AttualitàCossatese
Dopo 65 anni chiude i battenti la pasticceria Vallese
La chiusura è prevista a fine mese
Dopo 65 anni chiude i battenti la pasticceria Vallese.
Dopo 65 anni chiude i battenti la pasticceria Vallese
Ad arrivare prima di noi è il profumo delle torte infornate. Non abbiamo ancora svoltato l’angolo che la Pasticceria Vallese si fa sentire, ma ancora per poco. A fine mese cesserà l’attività dopo 65 anni. I titolari Claudio Lava, classe 1955, e la moglie Marina Romagnoni, classe 1956, si dicono rammaricati, ma l’età per ritirarsi a vita privata c’è.
«L’attività è stata avviata da mio papà Zanin Carlo Lava, nel 1961 – spiega Claudio -. Tutti hanno sempre pensato che Zanin fosse il cognome, invece era il suo primo nome. Era di origini venete e Zanin era una derivazione da Giovannino, a cui papà aveva aggiunto Carlo per fare chiarezza. La pasticceria era nata a Strona, come “Biscottificio Vallese”, paese in cui era rimasta per due anni. Nel 1963 papà si era spostato in via del Mercato, come “Pasticceria Vallese”, fino al 1974, anno in cui ci siamo poi trasferiti nella sede attuale, in via Matteotti 22/2. Purtroppo, visto che siamo diversamente giovani, abbiano deciso, dopo tanti anni, di chiudere dal 30 marzo. Spiace per l’attività, ma sono trascorsi 65 anni. Mi sembra anche giusto, nonostante i clienti ci dicano che non dovremmo farlo. Purtroppo non è così facile trovare qualcuno che abbia voglia in inserirsi in questa realtà per l’impegno che comporta».
Tra le specialità tipiche storiche rimarranno nei ricordi ’l pan del tessior, i vallesotti, le damine, le torrette di Castellengo, i basin ad Cussal, le torte senza crema della Credenza, farcite secondo fantasia, di Fra Dolcino e alle castagne. Rimangono anche ricordi di torte bruciate?
«Qualche volta purtroppo sì – dice ancora -. Capita quando mia moglie va a casa e io mi ritrovo solo e devo badare al forno, ai clienti e al telefono che squilla. Inevitabilmente qualcosa si brucia e scattano piccoli insulti che cerco di trattenere dentro di me; ovviamente non posso fare altrimenti. All’inizio in laboratorio avevamo anche degli operai, ci muovevamo nella vendita all’ingrosso, servivamo i ristoranti e fornivamo le brioche ai bar. Lavoravamo anche con il territorio».
A questo punto interviene la moglie Marina, ricordando quando Claudio aiutava suo papà, portando a scuola i cornetti da vendere.
«Io, stranamente, sono un perito meccanico – prosegue Claudio -. I miei studi non c’entrano nulla con la pasticceria. Quando sono arrivato in quinta, all’ultimo anno, ho compreso che a casa mia stavo bene e il lavoro mi piaceva. Aiutavo papà anche per guadagnare qualcosa. Mi caricavo lo zaino di brioche, più che di libri. Ai tempi suonavo la chitarra in un gruppo musicale, gli “Uranium”, seconda serie, con Claudio Botto Fiora, Franco Monte e altri. Ho suonato per un breve periodo, perché dopo aver prestato servizio militare nell’Arma dei carabinieri, come autista nel Nucleo radio mobile, sono entrato nell’attività di papà. Gli orari della musica non erano conciliabili con la pasticceria. Ho imparato il mestiere da papà, ma soprattutto dagli operai che avevamo. In origine mio padre era commerciante ambulante di generi alimentari. Aveva poi rilevato il laboratorio, l’aveva ampliato e, sempre con gli operai, siamo andati avanti. Nel 1992 è subentrata mia moglie, impegnata nel confezionamento e vendita. E ora, prima di sparire noi, facciamo sparire la pasticceria – concludono scherzando Claudio Lava e Marina Romagnoni -. Ci occupiamo dei nipotini, Matilde e Giacomo, che quando vengono in negozio pasticciano con le manine, giocano, e sono golosissimi, come noi del resto, pur avendo vissuto in mezzo ai dolci».
Anna Arietti
Continua a leggere le notizie de La Provincia di Biella e segui la nostra pagina Facebook

