca (2,3%), attività finanziarie e assicurative (2,4%) e altri servizi (3,2%).

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