CircondarioCronaca
Vent’anni fa il terribile schianto sulla Trossi in cui morirono due carabinieri
Domenico Iannone e Alessandro Scattolin persero la vita a Gaglianico nella notte tra il 12 e il 13 agosto 2006
Vent’anni sono trascorsi da uno dei più drammatici incidenti stradali della storia recente biellese, quello in cui persero la vita i giovani carabinieri Domenico Iannone e Alessandro Scattolin.
Vent’anni che tuttavia non hanno cancellato il loro ricordo tra i familiari e i tanti amici che gli volevano bene perché, come sottolineano annunciando la messa di suffragio che è stata celebrata giovedì nella chiesa di San Pietro, a Candelo, “non muore mai chi vive nel cuore di chi resta”. Non solo la messa: ancora oggi, passando da quella rotonda, ci sono sempre dei fiori a ricordo di Domenico e Alessandro.
Domenico Iannone e Alessandro Scattolin, i due carabinieri morti nel tragico incidente di vent’anni fa sulla Trossi
Iannone e Scattolin avevano rispettivamente 29 e 23. Entrambi prestavano servizio alla stazione di Candelo, il primo da tre anni, il secondo da 12 mesi. La loro vita si spezzò improvvisamente e tragicamente nella notte tra il 12 e il 13 agosto del 2006, sulla strada Trossi. Erano all’incirca le 4 quando l’auto sulla quale viaggiavano, di ritorno da una serata trascorsa in un locale estivo di Verrone, si schiantò contro il muretto all’incrocio tra le vie per Candelo e per Sandigliano, all’altezza della rotonda con la mano d’artista di Ugo Nespolo.
L’impatto fu violentissimo e la Mercedes 220 venne sbalzata a diversi metri di distanza in seguito all’urto. I due militari morirono sul colpo.
Una tragedia che sconvolse tre comunità
La notizia della loro scomparsa sconvolse ben tre comunità. Non solo quella biellese, dove lavoravano ed erano stimati e benvoluti, ma anche quelle d’origine: Mercato San Severino, in provincia di Salerno, e Fagnano Olona, nel Varesotto.
«Erano due bravi ragazzi equilibrati, educati, apprezzati e ben inseriti nella comunità di Candelo dove operavano», li ricordò all’epoca il maresciallo Franco, comandante della stazione di Candelo.
Nei giorni successivi alla tragedia un’intera città si chiese cosa potesse essere successo, perché la Mercedes sulla quale viaggiavano a velocità non particolarmente elevata, oltretutto lungo una strada che conoscevano come le proprie tasche, quella maledetta notte andò diritta alla rotonda anziché svoltare in via Candelo, finendo così contro il muretto della rotonda d’artista e venendo infine sbalzata verso il muro di contenimento, una ventina di metri più in là.
L’incrocio era già stato teatro di altri incidenti mortali
L’incidente riaprì una ferita mai del tutto rimarginata per i biellesi. Quel punto, infatti, era stato soprannominato per anni “l’incrocio della morte”, essendo già stato teatro di numerose tragedie. Proprio per aumentarne la sicurezza, la Provincia, all’epoca del presidente Orazio Scanzio, aveva deciso di realizzare la rotonda, un’opera che avrebbe dovuto cancellare quella triste nomea e rendere meno pericolosa una delle zone considerate tra le più critiche del Biellese in termini di viabilità.
Solo tra il 2000 e il 2002 in quell’incrocio si verificarono ben dieci incidenti gravi, scesi a 2 l’anno successivo, quando la rotonda vide la luce. Uno solo nel biennio 2004/2005. Poi, nella calda estate del 2006, questa doppia tragedia, che vent’anni dopo non è stata dimenticata.
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