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Attualità

La morale dell’influencer e l’ipocrisia

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BIELLA – Il mondo è ormai pieno d’influencer, qualsiasi cosa ciò voglia dire o significare. Due paginate di altrettanti giornali locali dedicate a una, e già qui sono in profonda difficoltà: ragazzina, donna, neo-donna? Dopo aver scartavetrato altri mille eufemismi decido per donna, maggiorenne e, spero, vaccinata come si diceva una volta. Quindi: due intere pagine di giornale dedicate a una donna in ascesa nel mondo social e nel mondo tout court. Capace di intendere e di volere, persino di votare, e quindi anche di cosa fare della sua vita e del suo corpo.

Certo, qui scatta la pruderie tutta provinciale che ridimensiona ogni ragionamento al sentimento gossiparo, al pettegolezzo da vicinato. Più difficile è azzardare un ragionamento di senso compiuto che non suoni come un effimero giudizio o la cronaca di un semplice fatto di costume. Ci si prova, coscienti di quanto sia scivolosa la china. Tanto più in un periodo in cui il chiacchiericcio mescola cultura dello stupro, femminismi e neo-femminismi, hashtag barricaderi come #metoo e rivendicazioni d’ogni genere, letteralmente.

Che essere donna fosse un problema e lo fosse trasversalmente, da Oriente a Occidente, in ogni comunità laica o religiosa, è evidente a chiunque non abbia gli occhi foderati di prosciutto, anche qui come si diceva una volta. Di solito foderati da una morale asservita anch’essa alla parte maschile della società, d’ogni latitudine. La dicotomia tra sesso forte e sesso debole basterebbe a spiegarlo: è una questione di sopraffazione prima fisica e poi, appunto, morale.

Diventa quindi difficile uscire da ogni stereotipo nel quale non fatichiamo, quotidianamente, a inciampare. Tranne per una cosa che, con una qualche superficialità, si potrebbe ritenere inaspettata: la lotta delle donne alle donne. Forse la maggior lamentazione di questa giovane donna che ha deciso di sé e difatti ne parla stupita: “sono soprattutto le donne a insultarmi tra i commenti, quelle che dovrebbero tener conto che dietro a un nickname, al profilo di un social, a un cellulare c’è pur sempre una persona”. Con le sue motivazioni, con le sue scelte e le sue paure. E con le sue fragilità, anche se può non sembrare.

È qui che la morale scivola via, e resta sempre e solo legata ai tabù sessuali dai quali non riusciamo a liberarci. O forse no, lo facciamo a stento, col tempo delle generazioni che avanzano e, grazie a Dio, vanno superando il legame tra sesso e morale. È amorale vendere una foto del proprio corpo nudo e morale invece insultare chi lo fa? O disprezzarlo, che fa lo stesso.

A me spaventa invece il suo sincero pragmatismo che potremmo sintetizzare così: con i complimenti non ci pago l’affitto, con le foto e i video del mio corpo sì; non faccio male a nessuno e non compio nessun reato. È quell’economia di mercato che ci piace tanto, quella che lega domanda offerta e guadagno. E in questo non ci troviamo nulla di amorale: qualcosa non torna. Quella che torna, ricorrentemente, è l’ipocrisia di una società che non è nemmeno stata capace di affrontare l’educazione affettiva nelle scuole, condannata quindi, spesso, a restare maleducazione sessuale. Il risultato di una cultura bigotta, incapace di leggersi dentro e affrontare il tema.

Poi certo le cose si potrebbero anche chiamare con il loro nome: pornografia e prostituzione. Ma senza che ciò susciti scandalo e indignazione. Perché non possiamo ridurre il sesso a una questione morale, sempre che non sia oggetto di sfruttamento o coercizione. In questo senso i social, contatori di popolarità a volte effimera a volte no, sono i nuovi calendari del meccanico: anch’essi un cliché dell’immaginario erotico. Supertettone con milioni di follower, altro che i quattordicimila della nostra conterranea, e se qualcuna capitalizza, in un sistema capitalistico, è il minimo che ci si può aspettare. D’altronde sappiamo benissimo cosa tira più di un carro di buoi.

Il sesso è vita, è felicità. Sottometterlo alla morale ha finora ottenuto l’unico risultato di alimentare la fantasia della violenza e dello stupro, conferendole un potere erogeno che altrimenti non avrebbe. Forse ci sarebbe da discutere sul potere erogeno del denaro, quello sì. E a questo proposito credo che la vera questione amorale sia, per esempio, l’evasione fiscale e non due belle tette in vista. Vogliamo parlarne? Perché lei, l’influencer, a suo dire, le tasse le paga.

Lele Ghisio

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