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Pausa Caffè

La guerra, i disagi e gli sciacalli

Pausa Caffè di Giorgio Pezzana

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BIELLA – C’è un conflitto ancora in atto tra Russia ed Ucraina. L’Italia atlantista e con tutti gli “isti” che ci vogliamo mettere, si è schierata dalla parte dell’Ucraina. Ha quindi approvato le sanzioni europee contro la Russia. La Russia, per tutta risposta, ha chiuso i rubinetti del gas. E noi siamo rimasti al freddo. Fin qui nulla di diverso da un normale botta e risposta che scandisce ogni conflitto.

Ciò che cambia però, è che mentre il mondo occidentale punta il dito contro Putin, a dettare le condizioni di distribuzione ed i prezzi del gas in Europa, sono società con sede legale in Olanda che su questo razionamento stanno accumulando fortune. E che succede? Succede che, come in ogni guerra che si rispetti, mentre i contendenti si azzuffano, gli sciacalli se la ridono. In questo caso a ridere a crepapelle sono i venditori di legname e pellet. Certo, è una legge di mercato: essendo andati alle stelle i prezzi del gas (facciamo finta di credere che sia colpa di Putin), ovviamente la gente cerca soluzioni alternative e per quel che riguarda il riscaldamento le scelte alternative sono la legna e il pellet. Ciò significa che le richieste di legna e pellet sono salite vertiginosamente e, come sempre, quando la domanda aumenta, i prezzi salgono, Anche del triplo, tanto è salita la richiesta. Già, le leggi di mercato.

Solo che legna e pellet non ci vengono forniti dalla Russia, al contrario del gas. Quindi, se l’aumento (assolutamente fuori ogni controllo ragionevole) del prezzo del gas, ha una sua spiegazione (facciamo sempre finta di credere che la colpa sia di Putin), quello del legname e del pellet non ha motivazioni reali, se non negli aumenti fisiologi dei costi di produzione (solo per il pellet), dovuti all’aumento del prezzo del gas.

Sia chiaro, tutte le guerre hanno conosciuto situazioni di questo tipo. Ma in una guerra come questa, nella quale ci siamo ritrovati in qualche modo coinvolti, senza alcuna convinzione né convenienza, solo per ragioni di appartenenza geopolitica, un richiamo alla solidarietà sociale ci starebbe. Magari mettendo da parte, almeno un po’, quelle leggi di mercato che consentono a pochi di arricchirsi sul malessere altrui.

 

Giorgio Pezzana

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