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“L’età dei figuranti”, un romanzo in cui tutto parte da… Biella
Oscar Francioso ci è cresciuto. Poi ha spostato tutto a Milano. E ha scritto una storia sul prezzo delle scelte sbagliate.
“L’età dei figuranti” comincia a Biella. Poi si sposta a Milano, dove vive per la gran parte delle sue pagine. Ma il punto di partenza è lì, nella città in cui Oscar Francioso, l’autore, è cresciuto e che conosce, dice, senza troppa indulgenza.
L’età dei figuranti, un romanzo che parte da Biella e racconta il prezzo delle scelte sbagliate
Il romanzo, pubblicato a febbraio da Articoli Liberi, racconta la parabola di Emanuele Pivano, venticinquenne di famiglia facoltosa che si trasferisce a Milano con le ambizioni giuste nel posto giusto. Il giovane viene assunto per gestire la comunicazione di Marcello D’Elise, soprannominato “Il Ragno”, segretario federale di un partito di matrice neofascista.
Per il protagonista non si tratta di una scelta ideologica, ma di una pura opportunità professionale. È la decisione cinica di chi pensa di poter essere una cosa e farne un’altra, illudendosi di potersela cavare sempre e comunque.
L’autore Oscar Francioso: “Il protagonista è tutto ciò che non voglio essere”
«Emanuele nasce da un’analisi al contrario – spiega l’autore biellese -. È tutto quello che non voglio essere. Ci sono dettagli autobiografici, ma non molti. Altri personaggi del romanzo hanno qualcosa di più mio rispetto a lui. Il che spero sia un buon segno».
Il tema centrale diventa così il compromesso, inteso non come parola astratta, ma come un meccanismo subdolo che si innesca piano e si giustifica pezzo per pezzo, fino a ridefinire la propria identità quando viene messa sotto forte pressione.
L’autore, oggi trentaduenne, conosce molto bene l’universo lavorativo che descrive, avendolo sperimentato in prima persona: «Quel mondo l’ho visto dall’interno e non mi è piaciuto. Adesso preferisco il silenzio di un monastero a una festa in centro».
Questo disincanto non gli ha impedito di continuare a vivere a Milano, lo sfondo perfetto per il romanzo con i suoi open space, le agenzie di comunicazione, i bar del mercoledì sera e i piani editoriali scritti alle undici di sera. Curiosamente, nel percorso dello scrittore la realtà ha finito per imitare l’arte: «Mi è capitato di trovarmi in una situazione simile dopo aver scritto il romanzo – confessa Francioso -. È il momento in cui l’universo ti mette di fronte alle regole morali che hai predicato. Adesso che fai?».
Le altre figure chiave del romanzo: il fidanzato Naveen e l’amica Allegra
Accanto al protagonista si muovono figure chiave che amplificano il conflitto morale del libro. C’è Naveen, il fidanzato italo-indiano di vent’anni con il sogno di diventare regista, che rappresenta lo sguardo obliquo della storia. Naveen vede le cose più chiaramente di tutti, capisce in anticipo dove sta andando l’uomo che ama e alla fine sceglie di non seguirlo sulla strada del cinismo.
C’è poi Allegra Cabrini, la migliore amica di Emanuele, che compie il percorso opposto, distaccandosi da un attivismo di facciata per muoversi verso una consapevolezza più difficile ma autentica.
Dietro questo volume ci sono cinque anni di intenso lavoro da freelance, intervallati da una borsa di studio annuale alla Scuola Belleville. Un percorso impegnativo arrivato a molti anni di distanza dal suo esordio, “Tagliami la testa senza farmi male”, pubblicato quando aveva solo vent’anni. Il nuovo romanzo disponibile nelle librerie.
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