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Anche nelle risaie del Basso Biellese potrebbero nidificare i gabbiani

Parla Giuseppe Ranghino, delegato provinciale Lipu per Biella e Vercelli

Anche nelle risaie del Basso Biellese potrebbero nidificare i gabbiani

Dopo la recente nidificazione nelle risaie di San Pietro Mosezzo, nel Novarese, i gabbiani comuni potrebbero scegliere anche il Basso Biellese come nuova “residenza”, vista la somiglianza dei territori. «I primi avvistamenti di nidi nelle zone limitrofe sono iniziati nel 1996 a San Germano Vercellese. A seconda dei vari periodi, comunque, è possibile scorgere anche nel Biellese qualche esemplare di passaggio – commenta Giuseppe Ranghino, delegato provinciale Lipu per Biella e Vercelli – Tra i loro luoghi preferiti c’è ad esempio il lago di Viverone, dal quale passano per raggiungere i vicini terreni coltivati, a seconda della stagione e di quello che trovano da mangiare. Non è escluso, quindi, che possano nidificare anche nelle risaie delle Baragge».
Ma quali sono i fattori che maggiormente favoriscono la permanenza di questi volatili sul territorio? «Sicuramente influisce positivamente il clima- continua Giuseppe Ranghino – Le temperature miti di questa primavera, che non hanno raggiunto picchi particolarmente elevati di calore, hanno posto le basi ideali per la nidificazione di alcune specie di uccelli, quali ad esempio i gabbiani comuni. Nel Biellese è aumentata sensibilmente anche la presenza degli ibis e delle cicogne. Di queste ultime sono stati contati oltre 15 nidi, composti in media da due esemplari ciascuno».

«Per alcune specie che aumentano di numero – conclude Ranghino – ce ne sono comunque altre che diminuiscono. Basta pensare ai “cavalieri d’Italia”, un tempo eccellenza nel Vercellese ed ora quasi spariti perchè non trovano da mangiare, anche per via delle nuove tecniche di coltivazione utilizzate nei campi, come la semina all’asciutto. E’ importante quindi riflettere su come l’ecosistema stia cambiando e su come la sua trasformazione comporti l’inevitabile scomparsa di alcune specie per lasciare il posto ad altre, anche quelle più rare, come nel caso dei gabbiani».

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