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Il dottor Amosso va in pensione, l’intervista integrale

L'inizio della sua lunga carriera risale al 1982 quando, dopo la laurea in Medicina e la specializzazione conseguita al Gaslini di Genova, Amosso fece ritorno a Biella e fin da subito si dedicò all’attività di pediatra convenzionato.

“Il dottor Google non risulta essere laureato in Medicina. Ancor meno specializzato in Pediatria”. Così recita uno dei cartelli appesi nello studio del dottor Ettore Amosso, decano dei pediatri biellesi. Poche parole, rivolte “all’attenzione dei genitori”, che bene riassumono la personalità di un medico, un punto di riferimento di migliaia di famiglie biellesi negli ultimi quarant’anni. Modi per niente affettati, talvolta perfino bruschi, umorismo un po’ british, ma soprattutto grandi competenza e professionalità. Questo è il dottor Amosso, storico pediatra di Biella che il 21 febbraio raggiungerà il traguardo delle settanta primavere. E, contestualmente, quello della pensione.
«Funziona così nelle Asl – commenta con la proverbiale ironia -: a settant’anni ti sbattono fuori. Se avessi avuto l’opportunità avrei continuato? Non lo so. Quel che è certo è che da adesso farò il pensionato».
L’inizio della sua lunga carriera risale al 1982 quando, dopo la laurea in Medicina e la specializzazione conseguita al Gaslini di Genova, Amosso fece ritorno a Biella e fin da subito si dedicò all’attività di pediatra convenzionato.

Dottor Amosso, in quattro decenni ne saranno cambiate di cose…
«Per quanto riguarda i pediatri convenzionati, senza dubbio è cambiato molto. Nei primi anni Ottanta eri visto un po’ come il medico della mutua dei bambini, per tante persone eri semplicemente quello che andava a casa gratis quando i figli non stavano bene. Adesso no, oggi sei una figura di riferimento per la famiglia».

Quindi anche l’atteggiamento dei genitori è cambiato nel corso degli anni?
«Complici i media, l’informazione e i social network, oggi sono sicuramente più ansiosi. Forse è il segno dei tempi. Il lavoro del pediatra è diventato sicuramente più complicato e difficile».

Sembra quasi di capire che una volta le famiglie fossero un po’ meno attente…
«Questo lo dice lei. Però le racconto un aneddoto: all’inizio della mia carriera ho “riempito” il reparto di Chirurgia di bambini con un testicolo ritenuto. Non neonati, ma bambini di nove, dieci, undici anni. Fino a quel momento nessuno se n’era mai accorto. Diciamo che all’epoca forse l’attenzione era un po’ più approssimativa…»

E dal punto di vista delle patologie c’è stata un’evoluzione?
«Fortunatamente sì. Nei primi anni Ottanta, per dire, una delle malattie più comuni e gravi in età infantile era il morbillo. Adesso, personalmente, non vedo più un caso da parecchio tempo, si tratta di rarità cliniche. Altre, invece, ci sono tuttora, come la scarlattina. Diciamo che sono scomparse, o fortemente diminuite, quelle prevenibili con le vaccinazioni. Praticamente gli anni Ottanta una buona parte della mia attività è stata dedicata a vaccinare bambini contro morbillo ed epatite B. Adesso la situazione è molto cambiata; no vax a parte, tutti i bambini sono vaccinati in maniera ottimale grazie anche all’opera di informazione e sensibilizzazione dei Pls ».
Tornando al suo pensionamento: Biella perde un altro pediatra convenzionato. Verrà sostituito? Perché già adesso l’organico non sembra essere particolarmente folto… Diversi genitori lamentano la carenza.
«Il problema c’è. In occasione dell’ultimo pensionamento di una collega, è stato fatto un bando per un incarico provvisorio: nessuno si è presentato. Per il Distretto 2 di Cossato è già stata bandita una carenza straordinaria e presto vi sarà un pediatra. Per quanto riguarda Biella, quando andrò in pensione verrà fatto un bando per una carenza ordinaria, quindi in qualche modo presumo che la zona verrà coperta».

Oltre ad essere uno storico pediatra, lei è anche un pilastro della Fimp, la Federazione Italiana Medici Pediatri, della quale è stato Segretario biellese per oltre trent’anni. Continuerà a ricoprire questo ruolo a livello sindacale?
«No, questa esperienza si è conclusa di recente, ho passato le consegne a una collega. Ho smesso di fare il segretario, come smetterò di fare il pediatra. Pochi giorni fa il congresso ha eletto all’unanimità la dottoressa Annalisa Zavallone che è stata una valida Vice Segretario al mio fianco».

Dal punto di vista sindacale, qual è oggi la situazione?
«Adesso i rapporti con la dirigenza dell’Asl sono sicuramente buoni, c’è collaborazione da entrambe le parti».

Dunque non è sempre stato così…
«Sul passato preferisco mettere un omissis. Diciamo che ci sono stati momenti più difficili, mettiamola in questi termini».

E i rapporti con i colleghi?
«C’è un grande clima di collaborazione e questo è fondamentale per poter lavorare bene. Se uno dice “a” e l’altro “b”, diventa più complicato per tutti».

In quasi quarant’anni, è stato il pediatra convenzionato di migliaia di bambini biellesi, chissà quanti aneddoti avrà da raccontare.
«Tantissimi, sono impressi nella mia mente, ma non ho voglia di raccontarli. Ci tengo invece a sottolineare un’altra cosa. Quando sono tornato a Biella, dopo aver terminato università e specializzazione, in ospedale ho trovato una persona validissima, il professor Elio Vassena, che all’epoca era il primario. Un uomo e un medico eccezionale che ha saputo rinnovare la Pediatria ospedaliera a Biella e con il quale era facile collaborare».
m.f.

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