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Silvia Marsoni e la ricerca al World Cancer Day
«Se questo studio avrà successo, cambiamo il paradigma delle cure in tutto il mondo»: nelle parole di Silvia Marsoni c’è il senso della ricerca sui tumori, trovare una via per la guarigione a tutte le persone che ne hanno bisogno.
La biellese, responsabile del laboratorio di oncologia di precisione dell’Ifom, l’Istituto fondazione di oncologia molecolare, lo ha spiegato come ospite del Fondo Edo Tempia lunedì 2 febbraio, in occasione del World cancer day: al pubblico di palazzo Gromo Losa ha rivelato i progressi di due programmi che coinvolgono anche Biella. Il suo ospedale è uno dei 26 in tutto il mondo che reclutano e seguono i pazienti di tumore al colon retto, la patologia oggetto dello studio Sagittarius, seguito ideale dello studio di cui parlò nella stessa sede un anno
fa, Pegasus. Per entrambi il laboratorio di genomica del Fondo Edo Tempia ha fornito il
suo supporto nell’analisi dei campioni.
Silvia Marsoni e la ricerca al World Cancer Day
Un’analisi che, ha detto Silvia Marsoni, si fonda sulla biopsia liquida «che ci aiuta a
scoprire in quali pazienti esistono ancora tracce del cancro dopo l’intervento chirurgico,
tracce che alle radiografie sfuggirebbe ma all’analisi delle cellule tumorali nel sangue no.
Sapendo questo dettaglio, è nato lo studio Sagittarius». Che ha lo scopo di personalizzare
le cure, evitando trattamenti pesanti a chi non ha queste piccole metastasi, segnale di
possibili ricadute: «Lo studio serve a misurare la malattia residua minima, il 75 per cento
dei pazienti non ce l’ha e quindi non ha bisogno del trattamento con la chemioterapia, che
per i protocolli clinici attuali prevede un farmaco dagli effetti collaterali molto forti che
sarebbe bene evitare se non necessari. Allo stesso modo a volte non viene prescritta la
chemioterapia in pazienti con altre fragilità, ma la presenza della malattia residua minima
ci dice che ne avrebbero bisogno». Lo studio Sagittarius serve a paragonare la vecchia
strategia terapeutica con quella nuova: «Nei pazienti dalla biopsia liquida negativa
eliminiamo la chemioterapia ma li teniamo sotto controllo ripetendo il test a intervalli
regolari. In quelli positivi, aggiungendo le analisi molecolari, proviamo ad adeguare il
trattamento per alzare il livello di successo. Ci vorranno quattro anni per avere risultati
consolidati, perché servono mille pazienti. Ma è essenziale raggiungere risultati: il tumore
del colon retto colpisce 40mila persone ogni anno in Italia».
A spiegare l’importanza di uno studio simile è stato il direttore di oncologia dell’Asl di Biella
Francesco Leone: «A volte facciamo troppa chemioterapia perché ci mancano gli
strumenti per capire chi ne ha davvero bisogno e non ne facciamo abbastanza a chi
invece dovrebbe riceverla. È importante poter offrire uno studio che possa definire se lo
sforzo di sopportare la chemio è necessario. E per questo per ora ho riscontrato il 100 per
cento di adesioni tra le persone a cui l’ho proposto». I numeri biellesi sono anche nei test
seguiti dal laboratorio di genomica: «Sono 43 campioni di sedici pazienti» ha raccontato
Giovanna Chiorino, la direttrice del laboratorio nato 25 anni fa proprio su impulso di Silvia
Marsoni. «Sono anniversari che ci ricordano» ha sottolineato il direttore generale della
Fondazione Tempia Pietro Presti «che al Fondo siamo stati anticipatori: a ben guardare,
siamo una piccola start up che compie 45 anni, elastica e innovatrice come sanno essere
le strutture piccole e giovani». Giovane come Giorgio Patelli, oncologo, ricercatore e
allievo di Silvia Marsoni, che ha spiegato il suo percorso di formazione che mescola
esperienza cliunica a ricerca, tra ospedale Niguarda e Ifom.
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