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La bisteccheria di cui era socio Delmastro “riciclava soldi mafiosi”

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La bisteccheria di cui era socio Delmastro "riciclava soldi mafiosi"

La bisteccheria di cui era socio Delmastro “riciclava soldi mafiosi”

Mauro e Miriam Caroccia, indagati dalla Procura di Roma nel procedimento sulla società ‘Le 5 Forchette‘ di cui è stato azionista anche l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. Avrebbero “trasferito e reinvestito” nella società proventi delle attività illecite del clan di stampo camorristico dei Senese.

E’ quanto emerge dagli atti dell’indagine della Dda di Roma in cui si ipotizzano i reati di riciclaggio e intestazione fittizia dei beni.

Una attività illecita aggravata dal fatto di averla “commessa al fine di agevolare l’associazione di stampo mafioso” facente capo al gruppo dei Senese.

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Capitali illeciti

Secondo l’impianto accusatorio i due indagati, nel dicembre del 2024, hanno ‘investito’ nella Srl al fine di “permettere al clan di accrescere e rafforzare la sua posizione sul territorio attraverso il controllo di attività economiche” e “di reinvestire i capitali illecitamente accumulati nel corso degli anni”.

Sono fissati a metà di questa settimana i primi interrogatori. Nel procedimento si ipotizzano i reati di riciclaggio e intestazione fittizia di beni con l’aggravante mafiosa. I primi ad essere ascoltati dai pm della Dda di piazzale Clodio saranno Mauro Caroccia, che sta scontando una pena a quattro anni di carcere per reati di stampo mafioso, e la figlia Miriam (entrambi difesi dall’avvocato Fabrizio Gallo) che risulta azionista della Srl che gestiva il ristorante ‘Bisteccheria d’Italia’ di via Tuscolana a Roma.

Fonti Antimafia: ‘Delmastro sarà ascoltato in Commissione’

L’ufficio di presidenza della Commissione parlamentare antimafia ha approvato all’unanimità l’avvio di un ciclo di audizioni sulla vicenda Delmastro e nell’ambito dell’inchiesta sul clan Senese, già affrontata dalla commissione durante il filone che ha riguardato ‘Affari di famiglia e Hydra’. La Commissione “procederà alla richiesta di ascolto della Procura di Roma, delle forze dell’ordine, polizia e Gdf, Dap, l’Ucis, della scorta e dello stesso ex sottosegretario, nel rispetto dei principi di rigore, trasparenza e tempestività che ne caratterizzano l’azione istituzionale”.

Lo si apprende da fonti della presidenza della commissione parlamentare antimafia, secondo cui “la decisione è stata assunta con piena condivisione da parte della maggioranza, in particolare modo da FdI, che ha anche evidenziato la necessità di fare chiarezza sulle modalità con cui informazioni relative a un’indagine in corso, di particolare delicatezza, siano state diffuse a mezzo stampa.

Nel quadro delle proprie attività, la Commissione svolgerà inoltre una missione a Milano il 16 aprile, nel corso della quale saranno approfonditi anche i profili connessi all’indagine ‘Hydra’. La Commissione ribadisce il proprio impegno a garantire il pieno accertamento dei fatti, nel rispetto delle prerogative dell’autorità giudiziaria e a tutela della correttezza delle istituzioni”.

(Fonte Ansa)

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3 Commenti

1 Commento

  1. GiantaX

    30 Marzo 2026 at 22:09

    penso che ci sarei andato più cauto nel titolo dell’articolo. Non ci sono sentenze definitive e, fino ad allora, bisognerebbe essere prudenti circa ciò che si scrive.

  2. Giovanni

    31 Marzo 2026 at 11:35

    Oggi giudicare è prematuro, bisogna aspettare la magistratura, ma una simile leggerezza, come dichiarato, non è ammessa da esponenti di spicco della politica, con tanto di foto. I soggetti indagati non sono entrati in clan solo 2 anni or sono.

  3. Amr

    31 Marzo 2026 at 21:32

    e titolo più giusto sono tutti bravi e buoni e si dimettono a testa alta, fanno ridere

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