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La guerra santa tra il porco e la carota

Il mercato europeo a Biella lo scorso fine settimana ha riproposto due temi presenti in tutte e sette le edizioni della manifestazione: i prezzi (e la qualità) delle merci e le contestazioni degli animalisti verso scannatoi e friggitorie, in particolare quelli del porco sardo allo spiedo.  I toni, come sempre, sono stati da guerra santa ma con un linguaggio da trivio di cui c’è ampia testimonianza sulla rete.  Io, rispetto alle due fedi, la carnivora e l’erbivora, mi dichiaro agnostico, tendenzialmente vegetariano  incline tuttavia al consumo di salumi e ciccioli.  

Il mercato europeo a Biella lo scorso fine settimana ha riproposto due temi presenti in tutte e sette le edizioni della manifestazione: i prezzi (e la qualità) delle merci e le contestazioni degli animalisti verso scannatoi e friggitorie, in particolare quelli del porco sardo allo spiedo.  I toni, come sempre, sono stati da guerra santa ma con un linguaggio da trivio di cui c’è ampia testimonianza sulla rete.  Io, rispetto alle due fedi, la carnivora e l’erbivora, mi dichiaro agnostico, tendenzialmente vegetariano  incline tuttavia al consumo di salumi e ciccioli.  

Il mercato europeo a Biella lo scorso fine settimana ha riproposto due temi presenti in tutte e sette le edizioni della manifestazione: i prezzi (e la qualità) delle merci e le contestazioni degli animalisti verso scannatoi e friggitorie, in particolare quelli del porco sardo allo spiedo.  I toni, come sempre, sono stati da guerra santa ma con un linguaggio da trivio di cui c’è ampia testimonianza sulla rete.  Io, rispetto alle due fedi, la carnivora e l’erbivora, mi dichiaro agnostico, tendenzialmente vegetariano  incline tuttavia al consumo di salumi e ciccioli.   
Tollerante, ma sorpreso dalla violenza verbale delle parti in causa, dal linguaggio da camionista ubriaco con cui numerose leggiadre signore e signorine esprimono la loro contrarietà verso, in particolare, le scelte alimentari verdurofile, i cui protagonisti quando va bene vengono assimilati a broccoli e finocchi, invitati a smetterla di “rompere i coglioni” a chi mangia carne, e di “scassare il cazzo” ai rosticcieri che ci deliziano con croccanti patè di bestiame assortito.   Ho la sensazione che rispetto agli anni scorsi si sia alzato il livello (verbale) dello scontro, e che il linguaggio truculento dei tifosi della dieta carnea venga accentuato da una tendenza generale dell’informazione a criminalizzare il consumo di carne: per ragioni etiche rispetto alle quali non entro nel merito, e per ragioni salutiste che personalmente condivido.  
L’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, da qualche anno ha indicato nel consumo eccessivo di carni, specie rosse, una delle possibile cause di cancro, in particolare al colon.  Ciascuno può scegliere come uccidersi: appendendosi ad un cappio, lanciandosi dal ponte, fumando cinquanta sigarette al giorno, bevendo alcolici, consumando droghe o leggendo pipponi come questo.  Ma anche con alimentazioni crudiste, respiriane, frittoliane, vacchiste, porcaie.  In modo estremo, talebano, ovviamente: il nesso è nell’eccesso.  Anche delle   ciance della politica che ci governa e pasce si può morire, e noi qui si muore ogni giorno un po’.
giulianoramella@tiscali.it

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