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Adolescente salva la vita alla mamma donandole il midollo osseo

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Adolescente salva la vita alla mamma donandole il midollo osseo

Aveva solo 14 anni quando ha deciso di salvare la sua mamma. Di regalarle una seconda vita. Il suo, un gesto di estremo coraggio che ha trasformato questa adolescente in un’eroina
Dafne Battistutta, infatti, aveva appunto 14 anni quando le è stato chiesto: «Vuoi aiutare la tua mamma donandole il midollo osseo?». Una domanda alla quale la giovane non ha certamente detto di no perché per la mamma sarebbe stata pronta a tutto, ma che ha comportato tante emozioni a questa studentessa del Liceo Europa Unita di Chivasso.
Una storia che Dafne insieme a mamma Alessia Fuoco ora vuole raccontare, anche per spronare le persone a donare il midollo, attraverso l’iscrizione all’associazione Admo (Associazione Donatori di Midollo Osseo),‎ per salvare la vita ad altri malati. Lo racconta il sito La nuovaperiferia

La storia

Nel salotto della loro abitazione, Alessia e Dafne tornano indietro nel tempo, ripercorrono tutti i momenti, i più tristi e difficili, che hanno dovuto affrontare ma che oggi hanno la grande fortuna di raccontare.
«Era maggio del 2018 – racconta Alessia, 43 anni infermiera coordinatrice alla Casa di Riposo Infermeria Santo Spirito di Crescentino – quando mi si era rotto un dente. Subito sono andata dal dentista Andrea Toson che è intervenuto curandolo. Dopo poco ho iniziato ad accusare altri dolori ai denti. Mi sono di nuovo rivolta al dentista che, dopo aver esaminato la situazione, mi ha prescritto un antibiotico. Era un’infezione che mi creava un dolore intenso. Poi, con il passare dei giorni quel dolore era passato, ma era comparsa la febbre. Mi sentivo debilitata, non riuscivo a muovermi e a mangiare. Avevo le placche in gola. Anche il quel caso mi è stato prescritto un antibiotico che mi ha risolto il problema. Peccato che, terminata la cura, si è ripresentato il dolore ai denti. A quel punto avevo capito che c’era qualcosa che non andava e su indicazione del dentista e del medico curante Luigi Borasio mi sono rivolta al Pronto soccorso dell’ospedale Martini di Torino. Ma lì nulla. Così ho deciso di andare alle Molinette dove mi ha visitato un otorino. Ma anche in quel caso non risultava nulla. Eppure io avevo capito che c’era qualcosa di grave. Così ho chiesto al mio dottore di farmi fare dei controlli, una semplice analisi del sangue. E proprio da quello abbiamo scoperto che avevo la leucemia acuta mieloide. Era il 10 luglio del 2018».
Negli occhi di Alessia mentre parla si legge la grande sofferenza che ha provato in quegli istanti quando i medici le hanno rivelato la verità.
«Il 10 luglio una mia collega mi aveva sottosto al prelievo che era stato subito elaborato a Chivasso – racconta Alessia -. A mezzogiorno delle stesso giorno ero stata convocata in ospedale dove i medici mi avevano spiegato la situazione. Il reparto di oncologia di Chivasso aveva già predisposto il mio ricovero al mattino seguente nel reparto di Ematologia 2 e Trapianto Midollo Osseo alle Molinette (reparto guidato dal dottor Vitolo) dove ho subito iniziato il primo ciclo di chemioterapia che svolgevo ogni giorno. Dopo questa prima terapia il prelievo del midollo era negativo, ma sapevo, perché i medici me lo avevano già detto, che avrei dovuto fare il trapianto. Infatti, era partita già la ricerca del donatore. Ma prima del trapianto sono stata sottoposta ad altri due cicli di chemio».

La ricerca del donatore

«Durante il secondo ciclo di chemioterapia – racconta Alessia – mi hanno spiegato che la percentuale di donatori nel mio caso era molto bassa. A quel punto si è dovuto optare per i consanguinei, cioè figli, genitori e fratelli o sorelle. Mia mamma però non aveva le caratteristiche necessarie (un’età troppo elevata, un peso ridotto). Mi restavano solo le mie figlie, più precisamente solamente Dafne perché la seconda era troppo piccola. Quando ho capito che dovevamo chiedere a lei questa donazione ho provato tanta paura. Lei è sempre stata molto paurosa e temevo che non ce la facesse».
«Per mia mamma ho dovuto vincere tutte le mie paure – racconta Dafne orgogliosa di questo grande gesto d’amore -. Certo, avevo paura. Temevo di non risvegliarmi dall’anestesia perché io sono stata sottoposta alla donazione del midollo attraverso il prelievo dalle ossa del bacino. Dunque anestesia totale».
Dafne, che aveva poi già compiuto il 15esimo anno di età, per regalare questa seconda vita alla sua mamma ha dovuto naturalmente sottoporsi ad un colloquio informativo con i medici, agli esami del caso e poi naturalmente all’intervento avvenuto il 13 dicembre 2018, il giorno di Santa Lucia.

Il trapianto di midollo

Alessia prima di ricevere il midollo prelevato dalla figlia ha dovuto ancora sottoporsi ad una chemioterapia di 5 giorni per pulire definitivamente le sue vene così da poter ricevere le cellule staminali da Dafne.
«Prima di iniziare con il trapianto che avviene per vie venose – racconta Alessia – ho lanciato un grande urlo che hanno sentito anche i reparti vicini. Ho detto “Vaff…” perché è una parola che in quei mesi ho pronunciato diverse volte con una mia amica (parola che ho voluto scrivere su una maglia che abbiamo uguale) che per me è come un inno alla gioia. Dopo è iniziato il trapianto. Il midollo di Dafne ha attecchito al 100% nel mio corpo e ora sono sotto controllo sempre nello stesso reparto delle Molinette. Lì ho trovato dei veri e propri angeli, un personale magnifico che ringrazierò a vita. Certo, anche il dopo trapianto non è stato semplice ma ho vinto, grazie alla mia famiglia e ai miei amici anche questa battaglia. Ora ci sono tante accortezze alle quali devo stare attenta perché il mio corpo è quello di un neonato, nel senso che sono priva di vaccinazioni. Infatti, tra qualche settimana dovrò iniziarle a fare. Per la mia salute sono pericolosi tutti i batteri per quello non posso assolutamente ramazzare oppure mangiare a cena un cibo preparato a pranzo. Anche i sanitari devono esser disinfettati prima che io li utilizzi. Ho dovuto anche accompagnare il mio gatto in gattile perché non posso convivere con degli animali. E in tutto questo mi aiuta in maniera straordinaria la mia famiglia che in tutti questi mesi se l’è cavata alla grande. Mi ricordo quando ero in ospedale le videochiamate a casa per programmare la lavatrice, e tante altre piccole cose. Le mie bimbe sono cresciute, sono diventate grandi prima del previsto per aiutarmi e gliene sarò per sempre grata. Ora sono guarita ma la vera guarigione sarà decretata quando saranno trascorsi 5 anni dal trapianto».

Un grazie a Verolengo e Crescentino

Alessia e la sua famiglia vogliono ringranziare tutti i verolenghesi e i crescentinesi che in questi mesi gli sono stati vicini. Con un bacio, una preghiera, una parola di supporto. Tutti al suo fianco per lottare contro questo male che Alessia ha sconfitto.
«Un grazie a tutti ma in maniera particolare a Dafne che mi ha salvato la vita».
La storia di Alessia e Dafne è una storia a lieto fine, una bella pagina per Verolengo che dal dicembre scorso vanta una piccola grande donna tra i suoi abitanti.

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