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Vanessa Busca, biellese orgogliosa sul trono della sua Venezia

Vent’anni fa si è trasferita inseguendo la passione per il carnevale e le rievocazioni storiche. Da ben quattro anni ha l’onore di vestire i panni della regina di Cipro nel corteo delle Antiche Repubbliche Marinare

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C’è chi si trasferisce per lavoro, chi per un sentimento e chi per una passione. È il caso di Vanessa Busca, che ad appena vent’anni ha lasciato Biella per iniziare una nuova vita nientemeno che a Venezia. Certo, il fascino di una delle città più belle del mondo ha avuto ovviamente il suo peso, ma in realtà a portare Vanessa in laguna è stato l’amore per… il carnevale e le rievocazioni storiche. E l’amore è evidentemente ricambiato, dato che Vanessa da ben quattro anni ha l’onore di vestire i panni della regina di Cipro nel corteo storico delle Antiche Repubbliche Marinare. Si tratta della figura più importante nella manifestazione, insieme al Doge, per quanto riguarda la rappresentanza veneziana.

Com’è finita una ragazza di Biella a Venezia?


Vivo qui ormai da vent’anni, ma sono legata anche a Biella, non potrei fare a meno né dell’una né dell’altra. Effettivamente mi sono trasferita proprio per il carnevale, che per me era già un appuntamento immancabile fin da adolescente. Affittare un alloggio una volta all’anno in quei giorni diventava sempre più costoso, così a un certo punto ho deciso di spostarmi e venirci a vivere.

Quando è iniziato tutto?
Quando ero una bambina, a dieci anni facevo la Catlineta e seguivo il gipin Ermano Caneparo. Fin da piccola, ho sempre adorato mettermi in costume, che fosse per il carnevale o per una rievocazione storica. Poi a sedici anni, quando ho scoperto Venezia, non ho più potuto farne a meno. Diciamo che mi è andata bene anche perché non amo guidare: ho scelto probabilmente l’unica città al mondo dove l’auto non ti serve. Oggi lavoro come accompagnatrice nei tour enogastronomici, mi sono sposata con un veneziano e mi vivo il carnevale e gli eventi in costume correlati. Ce ne sono tantissimi, spesso hanno un tema, che viene rivelato nei primi mesi successivi al carnevale. Se ci vuoi andare, ti devi adeguare. Possono essere anche molto difficili. Quest’anno, ad esempio, il tema di una festa a cui non ho partecipato era “il giardino alla francese”… e lì ci vuole davvero fantasia.

Quindi anche i costumi cambiano?
Certo. Nel corso degli anni ne ho accumulati una cinquantina. I primi me li ha dati mia zia, Maria Barbieri, poi ho iniziato a farmeli fare su commissione. Ogni anno organizzo anche eventi per chi ha la mia stessa “malattia” per le rievocazioni. Mi sono tolta tante soddisfazioni. Una delle più grandi è stata rappresentare una delle 12 Marie del Carnevale di Venezia nel 2008.

Insomma, ormai sei una veneziana doc anche tu.

In realtà mi tengo strette le mie radici biellesi. Dopo vent’anni ho ancora il mio accento, le mie “e” e le mie “o” mi tradiscono sempre… Per non parlare della cucina. Sul bere “vincono” loro, ma sul cibo non c’è paragone. Da questo punto di vista sarò sempre piemontese. Non c’è partita, soprattutto sui piatti di riso e sulla carne.

Insomma, bella Venezia, ma nemmeno Biella è da “buttare”?
Assolutamente. Ovvio, sono due realtà totalmente diverse e ognuna ha i suoi pro e i suoi contro. Quando a 19 anni ho deciso di trasferirmi, mia mamma mi disse che alla fine, anche se in proporzioni diverse, avrei trovato gli stessi difetti pure a Venezia. E in effetti aveva ragione. Ridendo dico sempre che Venezia è la città dell’amore semplicemente perché dopo cena… non hai nient’altro da fare. Alle 23 i locali spengono la musica praticamente ovunque perché altrimenti i vicini si lamentano. Tutto il mondo è paese… Amo questa città, ma resto orgogliosamente piemontese, pur avendo anche origini venete. Nonostante il detto che siamo “falsi e cortesi”, trovo che in realtà siamo molto più veri di tanta altra gente. Mi tengo stretto il nostro “rigore mentale”, il nostro modo di essere estremamente pratici e senza tanti fronzoli.

Torni spesso a Biella? Come la trovi?
A Biella ho ancora una casa e ci torno una o due volte all’anno. Adesso ad esempio sono qui per qualche giorno. Diciamo che stamattina (lunedì scorso, ndr) vedere via Italia quasi deserta mi ha fatto effetto. Nel tempo mi sono accorta che la trovo un po’ meno ordinata rispetto a quando era una “bomboniera”. Non che adesso sia sporca, intendiamoci, però mi sembra meno curata. Vedo che stanno mettendo a posto il centro e ne sono felice, però in generale colgo un po’ più di trasandatezza. Ed è un peccato.

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