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Anche nelle notti più buie una luce è già accesa

Gli auguri pasquali del vescovo mons. Roberto Farinella

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Anche nelle notti più buie una luce è già accesa

Anche nelle notti più buie una luce è già accesa

Cari amici lettori de La Provincia di Biella, mentre ringrazio il direttore e i giornalisti della testata per l’opportunità che mi offrono di rivolgervi un breve augurio pasquale, vi raggiungo nel pieno della Settimana Santa assicurando la mia sincera vicinanza di stima per loro e per tutti voi. La Pasqua è anche questo: uno sguardo sempre nuovo di amicizia e di collaborazione.

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Il mistero pasquale ci raggiunge ancora una volta mentre il nostro tempo porta i segni di tante ferite: conflitti che sembrano non avere fine, tensioni sociali, solitudini diffuse, fatiche quotidiane che toccano da vicino anche il nostro territorio. Le cronache, spesso, ci consegnano immagini dure, che rischiano di spegnere la fiducia e di indurire lo sguardo.

Germogliano segni di bene

Eppure, proprio dentro queste crepe, continuano a germogliare segni di bene. Ci sono storie meno rumorose, ma reali: persone che si prendono cura degli anziani soli, giovani che scelgono il volontariato, famiglie che condividono quel poco che hanno, comunità che si stringono attorno a chi è nel dolore. Anche nelle notizie di ogni giorno, accanto alla fatica, emergono gesti di coraggio, di generosità e di umanità che non fanno notizia quanto il male, ma tengono vivo il tessuto della convivenza.

La Pasqua ci richiama allora alla solidarietà concreta, quella che non si limita alle parole ma si traduce in scelte quotidiane di attenzione e responsabilità. Ci invita a costruire pace, a partire dalle relazioni più vicine, scegliendo il dialogo, il rispetto, la pazienza e anche un linguaggio adeguato, meno aggressivo, al quale purtroppo ci siamo abituati.

Con l’odio non si ottiene nulla

In un tempo in cui la tentazione della rabbia e della contrapposizione è forte, vale la pena ricordarlo con chiarezza: con l’odio e la vendetta non si ottiene nulla. Solo il perdono e la fraternità possono essere medicine capaci di curare le inquietudini e il cuore indurito delle persone. Non è una strada facile, ma è l’unica che apre davvero a un futuro possibile. Sulla Croce, Cristo Gesù muore perdonando, non maledicendo chi lo aveva ingiustamente calunniato e condannato a morte. Il suo non è solo un esempio: è l’amore che si lascia crocifiggere perché dalle sue ferite possano ancora sgorgare bagliori di luce.

Impariamo dai fanciulli

Spesso sento dire che la speranza, alla quale tante volte facciamo riferimento, sia ingenua e superficiale: in realtà è una forza tenace, che nasce anche dentro le ferite e le attraversa. Leopardi, nello Zibaldone, afferma: «I fanciulli trovano il tutto nel nulla, gli uomini il nulla nel tutto». Dovremmo proprio recuperare quello sguardo del cuore, proprio dei piccoli.

In questo tempo, ciascuno può essere segno di rinascita per l’altro. È forse questo il dono più grande della Pasqua: ricordarci che, anche nelle notti più buie, una luce è già accesa e attende solo di essere condivisa. Buona Pasqua!
+ Roberto Farinella

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