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Pugni, calci e testate agli agenti: ancora violenza in carcere

Antonio Napoli (Uil) «Questi episodi confermano che la situazione è ormai fuori controllo»

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Pugni, calci e testate agli agenti: ancora violenza in carcere

Pugni, calci e testate agli agenti: ancora violenza in carcere.

Pugni, calci e testate agli agenti: ancora violenza in carcere

Ancora violenza nel carcere di Biella. A pochi giorni dall’incendio appiccato da un detenuto che ha fatto finire un agente all’ospedale con una grave intossicazione, nella giornata di mercoledì si è verificata una nuova giornata di caos all’interno della casa circondariale di Biella.
Questa volta si è trattato di una vera e propria aggressione ai danni del personale della polizia penitenziaria.

Stando a quanto comunicato dalla Uil, un detenuto ristretto nel reparto isolamento si è reso protagonista di un violento episodio, aggredendo due agenti con calci, pugni e testate. Fortunatamente, le condizioni dei due operatori non risultano gravi: uno è stato medicato nell’infermeria interna dell’istituto, mentre l’altro ha dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso, con una prognosi di due giorni.

«L’episodio – spiegano dalla Uil – si inserisce in un contesto estremamente preoccupante. Dall’inizio del mese di marzo si contano già sei aggressioni ai danni del personale, a dimostrazione di una situazione ormai fuori controllo. Alla base di tali episodi vi è, sempre più frequentemente, il rifiuto da parte dei detenuti di rispettare le regole dell’istituto, come il rientro nelle camere di pernottamento o altre disposizioni organizzative, spesso per motivi futili».

La situazione all’interno della casa circondariale di Biella appare dunque particolarmente critica e «merita un intervento urgente da parte delle autorità competenti, al fine di garantire la sicurezza del personale e il rispetto delle regole all’interno dell’istituto».

«Emerge una criticità strutturale che incide profondamente sulla qualità del lavoro e sulla sicurezza del personale della polizia penitenziaria» dichiara Alfredo Di Martino, segretario generale Uil Fp Polizia Penitenziaria Biella.
«Dal punto di vista umano e professionale, è evidente come operare in un contesto caratterizzato da aggressioni frequenti generi un forte stress psicofisico – continua -. L’idea di recarsi al lavoro sapendo di poter essere esposti a violenze, spesso improvvise e per motivi banali, mina non solo la serenità individuale ma anche la fiducia nelle condizioni minime di tutela che uno Stato dovrebbe garantire ai propri operatori. Il ripetersi di episodi simili suggerisce possibili carenze strutturali: organici insufficienti, gestione complessa dei detenuti più problematici, spazi non adeguati e strumenti limitati per prevenire o contenere situazioni di rischio. Quando le regole vengono sistematicamente disattese senza conseguenze efficaci, si crea un clima di impunità che rende ancora più difficile il lavoro degli agenti».
«Senza un adeguato riconoscimento istituzionale e sociale – conclude -, il rischio è che il personale si senta abbandonato. Ambienti sovraffollati, carenza di attività trattamentali e tensioni interne contribuiscono ad alimentare comportamenti violenti. Intervenire solo sull’emergenza senza affrontare queste cause profonde rischia di essere inefficace».

«Questi episodi rappresentano la conferma di una situazione ormai fuori controllo e non più tollerabile» aggiunge il segretario generale regionale, Antonio Napoli -. Non si può più parlare di eventi isolati: le aggressioni stanno diventando una quotidianità inaccettabile per il personale, costretto a operare in condizioni estremamente difficili e con organici insufficienti. È necessario un cambio di passo immediato da parte dell’amministrazione e della politica».

Immagine di repertorio

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