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Io, studentessa liceale, pubblico le mie foto nuda su OnlyFans per mantenermi

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BIELLA – Ha diciotto anni, frequenta il liceo con ottimi risultati e lavora per mantenersi e aiutare a far quadrare i conti a casa. La descrizione di Nora Gottin è quella di una giovane donna in gamba, studentessa modello e ragazza che si dà da fare per contribuire alle spese di casa, difficili da sostenere se si campa con la sola pensione della nonna con cui vive. E lo è, in gamba, almeno fino a quando chi legge non scopre che il suo lavoro consiste anche nel guadagnare pubblicando foto e video sensuali e senza veli. A quel punto in tanti storcono il naso.

Nora, infatti, ha due pagine Instagram con un grande seguito (oltre 13mila follower quella personale, 30mila l’altra, dedicata alle auto). Di recente, appena compiuti i fatidici diciotto anni, ha anche aperto un canale su OnlyFans, sito che consente di pubblicare materiale esclusivo per gli abbonati e che le sta dando parecchie soddisfazioni: nelle prime due settimane ha racimolato ben mille dollari. Per lei questo è un primo passo, il suo sogno è riuscire ad affermarsi e a trasformare i social nel suo lavoro a tempo pieno, dedicandosi alle sue variegate passioni, dall’arte alle auto.

Quando ha iniziato sapeva che la sua scelta avrebbe attirato molte critiche, ma non si aspettava l’odio e il disprezzo che, dopo la pubblicazione di un paio di articoli sui media locali (uno relativo a un progetto scolastico che è stato “premiato” con un 10 e ripostato sulla pagina Facebook del suo istituto), in tanti le hanno riversato addosso. Si sa che la gente dà buoni consigli, se non può più dare il cattivo esempio, ma nel suo caso più che di consigli si trattava di vere e proprie offese.

Anche per questo di recente ha deciso di adottare un nome d’arte, Nora Gottin appunto, in modo da scindere la sua vita reale dal personaggio creato sui social.

«D’ora in poi preferisco tralasciare il mio vero nome – spiega -, per evitare di essere immediatamente associata al lavoro che sto facendo nella mia quotidianità, nonostante non ci sia nulla di vergognoso. Non è l’unica ragione, in realtà ho scelto questo pseudonimo anche perché è un nome breve e facile da ricordare, un dettaglio utile a livello comunicativo per far crescere i miei canali».

Nei giorni scorsi hai pubblicato un video, rispondendo ai tanti messaggi offensivi – quelli sì, censurabili – ricevuti negli ultimi giorni. Cos’è che ti ha ferita di più di tutta questa vicenda?
«Più che ferita, sono rimasta scandalizzata rendendomi conto che quasi tutti gli odiatori erano adulti, la maggior parte tra i 50 e i 60 anni. E soprattutto donne. Non ero preparata, perché da parte delle persone della mia età, invece, ho sempre riscontrato estrema apertura mentale, se non in casi sporadici. Ho realizzato questo video per provare a far capire che dietro a un post, a un articolo e a una fotografia, c’è sempre e comunque una persona reale, che per quanto abbia un carattere forte e si faccia scivolare addosso le cose, può rimanere ferita nel ricevere offese e cattiverie gratuite. Non credo di meritare questo odio. Le critiche sono legittime, gli insulti nei commenti e nei messaggi, riservati anche all’autrice dell’articolo uscito sulla Stampa, no. E poi ho voluto chiarire le ragioni che mi hanno spinta a intraprendere questo percorso».

Quali sono?
«È semplice: ho bisogno di denaro per mantenermi. Vivo insieme a mia nonna e non voglio gravare sulla sua pensione. Quindi faccio qualcosa che mi piace e che mi consente di guadagnare, perché il riscontro economico da parte della mia famiglia è pari a zero. Quei mille dollari racimolati in due settimane, dei quali vado orgogliosa, finiscono tutti nei miei risparmi, nel materiale scolastico o per dare una mano a mia nonna in casa. Non lo faccio né per farmi vedere, né per tirarmela, né per bisogno di attenzioni: lo faccio per guadagnare. Se poi questo non piace a qualcuno, pazienza: purtroppo i complimenti e l’appoggio della gente non sono ancora diventati moneta di scambio, quindi prima di pensare a piacere devo preoccuparmi di avere i soldi per vivere».

Qualcuno ti critica sostenendo che alla tua età dovresti pensare a studiare o comunque a guadagnare in altri modi…
«Ma io penso a studiare. Frequento il liceo artistico e ho la media del nove, però devo anche provvedere al mio mantenimento perché non ho altri che possano farlo al posto mio. Altri lavori? Ne ho fatti. Avevo anche provato con le unghie semipermanenti e aprendo un’apposita pagina, ma magari riuscivo a portarmi a casa 60 euro al mese… Nello stesso lasso di tempo con OnlyFans nei fai millecinquecento. Certo, potrei sfruttare anche altre abilità, come quella nel disegno, ma non so in questo momento quanto potrei guadagnare così. Non chiedo di essere capita o compresa, né che le persone condividano la mia scelta, però esigo il rispetto, anche perché le mie foto non le sbatto in faccia a nessuno: se non piacciono, basta non venire a vederle. Non sono mai finita in carcere, né sulla cronaca nera, gli articoli che hanno fatto scandalo sono stati pubblicati sulle pagine degli spettacoli».

Immagino che nella vita di tutti i giorni, anche prima degli articoli che ti hanno riguardata, chi ti stava attorno sapesse della tua attività lavorativa. Come sono state le reazioni? A scuola ci sono state ripercussioni?
«Diciamo che a scuola è la classica situazione in cui tutti sanno, ma nessuno dice nulla. Non ci sono mai stati problemi. L’altro giorno, per dire, sono dovuta andare in presidenza e sono stata accolta con un bel sorriso e la frase: “Ah, tu sei la ragazza social della scuola!”. In classe, invece, la situazione è addirittura migliorata. Non sono mai stata brava a socializzare, ma da quando comunico attraverso i canali social, anche dopo il video in cui ho cercato di far capire qualcosa in più di me, paradossalmente ho riscontrato più stima e più rispetto, ritrovandomi a parlare con persone con le quali magari non avevo mai avuto a che fare in quattro anni».

E tua nonna, invece, appoggia il tuo percorso?
«Nonna sa tutto di tutto. La tengo informata su ogni dettaglio, anche sui guadagni. È perfettamente consapevole e aggiornata su ciò che faccio e mi sostiene».

Altrettanto non si può dire di molti genitori dei tuoi coetanei…
«In effetti alcuni hanno intimato ai figli di smettere di avere a che fare con me, qualcuno ha smesso di parlarmi. Eppure non faccio niente di illecito o illegale. Anzi, a differenza di altre persone “rispettabili” su ciò che guadagno pago anche le tasse».
Forse è solo questione di tempo: vent’anni fa provocavano le stesse reazioni alcune foto in microbikini, oggi sono considerate normali…

Secondo te cosa genera questo astio?
«Forse chi offende e insulta avrebbe voluto fare altrettanto quando era giovane, ma non ha avuto il sostegno di familiari e amici o non ha trovato il coraggio di metterci la faccia. Credo che un po’ ci sia la solita gelosia che purtroppo caratterizza ancora oggi molte donne: non riusciamo ad ammirarci, ma solo a invidiarci. Però è un problema che nella mia generazione si riscontra molto meno, dalle ragazze della mia età ho ricevuto un grande appoggio. Anzi, a questo proposito ci tengo a ringraziare le tante persone che mi hanno dato il loro sostegno in questo momento».

Quali sono i progetti di Nora per l’immediato futuro?
«Una volta finito il liceo, inizierò a lavorare. Ho già un contatto per questa estate per un lavoro “normalissimo”. Nel frattempo continuerò anche su questa strada, sperando di riuscire un giorno ad affermarmi con i social e a dedicarmi a tempo pieno a quelli. Il mio sogno? La totale indipendenza».
Matteo Floris

4 Commenti

4 Comments

  1. Gio

    3 Maggio 2021 at 19:06

    I bigotti di questa città ormai fallita non contano nulla
    Facci Sognare e spero che il Successo TI BACI

  2. Ilmoralizzatore

    3 Maggio 2021 at 23:58

    Non solo Biella é bigotta ma gran parte d’Italia lo é, senza parlare del politically correct che ha rotto gli zibidei. Comunque ora pubblicando il suo nome “d’arte” il gruppo di follower si quadruplirá 😂😂

  3. S.MARCO

    4 Maggio 2021 at 15:58

    ANCH’IO LO PRENDEVO IN QUEL POSTO A TORINO PER PAGARMI GLI STUDI UNIVERSITARI NEGLI ANNI 70 CAPITO BIELLESI BIGOTTI …

  4. Pingback: La morale dell’influencer e l’ipocrisia

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