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Quando Guccini scherzò sul nome di Chiavazza
I ricordi di un lontano concerto del 1997 al PalaPajetta di Biella
C’era una pessima acustica, ma Guccini si sentiva benissimo. Più di duemila persone si ricordano quell’applauso di circa un minuto, non appena è salito sul palco del palasport.
Era il “maggio dei concerti”, che aveva portato ai biellesi diversi artisti di fama nazionale: i Pooh, De André, Roberto Vecchioni, Gianni Morandi, Anna Oxa, Nek e Biagio Antonacci.
Era il 16 maggio 1997, un venerdì sera. Francesco Guccini si era presentato (a due anni dall’ultima volta all’Odeon) davanti al pubblico arrivato da tutto il Piemonte come faceva spesso: «Non montiamoci la testa, sennò rischiamo di diventare “big star”». E dopo i saluti, non aveva rinunciato a fare una battuta tutta dedicata ai biellesi: «Ho visto il cartello Chiavazza e sono rimasto stupido. Ma come? Se lo fate, almeno non mettete i cartelli!».
Poi sono immediatamente partite le note di “Canzone per un’amica”, l’evergreen in apertura dei suoi concerti. Quella volta, il cantautore modenese aveva coinvolto tre intere generazioni, dai bambini ai più grandi, per due ore e mezzo di musica ininterrotta, quando ancora le canzoni duravano più di un battito di ciglia e la sua “Locomotiva” aveva tenuto in piedi gli ascoltatori per una decina di minuti. Chi andava ad ascoltarlo era alla ricerca dei suoi brani caratteristici, pregni dell’impegno politico e civile tipico degli anni Sessanta e Settanta, ma anche delle sue eleganti canzoni d’amore del periodo successivo.
La sua capacità di attrarre e commuovere aveva vinto anche su quella pessima acustica del Palapajetta, che, in qualche fila, alcuni ricordano ancora rendesse incomprensibili le parole. Anche Guccini l’aveva commentata: «I palazzetti dello sport sono impropriamente usati anche per i concerti e le note rimbalzano dal palco al canestro. Pregherei di tenere conto delle nostre modeste esigenze».
Quell’anno suonò molti brani del suo ultimo Cd, “D’amore, di morte e di altre sciocchezze”, allora ai primi posti nelle classifiche di vendita. Dalla politica ironica di Cirano alla più fresca e sonorizzata “Canzone delle colombe e del fiore”. Il tutto intervallato con i celeberrimi “Quattro stracci”, “Canzone per Silvia”, “Le stelle”, che hanno generato ovazioni durante i primi secondi di esibizione. Quel concerto era poi terminato con “Eskimo”, “Il vecchio e il bambino”, “Auschwitz”, “Dio è morto”.
Il giornalista Mauro Pollotti quel giorno era lì: «Avevo 20 anni, allora. Prima del concerto lo avevo visto arrivare e ci eravamo presentati. Abbiamo parlato per alcuni minuti e scambiato qualche battuta. Alla fine del concerto, gli ho chiesto l’autografo sulla maglietta di Che Guevara. Uscendo, gli ho detto “Hasta la victoria!” e lui mi ha risposto “Siempre!”. Era un grande cantautore».
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