BiellaPensieri e parole
Difendiamo il valore del nostro suolo il Biellese agricolo non si baratta con i pannelli
Ecco “Pensieri e Parole”, la rubrica curata da Vittorio Barazzotto
Nel Biellese, negli ultimi anni, si è investito tanto nell’installazione di pannelli fotovoltaici che, necessitando di grandi superfici, spesso occupano campi incolti.
I dati più recenti sul consumo del suolo in Piemonte confermano un’emergenza non più tollerabile. La nostra regione sta letteralmente divorando la sua terra fertile: in un solo anno sono andati persi territori pari a ben 1.200 campi da calcio. In questa folle corsa, il fotovoltaico a terra recita una parte da leone, avendo ormai colonizzato oltre 1.740 ettari di territorio piemontese. Una transizione che incide per oltre il 22% sui consumi energetici del Nord, ma al prezzo di un impoverimento di suolo senza precedenti.
Questa espansione smisurata e selvaggia sta compromettendo gli allevamenti e le colture fondamentali del territorio. Il grido d’allarme si sta allargando dal piccolo coltivatore diretto al grande risaiolo, dall’allevatore a chi oggi cerca a fatica un terreno anche solo per fare il fieno. La carenza di foraggio e il crollo dei raccolti di mais stanno mettendo in ginocchio una realtà rurale storica, minando un mondo che meriterebbe invece di essere valorizzato e protetto.
Tra Vigliano e Valdengo, per non parlare della vicina Santhià, sono enormi le superfici coinvolte in progetti già autorizzati o in fase di realizzazione. Certo che c’è la necessità di energia, ma è razionale ricoprire le nostre aree naturali e produttive con distese di specchi scuri? Ad oggi non ci sono garanzie sufficienti affinché la funzione agricola e quella energetica possano convivere davvero senza che la prima venga soffocata dalla seconda.
Non possiamo più permetterci di consumare altro suolo fertile. Esistono collocazioni decisamente migliori. È necessario implementare il ricorso alle vaste aree industriali dismesse del Biellese, che potrebbero essere riconvertite migliorando anche l’impatto estetico delle nostre strade.
La transizione ecologica non si fa affamando gli allevamenti o distruggendo il paesaggio agrario, ma sfruttando il cemento che già c’è. Abbiamo bisogno di una pianificazione e su questo la Regione dovrebbe intervenire con regole chiare e tempestive.
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