La Provincia di Biella > Cronaca > Lite agli Zumaglini: «Quell’uomo aveva una pistola.Mio marito è un eroe, meriterebbe una medaglia»
Cronaca Biella -

Lite agli Zumaglini: «Quell’uomo aveva una pistola.Mio marito è un eroe, meriterebbe una medaglia»

Parla la moglie del 23enne arrestato nel fine settimana ai giardini per lesioni aggravate

BIELLA – «Mio marito è un eroe: in un altro Paese gli avrebbero dato una medaglia, qui è stato arrestato».
Non teme di metterci la faccia Marika Polin, moglie dell’uomo arrestato nei giorni scorsi per lesioni aggravate, con l’accusa di aver aggredito un uomo in possesso di una pistola a salve ai giardini Zumaglini. Quest’ultimo, che se l’è cavata con una prognosi di sette giorni, sarebbe stato seguito e picchiato dal 23enne tunisino K.K.; opposta, invece, la tesi della moglie dell’arrestato, che ha assistito a tutta la scena: il marito avrebbe difeso se stesso e la sua famiglia.
La vicenda è complessa, bisogna andare con ordine. Tutto inizia con il tentativo di A.B., 36 anni, di nascondersi alla vista di una volante della polizia, probabilmente proprio per evitare di essere trovato in possesso dell’arma. “Ero seduta sulle pietre insieme alle mie figlie – ricorda Marika Polin -, in cima alla scaletta che si trova subito dietro la fontana. Mio marito ci dava le spalle, stava parlando con un amico. A un certo punto è passata una volante e questo tizio, che non conoscevamo, è venuto a nascondersi dietro di noi. Quando mio marito lo ha visto, lo ha esortato ad allontanarsi, pensando che magari avesse della droga in tasca. Gli ha detto di stare lontano dalla sua famiglia, ma questo non si muoveva. Diceva “me ne vado appena si allontana la polizia”».
È in questo momento che la situazione si è fatta tesa: «La più grande delle mie figlie – continua la donna – ha notato che stava estraendo una pistola ed è scappata, la più piccola è rimasta paralizzata. Ha iniziato a dire “quello ha una pistola” ed è scoppiata a piangere. Quando mio marito l’ha vista, è saltato verso il viale. L’altro, infatti, continuava a mirarlo verso la testa».
È qui che le versioni diventano contrastanti. Il 36enne sostiene infatti di aver tentato di allontanarsi ed essere stato inseguito e aggredito con la bottiglia dal tunisino (proprio la presunzione che fosse stata usata la bottiglia ha fatto scattare l’arresto).
«Non è vero – sostiene Marika Polin -, continuava a mirare alla testa e si è diretto verso mio marito. Penso che chiunque sarebbe andato nel panico. Lui ha preso una bottiglia per potersi eventualmente difendere ed è scappato dall’altra parte del viale, ma è scivolato e la bottiglia è caduta e si è rotta. L’altro gli si è buttato addosso. Mio marito si è ritrovato questo tizio sopra, ma è riuscito a prenderlo per il collo e a buttarlo a terra. È in quel momento che è finito sui vetri e si è ferito, nessuno gli ha dato delle bottigliate».
Ne è seguita una vera e propria colluttazione: «L’obiettivo era disarmarlo. Si sono strattonati e scazzottati, finché il mio compagno, non so come, è riuscito a estrarre il caricatore della pistola. Lo ha alzato in aria per farlo vedere a tutti, chiedendo che chiamassero la Polizia perché quell’uomo era armato».
Arma che successivamente si è rivelata innocua: era a salve, avrebbe fatto soltanto rumore. «Nel caricatore – ribatte però la donna – c’erano proiettili di ferro dorati. Sfido, in un momento del genere, a capire se sono a salve o no. Anche senza caricatore, poi, quell’uomo restava una minaccia, per quanto ne sapevamo poteva avere anche il colpo in canna».
Alla fine il 23enne è riuscito a immobilizzarlo su una panchina, dove i due uomini sono stati infine raggiunti e bloccati dagli agenti delle volanti. «Sì – conferma la donna –, è vero, mio marito gli ha ancora dato qualche pugno, ma solo finché all’altro ragazzo non è caduta la pistola. Da quel momento lo ha soltanto tenuto bloccato, aspettando che arrivasse la polizia, Polizia che tra l’altro ho chiamato io. Ho anche la registrazione della telefonata, dove oltretutto chiedevo di fare presto perché quell’uomo era caduto sui cocci e si era ferito. Nonostante tutto, mi preoccupavo perché sanguinava».
L’epilogo è stato in questura per il giovane tunisino e al pronto soccorso per il 36enne italiano. Il primo è stato arrestato per lesioni aggravate, il secondo è stato denunciato per minacce aggravate. Lunedì mattina l’arresto di K.K. è stato convalidato dal magistrato, che gli ha imposto la misura dell’obbligo di firma in attesa del processo, in programma il prossimo 15 luglio. Così potrà continuare a lavorare.
«Lo condannano per aver compiuto un gesto eroico e aver difeso la sua famiglia? – è la provocatoria domanda di Marika Polin -. Viene punito per aver fermato un potenziale malintenzionato? Dubito che quell’uomo si trovasse ai giardini con una pistola per sport… Se mezz’ora dopo l’avesse usata per rapinare una vecchietta? La verità è che mio marito paga il fatto di essere straniero e di avere dei precedenti. Nel frattempo io non chiudo occhio da tre notti: continuo a sognare che gli sparano. In un altro Paese a quest’ora avrebbe una medaglia».

© riproduzione riservata