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Biella

Dimmi che pensilina hai e ti dirò chi sei…

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sale & pepe

Può una pensilina entrare a gamba tesa nel dibattito politico biellese? Può una pensilina diventare “un simbolo di resistenza” contro il degrado e le continue fanfaluche di una classe politica cittadina inconcludente ed ostaggio dei soliti equilibrismi di partito?

Altrove sarebbe azzardato, quasi una provocazione. A Biella no. Non è un paradosso ma qui la regola “dimmi che pensilina hai e ti dirò chi sei” vale più di qualsiasi sterile dibattito politico a palazzo Oropa.

La pensilina “diroccata” di via Torino resiste, seppur pericolante e transennata. E a questo punto deve rimanere così nei secoli (a differenza di quella di via Lamarmora davanti all’Esselunga, rimossa e di cui si sono perse le tracce da tempo) un monumento inconsapevole all’incapacità di chi si è arroccato il compito di amministrare Biella senza avere la sensibilità necessaria per poterlo fare.

Anche l’occhio, da sempre vuole la sua parte.

La pensilina di via Torino non è da sola a “gridare” contro l’inefficienza e la trascuratezza politica di chi parlando di cambiamento in campagna elettorale, in cuor suo pensava già alla più vecchia e collaudata tradizione italica: l’auto-aumento del proprio stipendio. Per fare cosa poi un giorno qualcuno ce lo dirà, visto che anche in tema di lavori pubblici e riqualificazione urbana questa amministrazione non solo ha fatto poco come ci dice la pensilina, ma ha pure gettato un “cubetto tombale” sui lavori di sviluppo per la città dei prossimi decenni.

Insomma come minimo mi aspetto la candidatura di Corradino (se rimarrà in sella) al premio “Attila” , la più grande onorificenza green italiana destinata a quei politici, industriali e amministratori che si sono “particolarmente distinti” contro la qualità della vita e la riqualificazione delle città che amministrano.

D’accordo abbiamo ironizzato, punzecchiato, abbiamo fatto di tutta una pensilina un fascio. Non è solo la giunta Corradino certo (che ha già fatto molto del suo…) ad essere responsabile di questo “declino” della città in tutte le sue forme. Quello che però non è accettabile è che si vincano elezioni per cambiare le cose e che poi, di fronte ai problemi anche i più banali, si preferisca girarsi dall’altra parte già sapendo che nessuno ti chiederà conto. E se mai lo facesse, sì è già tutti istruiti per “gettare la croce” su chi ha amministrato prima di te. Troppo comodo, non funziona così.

Al sindaco dico: “ Non chiederti cosa la tua città può fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per la tua città”… In attesa della sua risposta, anche la pensilina di via Torino ringrazia…

Luigi Apicella

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