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Nel fine settimana ritorna l’ora legale
Nella notte tra sabato e domenica si dovranno spostare le lancette avanti di 60 minuti
Nel fine settimana ritorna l’ora legale. Nella notte tra sabato e domenica si dovranno spostare le lancette avanti di 60 minuti. Ma solo quelli analogici, perché per i digitali l’aggiornamento è solitamente automatico.
Nel fine settimana ritorna l’ora legale
Si dormirà, come sempre, un’ora in meno, ma potremo contare su un’ora di luce solare in più e su giornate più lunghe. Alle 2 di notte dovremo spostare le lancette avanti di un’ora: le 2 diventeranno dunque le 3. L’orario viene spostato durante la notte per evitare problemi durante il giorno alle attività quotidiane e lavorative.
L’ora legale resterà in vigore per sette mesi, fino all’ultima settimana del mese di ottobre. Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre, infatti, tornerà l’ora solare.
Secondo gli esperti, il cambio dell’ora potrebbe avere conseguenze e ripercussioni sulla salute. Il ritmo circadiano che regola i tempi di sonno e veglia potrebbe essere modificato, provocando vari disturbi del sonno. Potremmo notare, in particolare nei primi giorni, stanchezza, affaticamento, disorientamento, difficoltà a concentrarsi, cambiamenti repentini dell’umore. Tutto questo potrebbe rispecchiarsi in problemi a scuola, sul lavoro, nelle relazioni personali.
L’abolizione dell’ora legale
L’ora legale è una convenzione che più di un secolo fa è stata siglata per risparmiare energia. Nei sette mesi di ora legale il sistema elettrico italiano ha minori consumi per 340 milioni di kWh, che rappresentano il fabbisogno medio annuo di 130mila famiglie. E un risparmio economico di più di 75 milioni di euro.
A livello europeo c’è una discussione in corso da qualche anno. C’è chi vorrebbe eliminare il cambio dell’ora, perché lo trova inutile e fastidioso. E chi lo vuole mantenere, per il risparmio energetico che comporta. I paesi del Nord Europa spingono per l’abolizione, ma anche in Italia sono state raccolte delle firme per poter avere la stessa ora tutto l’anno. Al Parlamento Europeo la battaglia è iniziata nel 2015. Ma nel 2023 l’esecutivo ha deciso di attenere che tutti gli stati possano trovare una soluzione su un tema che divide.
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